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Termine per il ricorso in cassazione: ritardo fatale in carcere

L’Indagato ha proposto ricorso contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la misura della custodia in carcere per vari reati, tra cui l’incendio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine perentorio stabilito dalla legge. L’ordinanza era stata notificata all’indagato il 16 marzo 2023 e al difensore il 14 marzo 2023, mentre il ricorso è stato depositato solo il 13 aprile 2023. Il mancato rispetto del termine per il ricorso in cassazione, fissato in dieci giorni dall’art. 311 c.p.p., comporta la decadenza dal diritto di impugnazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende, confermando la misura cautelare in carcere.

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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 38036 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 38036/2023)

Il rispetto dei tempi nel processo penale e il termine per il ricorso in cassazione

Nel sistema penale italiano, la tempestività rappresenta un requisito fondamentale e insuperabile per la validità di qualsiasi atto difensivo. Quando un soggetto viene sottoposto a una misura cautelare restrittiva, come la custodia in carcere, l’ordinamento giuridico offre strumenti di tutela immediati, ma impone al contempo scadenze temporali estremamente rigide. Il mancato rispetto del termine per il ricorso in cassazione comporta conseguenze drammatiche e irreparabili, determinando la perdita definitiva del diritto di contestare la decisione del giudice. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione evidenzia con chiarezza come anche un solo giorno di ritardo possa vanificare l’intera strategia difensiva, rendendo definitivo il provvedimento restrittivo della libertà personale e precludendo ogni esame nel merito della vicenda.

Il caso concreto: la custodia in carcere e l’impugnazione tardiva

La vicenda concreta trae origine da un’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame, il quale aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere applicata dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di un soggetto indagato per diversi reati di particolare gravità, tra cui il reato di incendio doloso. L’indagato, ritenendo ingiusto e privo di idonei presupposti il provvedimento restrittivo, ha deciso di proporre ricorso dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione per chiedere l’annullamento della misura cautelare. Tuttavia, nella fase di deposito dell’atto di impugnazione, la difesa è incorsa in un errore fatale riguardante il calcolo dei giorni a disposizione per agire. Le date di effettiva notifica del provvedimento e quella del successivo deposito del ricorso non coincidevano affatto con i tempi tassativi previsti dal codice di procedura penale.

Come si calcola il termine per il ricorso in cassazione

La legge processuale stabilisce che contro le decisioni del Tribunale del Riesame in materia di misure cautelari personali è possibile proporre ricorso entro un termine perentorio di dieci giorni. Questo termine non ammette proroghe o giustificazioni e decorre dalla notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento. Nel caso esaminato, l’ordinanza era stata notificata direttamente all’indagato a mani proprie in data 16 marzo 2023, mentre al suo difensore di fiducia era stata regolarmente trasmessa tramite posta elettronica certificata il 14 marzo 2023. Il ricorso è stato invece depositato in cancelleria solo il 13 aprile 2023, quando il termine per il ricorso in cassazione era ormai ampiamente scaduto, determinando la decadenza dal diritto di impugnazione.

Le motivazioni: la tardività e il termine per il ricorso in cassazione

I giudici della Suprema Corte hanno incentrato la loro decisione esclusivamente sulla tardività dell’impugnazione, senza entrare nel merito delle accuse o della legittimità della custodia in carcere. La Corte ha rilevato che la notifica all’indagato era regolarmente avvenuta a mani proprie, come attestato dalla relazione firmata dallo stesso interessato presso la casa circondariale. Di conseguenza, al momento del deposito del ricorso, il termine di decadenza stabilito dall’articolo 311 del codice di procedura penale era ormai ampiamente decorso. La tardività determina automaticamente l’inammissibilità del ricorso, impedendo ai giudici di valutare qualsiasi altro motivo di doglianza presentato dalla difesa.

Le conclusioni: inammissibilità e sanzione pecuniaria

In conclusione, la Suprema Corte ha dichiarato l’assoluta inammissibilità del ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento penale. Inoltre, a causa della manifesta inammissibilità dovuta alla presentazione dell’atto fuori tempo massimo, i giudici hanno inflitto al ricorrente una pesante sanzione pecuniaria, quantificata in tremila euro, da versare in favore della Cassa delle Ammende. La misura cautelare della custodia in carcere è stata quindi confermata a tutti gli effetti, senza alcuna possibilità di riesame. Questa severa decisione giurisprudenziale sottolinea l’importanza cruciale di monitorare costantemente le notifiche telematiche e cartacee, evidenziando come la tempestività sia un elemento insostituibile per garantire una tutela difensiva efficace nel processo penale.

Quanto tempo si ha per presentare il ricorso in cassazione contro una misura cautelare?
La legge prevede un termine perentorio di dieci giorni, che decorre dalla notifica del provvedimento del Tribunale del Riesame.

Cosa succede se il ricorso in cassazione viene depositato in ritardo?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività, il provvedimento impugnato diventa definitivo e il ricorrente viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.

Da quando inizia a decorrere il termine per impugnare l’ordinanza del Riesame?
Il termine di dieci giorni inizia a decorrere dalla notificazione dell’atto all’indagato o al suo difensore, a seconda di quale notifica avvenga per ultima.

Termini giuridici

Inammissibilità
La condizione di un atto giudiziario che non può essere esaminato nel merito dal giudice perché non rispetta i requisiti formali o i tempi stabiliti dalla legge.
Tardività
La presentazione di un ricorso o di un atto oltre la scadenza del termine tassativo previsto dalla legge, che ne comporta l'inefficacia.
Termine di decadenza
Il periodo di tempo entro il quale un diritto deve essere necessariamente esercitato, pena la sua perdita definitiva e l'impossibilità di agire in futuro.
Tribunale del Riesame
Il giudice collegiale incaricato di valutare la legittimità e la necessità dei provvedimenti che limitano la libertà personale, come l'arresto o la custodia in carcere.
Cassa delle Ammende
Un fondo pubblico gestito dal Ministero della Giustizia in cui confluiscono le sanzioni pecuniarie inflitte a chi presenta ricorsi giudiziari infondati o inammissibili.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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