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Contratto scritto con la Pubblica Amministrazione o zero compensi

Un professionista ha chiesto il pagamento di oltre 114.000 euro per prestazioni aggiuntive di progettazione stradale eseguite per un ente pubblico. L’ente si è opposto, sostenendo di aver già versato il compenso pattuito nel contratto originario. Il professionista ha affermato di aver ricevuto incarichi verbali integrativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che per i rapporti con gli enti pubblici è indispensabile un contratto scritto con la Pubblica Amministrazione. Senza un atto scritto, firmato da entrambi, gli accordi verbali non hanno alcun valore legale e non danno diritto a compensi extra. Il professionista perde la causa e deve pagare le spese processuali.

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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 7965 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 2 n. 7965/2022)

Il caso del professionista e il contratto scritto con la Pubblica Amministrazione

Un ingegnere ha svolto attività di progettazione stradale per conto di un importante ente pubblico. Il professionista riteneva di dover ricevere un compenso aggiuntivo di oltre centoquattordicimila euro per alcune varianti e prestazioni integrative richieste a voce. L’ente pubblico si è opposto alla richiesta di pagamento, evidenziando di aver già saldato l’importo originariamente pattuito nel contratto scritto. La controversia è giunta fino alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dovuto chiarire se gli accordi verbali con un ente pubblico possano generare un diritto al compenso. La decisione si fonda sulla necessità assoluta di un contratto scritto con la Pubblica Amministrazione per qualsiasi tipo di incarico professionale.

Il valore degli accordi verbali con gli enti pubblici

Nel settore privato, molti accordi si concludono verbalmente o tramite comportamenti concludenti (azioni concrete che dimostrano l’accordo). Nel settore pubblico, invece, le regole sono molto più rigide. La legge impone che ogni rapporto contrattuale con lo Stato o con gli enti pubblici debba risultare da un atto scritto. Questa regola tutela il denaro pubblico e garantisce la trasparenza dell’azione amministrativa. Il professionista ha sostenuto che le prestazioni aggiuntive fossero state richieste direttamente dai funzionari dell’ente. Tuttavia, la mancanza di un documento scritto firmato da entrambe le parti rende nullo qualsiasi accordo verbale. I funzionari pubblici non possono impegnare l’amministrazione senza seguire le procedure formali previste dalla legge.

Perché serve un contratto scritto con la Pubblica Amministrazione per i compensi extra

La presenza di un contratto iniziale non estende automaticamente la copertura finanziaria alle varianti o ai lavori aggiuntivi. Nel caso specifico, il contratto originario conteneva una clausola molto chiara. Questa clausola stabiliva che la cifra pattuita rappresentava il limite massimo invalicabile per le prestazioni del professionista. L’amministrazione non avrebbe riconosciuto alcuna somma eccedente tale limite. Per ottenere il pagamento di attività extra, il professionista avrebbe dovuto pretendere la firma di un nuovo atto scritto prima di iniziare i lavori. La giurisprudenza è costante nel ritenere che la forma scritta sia richiesta a pena di nullità (ad substantiam). Pertanto, il professionista non può invocare la buona fede o l’esecuzione materiale delle prestazioni per superare questo ostacolo formale.

Le motivazioni della Cassazione sul contratto scritto con la Pubblica Amministrazione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista confermando la decisione dei giudici di merito. I magistrati hanno spiegato che il principio del contratto scritto con la Pubblica Amministrazione non ammette deroghe per via di accordi verbali o comportamenti taciti. La pubblica amministrazione esprime la propria volontà negoziale solo attraverso la firma di contratti formali da parte degli organi competenti. La relazione del consulente tecnico d’ufficio (il perito nominato dal giudice), che aveva accertato l’effettivo svolgimento dei lavori aggiuntivi, non è sufficiente a creare un obbligo di pagamento in capo all’ente. La prova dell’esecuzione dell’opera non può sostituire il titolo contrattuale scritto, che rimane l’unico presupposto valido per esigere il compenso. Inoltre, la richiesta del professionista di ottenere un ulteriore pagamento basato su una diversa parcella è stata dichiarata inammissibile, poiché non era collegata alla difesa iniziale dell’ente pubblico.

Le conclusioni sul pagamento dei compensi professionali

La sentenza lancia un avvertimento molto chiaro a tutti i professionisti che collaborano con lo Stato o con enti pubblici. Chi accetta di eseguire varianti o prestazioni aggiuntive sulla base di semplici rassicurazioni verbali rischia di non ricevere alcun compenso. Per evitare pesanti perdite economiche, è indispensabile formalizzare ogni singola variazione tramite un atto scritto integrativo. La Corte di Cassazione ha condannato il professionista al pagamento delle spese di giudizio in favore dell’ente pubblico, oltre al versamento di un ulteriore contributo unificato per aver perso il ricorso. Questa decisione ribadisce che la forma scritta non è un semplice dettaglio burocratico, ma un pilastro fondamentale per la validità dei contratti pubblici.

Gli accordi verbali con un ente pubblico per lavori aggiuntivi sono validi?
No, tutti i contratti e gli accordi con la Pubblica Amministrazione devono essere stipulati obbligatoriamente in forma scritta a pena di nullità.

Cosa succede se un professionista esegue prestazioni extra senza un contratto scritto?
Il professionista non ha diritto a ricevere alcun compenso per le attività aggiuntive, anche se queste sono state effettivamente eseguite e accertate da un perito.

Una clausola contrattuale può limitare il compenso massimo per un incarico pubblico?
Sì, le clausole che stabiliscono un tetto massimo invalicabile per le prestazioni sono pienamente valide e impediscono il riconoscimento di somme superiori.

Termini giuridici

Ad substantiam
Espressione latina che indica una forma obbligatoria richiesta dalla legge per la validità stessa di un atto o contratto.
Domanda riconvenzionale
La richiesta con cui la parte convenuta in giudizio non si limita a difendersi, ma chiede a sua volta un provvedimento contro l'avversario.
Decreto ingiuntivo
Un provvedimento rapido con cui il giudice ordina a un debitore di pagare una somma di denaro liquida ed esigibile.
Soccombenza
La situazione della parte che perde la causa in tribunale e viene condannata a pagare le spese del processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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