LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Tentato furto pluriaggravato: ricorso inammissibile e sanzione

Due imputati hanno subito una condanna per tentato furto pluriaggravato in concorso. I due soggetti hanno tentato di sottrarre beni altrui con l’aggravante di specifiche circostanze concorrenti, ma l’azione non ha raggiunto l’obiettivo finale per cause esterne. La Corte di Appello ha ridotto l’entità della pena inflitta nel primo grado di giudizio. I condannati hanno quindi presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l’assenza della volontà di rubare, ipotizzando il solo reato di danneggiamento, e ha contestato il calcolo della pena per la mancata corretta applicazione dello sconto per il tentativo e dell’aumento per la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la piena validità della pena e condannando i ricorrenti a pagare le spese e una sanzione economica.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 36907 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 36907/2022)

La nozione di tentato furto pluriaggravato

Il codice penale punisce chi tenta di sottrarre una cosa mobile altrui per trarne profitto. Quando l’azione non si compie per cause indipendenti dalla volontà dell’agente, si configura il tentato furto pluriaggravato se concorrono circostanze aggravanti specifiche. La legge prevede sanzioni severe per queste condotte, anche se il reato non giunge a consumazione definitiva.

Nel caso esaminato dai giudici supremi, due persone sono state condannate per aver tentato un furto con più aggravanti in concorso. La Corte di Appello aveva già concesso una riduzione della pena rispetto alla decisione del tribunale. I due imputati hanno tuttavia deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione, cercando di ribaltare l’esito della condanna.

La linea difensiva nel tentato furto pluriaggravato

La difesa dei due imputati ha incentrato il proprio ricorso su due argomenti principali. In primo luogo, i ricorrenti hanno sostenuto la mancanza dell’intenzione di rubare. La difesa ha provato a riqualificare la condotta come semplice danneggiamento dei beni altrui, sostenendo l’assenza del dolo tipico del furto.

In secondo luogo, l’atto di impugnazione ha contestato la dosimetria della pena, ovvero il calcolo matematico della sanzione applicata. Nello specifico, uno degli autori ha lamentato una presunta mancata riduzione di pena per il tentativo e una carenza di motivazione sull’aumento derivante dalla recidiva. I ricorrenti chiedevano quindi una rivalutazione complessiva della loro responsabilità e una ulteriore diminuzione della sanzione.

Il vaglio di legittimità della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno analizzato i motivi di ricorso per verificarne il rispetto dei criteri di legge. La Corte ha rilevato come le censure proposte fossero del tutto generiche. Gli imputati hanno semplicemente riproposto le stesse lamentele già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza offrire un reale confronto critico con la sentenza d’appello.

La Corte di Cassazione non costituisce un terzo grado di merito. Il giudice di legittimità non può rivalutare le prove o stabilire se l’azione costituisse danneggiamento invece di furto. La ricostruzione dei fatti e dell’intenzione criminale spetta unicamente ai giudici di merito, a condizione che la loro motivazione sia logica e priva di vizi.

Le motivazioni della sentenza sul tentato furto pluriaggravato

I Supremi Giudici hanno chiarito la piena correttezza della quantificazione della pena operata dai giudici territoriali. La motivazione della sentenza impugnata conteneva un calcolo matematico impeccabile e dettagliato. La riduzione per il tentativo è stata applicata nella misura minima di legge a causa dell’avanzato stadio di esecuzione dell’azione delittuosa.

I giudici hanno spiegato chiaramente anche l’aumento della pena inflitto a causa della recidiva a carico di uno dei rei. Nessun vizio logico ha inficiato la sentenza d’appello. Le contestazioni difensive miravano esclusivamente a ridiscutere il merito della condanna, operazione vietata dinanzi alla Corte Suprema. I motivi addotti sono risultati pertanto del tutto inammissibili.

Le conclusioni sul reato di tentato furto pluriaggravato

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dai due condannati, confermando in via definitiva la sentenza della Corte di Appello. Chi presenta censure generiche e ripetitive subisce conseguenze economiche dirette. La Suprema Corte ha condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. I giudici hanno inoltre imposto a ciascun imputato il versamento di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende. La decisione ribadisce che i ricorsi privi di fondamento tecnico espongono a sanzioni pecuniarie onerose.

Quando un’azione criminosa integra il tentativo di reato?
Il tentativo sussiste quando il soggetto compie atti idonei e diretti in modo univoco a commettere un reato, ma l’evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.

In che modo incide la recidiva sul calcolo della pena finale?
La recidiva comporta un aumento proporzionale della pena stabilita per il nuovo reato, poiché dimostra una maggiore pericolosità sociale del soggetto già precedentemente condannato.

Quali conseguenze comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
L’inammissibilità rende definitiva la condanna precedente e comporta l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Tentativo
Situazione in cui un soggetto compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, ma l'evento finale non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.
Recidiva
Condizione di chi, dopo aver subito una condanna per un reato, ne commette un altro, subendo per questo un aumento della pena prevista dalla legge.
Inammissibilità
Decisione con cui il giudice respinge un'impugnazione senza esaminarne il merito, a causa del mancato rispetto di regole formali o della presentazione di motivi non consentiti.
Dolo
Coscienza e volontà di realizzare la condotta vietata dalla legge penale e di provocare l'evento lesivo che ne deriva.
Dosimetria della pena
Calcolo e quantificazione della sanzione penale applicata dal giudice in base alla gravità del fatto e ai criteri fissati dalla legge.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)