LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Contratto a favore di terzo: i diritti vincolano alle regole

Un imprenditore e una società associata stipulano un’associazione in partecipazione per la gestione di una farmacia, prevedendo che la proprietà possa essere trasferita a un soggetto terzo designato. Quest’ultimo, una volta nominato, richiede il trasferimento della farmacia in tribunale. Tuttavia, il contratto originario conteneva una clausola compromissoria per devolvere le liti ad arbitri. La Cassazione rigetta il ricorso delle società, stabilendo che la clausola arbitrale contenuta in un contratto a favore di terzo si applica anche al beneficiario che decide di avvalersi dell’accordo. Avendo gli arbitri già liquidato la restituzione del capitale, non è possibile chiedere anche il trasferimento dell’attività. Vince l’imprenditore originario.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 9 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 4338 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 1 n. 4338/2022)

Il contratto a favore di terzo e la gestione della farmacia

La vicenda nasce da un accordo commerciale molto comune nel mondo degli affari. Un Imprenditore e una Società Associata firmano un contratto di associazione in partecipazione per gestire una farmacia. La Società Associata versa un capitale pari al novantacinque per cento del valore dell’attività e ottiene la stessa percentuale di utili. Successivamente, le parti integrano l’accordo con una clausola speciale. Questa clausola stabilisce che l’Imprenditore, su richiesta, deve trasferire la farmacia a una società di fiducia indicata dalla Società Associata. Si configura così un classico contratto a favore di terzo, dove il beneficiario finale è un soggetto esterno che riceverà la proprietà dell’azienda.

Tuttavia, il contratto originario contiene anche una clausola compromissoria (un accordo per risolvere le liti tramite arbitri privati). Quando l’Imprenditore decide di recedere dal contratto e trasferisce la farmacia a una nuova società di sua creazione, si scatena una complessa battaglia legale.

La lite e la decisione degli arbitri privati

La Società Associata decide di attivare la procedura di arbitrato irrituale (una risoluzione privata della lite) per ottenere la restituzione del denaro investito e il risarcimento dei danni. Gli arbitri accolgono la richiesta e condannano l’Imprenditore a restituire una cifra enorme, rivalutata in oltre due miliardi di vecchie lire, oltre agli utili non percepiti.

Non soddisfatte, la Società Associata e la Società Terza Beneficiaria (il soggetto designato per ricevere la farmacia) decidono di rivolgersi al tribunale ordinario. Le due società chiedono al giudice di costringere l’Imprenditore a trasferire la proprietà della farmacia e a pagare ulteriori danni. L’Imprenditore si difende sostenendo che la Società Terza Beneficiaria non può scavalcare la decisione degli arbitri e che anche lei è vincolata alla clausola arbitrale del contratto originario.

L’estensione della clausola arbitrale nel contratto a favore di terzo

Il nodo centrale della controversia riguarda l’efficacia della clausola arbitrale nei confronti del terzo che non ha firmato il contratto originario. La Società Terza Beneficiaria sostiene di essere estranea a quell’accordo e di poter quindi agire liberamente davanti al giudice ordinario.

La legge prevede che il contratto a favore di terzo produca effetti positivi per il beneficiario senza bisogno di una sua firma. Tuttavia, la giurisprudenza chiarisce che il beneficiario non può scegliere solo i vantaggi di un accordo, ignorando le regole procedurali stabilite dalle parti originarie. Se il terzo decide di sfruttare il diritto al trasferimento della farmacia, deve accettare il contratto nella sua interezza, inclusa la clausola che impone di risolvere le liti davanti agli arbitri privati.

Le motivazioni della sentenza sul contratto a favore di terzo

La Corte di Cassazione respinge definitivamente il ricorso delle società e conferma la decisione dei giudici precedenti. I magistrati spiegano che la volontà di profittare della stipulazione di un contratto a favore di terzo comporta l’accettazione automatica di tutte le clausole contrattuali nel loro insieme. Non è possibile separare il diritto sostanziale (il trasferimento della farmacia) dallo strumento processuale scelto per tutelarlo (l’arbitrato).

Inoltre, la Suprema Corte evidenzia un grave difetto logico nella richiesta delle società. La Società Associata ha chiesto e ottenuto dagli arbitri la restituzione dell’intero capitale investito. Questa restituzione è del tutto incompatibile con la pretesa di ottenere anche il trasferimento della farmacia. Una volta ottenuto il rimborso del denaro, il diritto alternativo sul bene si estingue.

Le conclusioni sul caso della farmacia

La sentenza stabilisce un principio chiaro per la gestione dei contratti commerciali e societari. Chi beneficia di un accordo stipulato da altri deve rispettare anche i limiti e le procedure concordate, compreso l’obbligo di rivolgersi agli arbitri privati.

Il verdetto finale vede la piena vittoria dell’Imprenditore. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso delle società e le condanna al pagamento delle spese di giudizio, liquidate in ottomila euro per compensi professionali, oltre al rimborso delle spese forfettarie e degli accessori di legge.

Chi riceve un vantaggio da un contratto altrui deve rispettare la clausola arbitrale?
Sì, se il terzo beneficiario decide di sfruttare i diritti previsti a suo favore, deve accettare il contratto in blocco, compreso l’obbligo di rivolgersi agli arbitri.

Si può chiedere la restituzione del capitale e anche il trasferimento del bene?
No, si tratta di richieste alternative e incompatibili. Se si ottiene il rimborso del denaro investito, non si può pretendere anche la proprietà dell’azienda.

Cosa succede se si avvia una causa in tribunale nonostante la clausola arbitrale?
Il giudice ordinario dichiara la domanda improcedibile, poiché la competenza a decidere spetta esclusivamente al collegio arbitrale privato.

Termini giuridici

Contratto a favore di terzo
Un accordo in cui due parti stabiliscono che un vantaggio economico o giuridico vada a beneficio di un soggetto estraneo alla firma del contratto.
Clausola compromissoria
Un accordo inserito nel contratto con cui le parti stabiliscono di affidare le future liti ad arbitri privati invece che al giudice del tribunale.
Arbitrato irrituale
Una procedura privata in cui le parti incaricano dei professionisti di risolvere una lite, attribuendo alla loro decisione il valore di un contratto.
Associazione in partecipazione
Un contratto con cui un imprenditore attribuisce a un altro soggetto una parte degli utili della sua impresa in cambio di un apporto economico.
Lodo arbitrale
La decisione finale emessa dagli arbitri privati che mette fine alla controversia tra le parti.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)