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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermato il furto

L’Imputata, condannata nei precedenti gradi di giudizio per il reato di furto aggravato, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa ha lamentato la carenza di motivazione sulla determinazione della pena e l’errata qualificazione del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici e privi di specificità, violando le regole fondamentali del codice di procedura penale. Di conseguenza, l’Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando in via definitiva la condanna per furto.

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Pubblicato il 23 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15804 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 15804/2022)

Il caso del furto aggravato e il ricorso generico

La vicenda nasce dalla condanna di una cittadina per il reato di furto aggravato. Il Tribunale di Verona prima e la Corte di Appello di Venezia poi hanno confermato la responsabilità penale del soggetto. Di fronte a questa doppia pronuncia sfavorevole, la difesa ha deciso di presentare un ricorso davanti alla Suprema Corte. Tuttavia, la formulazione dell’atto non ha rispettato i requisiti tecnici previsti dalla legge, portando all’inevitabile inammissibilità del ricorso per cassazione.

L’imputata ha contestato la decisione dei giudici di merito sollevando tre questioni principali. In primo luogo, ha lamentato una carenza di motivazione generale. In secondo luogo, ha contestato la dosimetria (la misura) della pena applicata. Infine, ha sostenuto che il fatto fosse stato qualificato giuridicamente in modo errato. Questi argomenti, sebbene astrattamente rilevanti, sono stati esposti in modo superficiale e senza un reale collegamento con i passaggi della sentenza impugnata.

Le regole per evitare l’inammissibilità del ricorso per cassazione

Il codice di procedura penale impone regole molto rigide per l’accesso al terzo grado di giudizio. La Cassazione non è un terzo grado in cui si ridiscute il fatto, ma un giudice di legittimità che controlla la corretta applicazione della legge. Per questa ragione, l’atto di impugnazione deve possedere una precisione millimetrica. La legge stabilisce chiaramente che i motivi di ricorso devono essere enunciati in forma specifica.

Questo significa che chi scrive il ricorso deve indicare con precisione le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono ogni singola richiesta. Non è possibile limitarsi a una contestazione generica o a una semplice ripetizione degli argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio. La mancanza di specificità determina la sanzione processuale dell’inammissibilità, che impedisce alla Corte di esaminare il merito della questione.

Le motivazioni della decisione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione

I giudici della settima sezione penale hanno analizzato l’atto presentato dalla difesa e ne hanno rilevato la totale genericità. Le motivazioni del provvedimento si concentrano proprio sulla violazione delle regole di forma e sostanza previste dal codice di rito. La Corte ha ribadito che la genericità dei motivi equivale alla loro totale mancanza.

L’imputata ha proposto censure che non si confrontavano direttamente con la struttura logica della sentenza d’appello. La difesa si è limitata a esporre lamentele astratte sulla misura della pena e sulla qualificazione del reato, senza spiegare in quale punto esatto i giudici di secondo grado avessero sbagliato. Questa condotta processuale ha reso l’atto nullo e ha precluso qualsiasi possibilità di riforma della sentenza di condanna. La Corte ha quindi applicato rigorosamente le norme che sanzionano i ricorsi redatti in modo non conforme.

Le conclusioni sul rigetto e la condanna alle spese

La decisione della Suprema Corte mette un punto fermo sulla vicenda processuale dell’imputata. Le conclusioni dei giudici sanciscono la definitiva condanna per il reato di furto aggravato e l’applicazione di pesanti sanzioni accessorie. Oltre alla conferma della pena principale, la ricorrente deve subire le conseguenze finanziarie della sua scelta processuale.

La legge prevede che la dichiarazione di inammissibilità comporti la condanna al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento di una somma pari a quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria aggiuntiva viene applicata quando l’inammissibilità del ricorso è talmente evidente da essere addebitabile a colpa del ricorrente. La decisione evidenzia l’importanza di affidarsi a difese tecniche precise e mirate per evitare inutili aggravi economici e la perdita definitiva dei propri diritti di difesa.

Cosa succede se i motivi del ricorso per Cassazione sono generici?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile senza esaminare il merito della vicenda e la condanna precedente diventa definitiva.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle Ammende.

Come devono essere presentati i motivi di ricorso per evitare il rigetto?
I motivi devono essere specifici, indicando con precisione le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che giustificano la richiesta di annullamento.

Termini giuridici

Inammissibilità
La condizione di un atto che, non rispettando i requisiti di legge, non può essere esaminato dal giudice nel merito.
Dosimetria della pena
Il calcolo e la determinazione della misura della sanzione penale da parte del giudice, tra il minimo e il massimo edittale.
Cassa delle ammende
Un fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia dove confluiscono le sanzioni pecuniarie e le somme versate da chi perde i ricorsi.
Specificità dei motivi
L'obbligo di indicare in modo preciso e dettagliato le ragioni di fatto e di diritto per cui si contesta una decisione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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