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Detenzione stupefacenti lieve entità: ricorsi inammissibili in Cassazione

Due imputati sono stati condannati per detenzione di stupefacenti (cocaina, hashish, marijuana) finalizzata alla vendita. La Corte d’Appello ha confermato la condanna, respingendo la richiesta di qualificare il reato come Detenzione stupefacenti lieve entità. I ricorrenti hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata applicazione della lieve entità e la confisca del denaro. La Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, ritenendo le motivazioni dei giudici precedenti logiche e sufficienti, data la varietà e quantità della droga, i mezzi predisposti e la suddivisione dei ruoli. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 24683 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 24683/2022)

La Cassazione e la Detenzione Stupefacenti Lieve Entità: Un Caso Emblematico

La questione della detenzione stupefacenti lieve entità è spesso al centro di dibattiti giudiziari. La recente ordinanza della Corte di Cassazione, che analizziamo oggi, offre importanti chiarimenti su come i giudici valutano la gravità di un reato legato alla droga. Capire la differenza tra un reato “lieve” e uno “grave” è fondamentale, poiché le conseguenze legali possono cambiare drasticamente. Questa sentenza sottolinea l’importanza di un’analisi approfondita di tutti gli elementi del caso per determinare la corretta qualificazione del fatto.

I Fatti al Centro della Detenzione Stupefacenti

Due individui, che chiameremo “Il Primo Ricorrente” e “Il Secondo Ricorrente”, sono stati condannati per aver detenuto diverse tipologie di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish e marijuana. Il loro intento era quello di venderle a terzi. Le droghe erano nascoste all’interno di un’autovettura. Questa condotta rientrava nell’articolo 73 del D.P.R. n. 309 del 1990, la legge che disciplina i reati in materia di stupefacenti.

La Decisione della Corte d’Appello

Dopo la condanna in primo grado, i due imputati hanno presentato ricorso alla Corte d’Appello di Napoli. Tuttavia, la Corte d’Appello ha confermato la sentenza del Tribunale. I giudici di secondo grado hanno ritenuto che la condotta dei ricorrenti non potesse essere considerata di “lieve entità”, come invece richiesto dalla difesa. Hanno valutato la varietà e la quantità delle droghe, oltre alle modalità con cui i due operavano, inclusa la predisposizione di mezzi per la cessione e la suddivisione dei ruoli.

I Ricorsi in Cassazione sulla Detenzione Stupefacenti

Non soddisfatti della decisione, sia il Primo Ricorrente che il Secondo Ricorrente hanno deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il Primo Ricorrente ha sollevato due punti principali. Prima di tutto, ha contestato la mancata riqualificazione del reato come detenzione stupefacenti lieve entità, sostenendo che la sua condotta dovesse essere considerata meno grave. In secondo luogo, ha messo in discussione la legittimità della confisca delle somme di denaro che gli erano state sequestrate al momento dell’arresto. Il Secondo Ricorrente, invece, ha basato il suo ricorso su un presunto difetto di motivazione da parte della Corte d’Appello, in relazione all’applicazione di eventuali cause di non punibilità.

L’Inammissibilità dei Ricorsi e la Detenzione Stupefacenti Lieve Entità

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente i ricorsi presentati. Per quanto riguarda il Primo Ricorrente, i giudici hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile. Hanno spiegato che le sue argomentazioni erano una semplice ripetizione di quelle già presentate e respinte dalla Corte d’Appello. La richiesta di considerare il reato come detenzione stupefacenti lieve entità non era fondata. La Cassazione ha ribadito che la Corte d’Appello aveva correttamente valutato la diversa tipologia di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), i quantitativi sequestrati e la chiara predisposizione di mezzi per la cessione, inclusi telefoni e una precisa suddivisione dei ruoli. Tutti questi elementi indicavano una condotta non riconducibile alla “lieve entità”. Anche la censura sulla confisca del denaro è stata ritenuta inammissibile, perché basata su asserzioni generiche e, soprattutto, non era stata proposta in appello, quindi la Corte d’Appello non aveva l’obbligo di motivare su quel punto.

Le Motivazioni della Cassazione: La Non Lieve Entità del Reato

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che i ricorsi erano basati su argomentazioni già esaminate e logicamente respinte dai giudici di merito. La richiesta di riqualificare il reato come detenzione stupefacenti lieve entità è stata rigettata perché la valutazione complessiva del fatto, che includeva la varietà e la quantità delle droghe, l’organizzazione per la vendita e la suddivisione dei compiti, non permetteva di considerare la condotta come “lieve”. La Corte ha evidenziato che la motivazione della sentenza d’appello era “pienamente sufficiente e logicamente coerente” nel respingere la richiesta di lieve entità e nel ritenere congruo il trattamento sanzionatorio, data la gravità del reato accertato. Non sono state riscontrate cause di non punibilità.

Le Conclusioni: Ricorsi Inammissibili per Detenzione Stupefacenti

In definitiva, la Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. Questa decisione comporta che le sentenze di condanna precedenti diventano definitive. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali. Inoltre, dovranno versare una somma di 3.000,00 euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. Questo accade quando un ricorso viene dichiarato inammissibile e non si riscontra che la parte abbia agito senza colpa nella presentazione di un ricorso non conforme ai requisiti di legge. La sentenza ribadisce che la valutazione della “lieve entità” nel contesto della detenzione stupefacenti è un’analisi complessa che tiene conto di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi del caso.

Quando un reato di droga è considerato di lieve entità?
Un reato di detenzione di stupefacenti è considerato di lieve entità quando la quantità e la qualità della droga, i mezzi usati e le modalità della condotta indicano un’offensività minima. Il giudice valuta tutti questi elementi insieme.

Cosa significa che un ricorso è inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando non rispetta i requisiti formali o non presenta argomenti nuovi e specifici rispetto a quanto già deciso nei gradi precedenti. In pratica, il giudice non esamina il merito della questione.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Se un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile, la sentenza precedente diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente deve pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso per Cassazione
L'atto con cui si chiede alla Corte di Cassazione di controllare se una sentenza è stata emessa rispettando la legge.
Inammissibile
Un ricorso o un'azione legale che non può essere esaminata nel merito perché non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Giudizio abbreviato
Un rito penale speciale che permette di ottenere una riduzione della pena in cambio della rinuncia al dibattimento, basandosi sugli atti delle indagini preliminari.
Fattispecie di lieve entità
Una versione meno grave di un reato, per la quale la legge prevede pene ridotte, se le circostanze del fatto lo giustificano.
Confisca
La sottrazione definitiva di beni o denaro a una persona, disposta dal giudice, perché considerati illeciti o strumenti di un reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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