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Selezione pubblica OSS: la prova scritta è legittima, non illecita

Due lavoratrici hanno contestato una selezione pubblica per operatori socio-sanitari, ritenendo illegittima la prova scritta. Sostenevano che l’Art. 27 del D.P.R. n. 487/1994 richiedesse prove pratiche o sperimentazioni lavorative. Dopo un iniziale rigetto del Tribunale, la Corte d’Appello ha accolto il ricorso, riconoscendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che l’istituto non ha violato la legge, poiché la prova scritta, sebbene attitudinale, era compatibile con il profilo professionale richiesto e con le normative che prevedono esami sia teorici che pratici per l’ottenimento della qualifica di operatore socio-sanitario.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 22906 Anno 2022 (Cass. civ. sez. lavoro n. 22906/2022)

Introduzione alla Selezione Pubblica e le Prove Attitudinali

La selezione pubblica per l’accesso a impieghi nel settore pubblico è un tema di grande interesse, soprattutto quando si discute della validità delle prove attitudinali. La Corte di Cassazione ha recentemente fornito importanti chiarimenti riguardo alla legittimità di una prova scritta in una selezione pubblica per operatori socio-sanitari. Questa decisione è fondamentale per comprendere i limiti e le possibilità delle amministrazioni nel definire le modalità di accertamento dell’idoneità professionale.

Il Caso: La Contestazione della Selezione Pubblica per Operatori Socio-Sanitari

Due lavoratrici hanno intrapreso un’azione legale contro un’Azienda ospedaliera. Le lavoratrici contestavano la legittimità di una selezione pubblica indetta per assumere 26 operatori socio-sanitari a tempo indeterminato. L’Azienda aveva previsto una prova scritta tecnico-attitudinale. Le due candidate, pur essendo in posizioni utili nelle liste di avviamento al lavoro, non avevano superato questa prova e risultavano inidonee. Hanno quindi chiesto l’accertamento dell’illegittimità della procedura e il risarcimento del danno per perdita di chance (la possibilità concreta di ottenere un vantaggio o un risultato favorevole che è stata persa a causa di un comportamento illecito altrui).

Il Dibattito sulla Natura della Prova nella Selezione Pubblica

Le lavoratrici sostenevano che l’Azienda avesse violato l’Art. 27 del D.P.R. n. 487/1994. Questa norma prevede che la selezione per l’idoneità debba avvenire tramite “prove pratiche attitudinali” o “sperimentazioni lavorative”. Secondo le lavoratrici, la prova scritta non era adeguata al basso grado di scolarizzazione richiesto per la qualifica di operatore socio-sanitario e non permetteva di valutare le reali attitudini pratiche.

Le Decisioni dei Giudici di Merito e il Risarcimento per Perdita di Chance

Il Tribunale, in primo grado, aveva respinto i ricorsi delle lavoratrici. Aveva ritenuto che la selezione non fosse un concorso pubblico e che la prova scritta potesse rientrare nelle prove pratiche attitudinali. La Corte d’Appello, al contrario, aveva accolto le richieste delle lavoratrici. Ha ritenuto che l’Azienda avesse violato l’Art. 27 del D.P.R. n. 487/1994, poiché la prova scritta presupponeva capacità di elaborazione sintattica e grammaticale non compatibili con il basso grado di scolarizzazione richiesto. La Corte d’Appello aveva quindi condannato l’Azienda al risarcimento del danno per perdita di chance, quantificandolo in dieci mensilità della retribuzione globale di fatto.

Le Motivazioni della Cassazione sulla Legittimità della Selezione Pubblica

L’Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ribaltando la decisione della Corte d’Appello. La Cassazione ha chiarito che l’Art. 27 del D.P.R. n. 487/1994 non è stato violato. La norma, infatti, riserva all’ente pubblico la scelta delle forme e delle modalità per svolgere la selezione di idoneità. La valutazione attitudinale può avvenire anche tramite elaborati scritti che riguardano ambiti di intervento pratico specifico. La Corte ha sottolineato che il profilo professionale dell’operatore socio-sanitario richiede conoscenze teoriche di base e capacità tecniche specifiche. L’accordo Stato-Regioni, che disciplina la formazione degli operatori socio-sanitari, prevede un esame finale composto da una prova pratica e una teorica. Questo smentisce l’idea che una prova scritta sia incompatibile con il livello di scolarizzazione richiesto per la qualifica. La selezione pubblica non è stata quindi viziata.

Le Conclusioni: La Validità della Prova Scritta nella Selezione Pubblica

La Corte di Cassazione ha stabilito che l’Azienda non ha commesso alcuna violazione nella modalità di svolgimento della selezione pubblica. La prova scritta, se ben strutturata per valutare competenze pratiche e teoriche specifiche del profilo di operatore socio-sanitario, è da considerarsi legittima. Di conseguenza, è venuto meno anche il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance riconosciuto in appello. L’Azienda ha dunque vinto la causa, e le pretese delle lavoratrici sono state definitivamente respinte.

Una selezione pubblica per operatori socio-sanitari può prevedere una prova scritta?
Sì, la Corte di Cassazione ha chiarito che una prova scritta, anche se attitudinale, è legittima per la selezione di operatori socio-sanitari, purché sia coerente con il profilo professionale e le competenze richieste.

Cosa si intende per “perdita di chance” in un contesto di selezione pubblica?
La “perdita di chance” si riferisce alla possibilità concreta di ottenere un posto di lavoro che un candidato ha perso a causa di un’irregolarità nella procedura di selezione, che gli avrebbe precluso di partecipare o superare la prova.

Quali norme regolano le prove attitudinali nelle selezioni pubbliche?
Le prove attitudinali nelle selezioni pubbliche sono regolate, tra gli altri, dall’Art. 27 del D.P.R. n. 487/1994, che prevede lo svolgimento di prove pratiche attitudinali o sperimentazioni lavorative, i cui contenuti devono essere determinati in base alla qualifica e al profilo professionale.

Termini giuridici

Perdita di chance
La possibilità concreta di ottenere un vantaggio o un risultato favorevole che è stata persa a causa di un comportamento illecito altrui.
D.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica)
Un atto normativo emanato dal Presidente della Repubblica, che ha forza di legge.
C.C.N.L. (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro)
Un accordo tra sindacati dei lavoratori e associazioni datoriali che stabilisce le condizioni di lavoro e i diritti dei dipendenti per un intero settore.
Par condicio
Il principio di parità di trattamento, che garantisce che tutti i soggetti coinvolti in una procedura siano trattati in modo uguale.
Dispositivo
La parte finale di una sentenza o di un provvedimento giudiziario che contiene la decisione definitiva del giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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