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Determinazione della Pena: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato

Un Imputato ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per spaccio di stupefacenti, contestando la Determinazione della pena. L’Imputato riteneva la pena eccessiva e non adeguatamente motivata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la motivazione della sentenza di appello era logica e corretta. Hanno ribadito che la Determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, specialmente se la pena è vicina al minimo edittale. La Corte ha quindi confermato la condanna e le spese processuali.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25422 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 25422/2022)

La Determinazione della pena: un caso pratico

La Determinazione della pena è un aspetto cruciale del diritto penale. Essa riguarda il modo in cui i giudici stabiliscono la quantità esatta della condanna da infliggere a una persona riconosciuta colpevole di un reato. Questo processo non è arbitrario, ma segue criteri precisi stabiliti dalla legge. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito ulteriormente i limiti e le modalità di questa valutazione, specialmente quando un imputato contesta la severità della sanzione.

Il ricorso dell’Imputato e la contestazione sulla Determinazione della pena

Un Imputato, condannato per spaccio di stupefacenti, ha deciso di ricorrere in Cassazione. Egli contestava la sentenza della Corte d’Appello, sostenendo che la pena inflittagli fosse eccessiva. L’Imputato riteneva che i giudici non avessero adeguatamente considerato i suoi argomenti riguardo alla Determinazione della pena. In particolare, lamentava una violazione di legge e un vizio motivazionale, ovvero un errore nella spiegazione della decisione, che a suo dire rendeva la pena ingiustificata. L’Imputato chiedeva quindi l’annullamento della sentenza.

La decisione della Corte di Cassazione sulla Determinazione della pena

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso dell’Imputato. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Questo significa che il ricorso non è stato nemmeno preso in considerazione nel merito, perché non rispettava i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni dell’Imputato fossero generiche e non affrontassero in modo specifico le motivazioni fornite dalla Corte d’Appello. La sentenza di appello, secondo la Cassazione, era logica, coerente e corretta per quanto riguarda la Determinazione della pena.

Le motivazioni della sentenza: la discrezionalità nella Determinazione della pena

La Corte di Cassazione ha spiegato le ragioni della sua decisione. Ha ribadito che la Determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Questo significa che il giudice ha un certo margine di libertà nel fissare la pena tra il minimo e il massimo previsti dalla legge. La Cassazione ha sottolineato che questa discrezionalità è insindacabile, cioè non può essere messa in discussione, soprattutto quando la pena è applicata in misura media o vicina al minimo edittale (la pena minima prevista).

I giudici di appello avevano già motivato la loro scelta, discostandosi di poco dal minimo edittale. Avevano considerato il quantitativo di stupefacente sequestrato, le modalità di spaccio (anche se artigianale, con diverse varianti offerte), e la reiterazione della condotta, come confermato da un testimone e dai precedenti dell’Imputato. La Cassazione ha chiarito che il giudice deve fornire una spiegazione dettagliata del suo ragionamento solo quando la pena è di gran lunga superiore alla misura media edittale. In questo caso, la motivazione era sufficiente e adeguata.

Le conclusioni: ricorso inammissibile e conferma della condanna

In conclusione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’Imputato inammissibile. Di conseguenza, l’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della cassa delle ammende. La sentenza di condanna originaria è stata quindi confermata. Questa decisione ribadisce l’importanza di presentare ricorsi specifici e ben motivati, soprattutto quando si contesta la Determinazione della pena, e conferma l’ampia discrezionalità dei giudici di merito in questa fase processuale.

Cosa significa ‘ricorso inammissibile’?
Un ricorso è inammissibile quando non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge, ad esempio se le argomentazioni sono troppo generiche.

Il giudice ha piena libertà nella Determinazione della pena?
No, il giudice deve seguire i criteri stabiliti dall’articolo 133 del Codice Penale, ma ha una certa discrezionalità nel fissare la pena tra il minimo e il massimo edittale. Questa discrezionalità è ampia, soprattutto se la pena non è eccessivamente alta.

Quando il giudice deve motivare in modo più dettagliato la pena?
Una motivazione particolarmente dettagliata è richiesta solo quando la pena inflitta è di gran lunga superiore alla misura media prevista dalla legge per quel reato.

Termini giuridici

Dosimetria della pena
Il processo con cui il giudice stabilisce la quantità esatta della condanna da applicare, considerando vari fattori previsti dalla legge.
Ricorso inammissibile
Un appello o un ricorso che non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Vizio motivazionale
Un errore nella spiegazione (motivazione) della decisione del giudice, che la rende illogica, insufficiente o contraddittoria.
Minimo edittale
La pena minima stabilita dalla legge per un determinato reato.
Criteri di cui all'art. 133 c.p.
I parametri che il giudice deve considerare per stabilire la pena, come la gravità del reato, la capacità a delinquere del colpevole e i motivi che lo hanno spinto ad agire.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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