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Risarcimento danni per acqua non potabile: Gestore contro Regione

Alcuni utenti hanno citato in giudizio il Gestore del Servizio Idrico chiedendo il risarcimento danni per acqua non potabile a causa dell’eccessiva presenza di arsenico e fluoruri, oltre alla riduzione della tariffa. Il Gestore ha chiamato in causa l’Ente Regionale per essere manlevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che spetta al giudice ordinario decidere sia sulla domanda di risarcimento e riduzione del prezzo proposta dagli utenti, qualificata come azione per la riduzione del prezzo di un prodotto viziato, sia sulla domanda di garanzia proposta dal Gestore contro l’Ente Regionale. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del Gestore su questo secondo punto, rinviando la causa al Tribunale per decidere sulla richiesta di manleva.

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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 27019 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 3 n. 27019/2023)

Il caso dell’acqua all’arsenico e la richiesta di risarcimento danni per acqua non potabile

Quando l’acqua del rubinetto contiene sostanze nocive come l’arsenico, i cittadini hanno il diritto di tutelarsi. Molti utenti hanno avviato una causa contro il Gestore del Servizio Idrico per ottenere il risarcimento danni per acqua non potabile e la riduzione delle bollette. La presenza di arsenico e fluoruri oltre i limiti di legge rende infatti l’acqua inutilizzabile per i normali usi domestici. Questo scenario ha dato vita a una complessa battaglia legale che è giunta fino alla Corte di Cassazione.

La difesa del Gestore e il ruolo dell’Ente Regionale

Il Gestore del Servizio Idrico si è difeso sostenendo che la responsabilità della potabilizzazione e della gestione dell’emergenza spettasse all’Ente Regionale. Per questo motivo, la società ha chiamato in causa l’amministrazione pubblica per essere manlevata, ossia per far pagare alla Regione le eventuali somme dovute ai cittadini. Il Tribunale, in secondo grado, ha risarcito gli utenti ma ha dichiarato che sulla richiesta di manleva contro la Regione doveva decidere il giudice amministrativo e non quello ordinario.

Il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo

La questione centrale affrontata dalla Cassazione riguarda proprio la giurisdizione. Il Gestore sosteneva che la riduzione delle tariffe idriche e la chiamata in causa della Regione coinvolgessero poteri pubblici e atti amministrativi. Di conseguenza, secondo questa tesi, la competenza spettava al Tribunale Amministrativo Regionale. Al contrario, gli utenti e la giurisprudenza consolidata ritengono che il rapporto di fornitura dell’acqua sia un normale contratto di diritto privato.

Le motivazioni della decisione sul risarcimento danni per acqua non potabile

Le motivazioni della decisione sul risarcimento danni per acqua non potabile si fondano sulla natura del rapporto tra cittadino e gestore. La Corte di Cassazione ha chiarito che la domanda degli utenti non contesta un provvedimento amministrativo generale sulle tariffe. I cittadini chiedono semplicemente una riduzione del prezzo per aver ricevuto un prodotto viziato e non conforme agli standard di potabilità. Questa azione, definita tecnicamente come riduzione del prezzo (actio quanti minoris), rientra pienamente nei poteri del giudice ordinario. Inoltre, i giudici hanno stabilito che anche la domanda di garanzia del Gestore verso l’Ente Regionale deve essere decisa dallo stesso giudice ordinario. Questa richiesta rappresenta infatti un semplice riflesso della causa principale e non può essere separata da essa.

Le conclusioni sul riparto di giurisdizione e la manleva

Le conclusioni sul riparto di giurisdizione e la manleva confermano la vittoria parziale del Gestore del Servizio Idrico. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi del Gestore sulla giurisdizione per la causa dei cittadini, confermando il loro diritto al risarcimento davanti al giudice civile. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del Gestore riguardo alla chiamata in causa dell’Ente Regionale. La sentenza del Tribunale è stata quindi annullata nella parte in cui negava la propria giurisdizione sulla manleva. Ora il Tribunale dovrà decidere se l’Ente Regionale deve effettivamente rimborsare al Gestore i danni pagati agli utenti. Questa pronuncia semplifica la tutela dei consumatori e garantisce una gestione unitaria delle responsabilità contrattuali.

Quale giudice decide sulla richiesta di risarcimento per l’acqua contenente arsenico?
La decisione spetta al giudice ordinario civile, poiché la fornitura d’acqua si basa su un contratto di diritto privato tra utente e gestore.

Cosa può fare l’utente se l’acqua del rubinetto non rispetta i limiti di potabilità?
L’utente può chiedere al giudice civile la riduzione della tariffa pagata in bolletta e il risarcimento dei danni subiti per il disservizio.

Il gestore del servizio idrico può rivalersi sulla Regione per i danni pagati agli utenti?
Sì, il gestore può proporre una domanda di manleva contro l’ente pubblico davanti allo stesso giudice civile che decide sul risarcimento degli utenti.

Termini giuridici

Actio quanti minoris
Azione legale per chiedere la riduzione del prezzo di un bene o servizio che presenta dei difetti.
Giurisdizione
Il potere di un giudice di decidere su una determinata causa, diviso in questo caso tra giudice ordinario civile e giudice amministrativo.
Manleva
La richiesta con cui un soggetto chiede di essere tenuto indenne da un altro per le somme che dovesse pagare a titolo di risarcimento.
Inadempimento contrattuale
La mancata o inesatta esecuzione della prestazione dovuta in base a un contratto stipulato tra le parti.
Petitum sostanziale
Il reale oggetto della domanda giudiziale, che determina quale sia il giudice competente a decidere.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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