Definizione
Un contratto in cui una parte (stipulante) si accorda con un'altra (promittente) affinché quest'ultima esegua una prestazione a beneficio di un soggetto terzo, che non è parte del contratto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 65 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 63% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 21%
- Rigettato 63%
- Inammissibile 10%
- Estinto 2%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. Lavoro58%
- Civile Sez. 325%
- Civile Sez. 217%
Precedenti più richiamati
- Cass. 15073/2009in 9 provvedimenti
- Cass. 2523/2016in 7 provvedimenti
- Cass. 21447/2022in 6 provvedimenti
- Cass. 19225/2013in 4 provvedimenti
- Cass. 25967/2017in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Uno sversamento di olio aromatico da una condotta perforata invade lo stabilimento di un cementificio. L'azienda inquinante incarica una società di depurazione di gestire i reflui tossici a proprie spese. Successivamente, la società di depurazione pretende il saldo delle fatture dal cementificio, sostenendo che quest'ultimo fosse il committente in forza di un vecchio contratto per il trattamento di ordinarie acque piovane. Il cementificio rifiuta il debito, sostenendo che le opere straordinarie rientravano in un contratto a favore di terzo stipulato dal responsabile dell'inquinamento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del cementificio: i giudici di merito hanno ignorato documenti decisivi sull'assunzione del debito da parte della società inquinante e non hanno distinto il normale smaltimento acque dall'emergenza bonifica, confermando la piena configurabilità del contratto a beneficio della vittima dell'illecito.
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La Corte di Cassazione ha confermato il diritto all'assunzione di un lavoratore da parte di una nuova compagnia aerea, subentrata alla precedente. Il lavoratore aveva dimostrato di possedere i requisiti previsti da un accordo sindacale, qualificato come contratto a favore di terzi. La compagnia aveva contestato l'interpretazione dell'accordo e l'onere della prova del diritto all'assunzione. La Cassazione ha respinto il ricorso della compagnia, ribadendo che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che il lavoratore aveva correttamente provato il suo diritto.
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Una lavoratrice del settore aereo ha citato in giudizio la nuova compagnia subentrante per ottenere l'assunzione e il risarcimento del danno. La domanda si fondava sull'accordo sindacale di ricollocazione sottoscritto dopo la crisi della precedente azienda. La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della dipendente. I giudici hanno chiarito che l'intesa collettiva costituisce un contratto a favore di terzi basato su precisi criteri di selezione. Il lavoratore che pretende l'assunzione deve provare in modo rigoroso il possesso di tutti i requisiti oggettivi e soggettivi previsti dalle graduatorie negoziali.
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Un veicolo assicurato è stato rubato da un garage di un hotel. L'Assicuratore ha risarcito il Proprietario del Veicolo e ha poi agito in giudizio contro l'Albergatore e il Gestore del Garage per recuperare la somma, invocando la surrogazione. La controversia principale riguardava la natura del rapporto tra il Proprietario del Veicolo e l'Albergatore: contrattuale (deposito) o extracontrattuale (aquiliana). Questa distinzione era cruciale per stabilire il termine di prescrizione del diritto al risarcimento. La Corte d'Appello aveva ritenuto il diritto prescritto, qualificandolo come aquiliano. La Cassazione ha invece stabilito che il deposito di un bene altrui è un contratto a favore di terzo, rendendo il diritto al risarcimento di natura contrattuale e quindi soggetto alla prescrizione decennale. Di conseguenza, il diritto al risarcimento non era prescritto.
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Un Architetto ha chiesto di essere ammesso al passivo di un fallimento per crediti professionali. Aveva progettato e diretto lavori di recupero per un'area di proprietà di una terza società, su incarico della società poi fallita. Si trattava di un "Contratto a favore di terzo". Il Tribunale ha respinto la richiesta, sostenendo che l'Architetto non aveva provato di aver lavorato per la società fallita e che il contratto non aveva un interesse valido per essa o era stato revocato. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione. Ha chiarito che nel "Contratto a favore di terzo", l'obbligo di pagare il professionista spetta a chi ha conferito l'incarico. La prova della mancanza di interesse o della revoca spettava al curatore, non al professionista.
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Un'impresa di trasporto ha chiesto a un'azienda cliente il pagamento di differenze tariffarie per servizi di autotrasporto. L'azienda cliente ha sostenuto di non essere il soggetto obbligato al pagamento, indicando i destinatari della merce. La Cassazione ha confermato che, in assenza di un "patto in deroga" (accordo speciale) che stabilisca diversamente, l'obbligo del pagamento corrispettivo trasporto ricade sul destinatario una volta che questi richiede la consegna. Il ricorso dell'impresa di trasporto è stato dichiarato inammissibile per mancanza di prova di tale patto, confermando la decisione dei giudici di merito.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il diritto all'assunzione di ex piloti Alitalia presso una nuova compagnia, Alitalia CAI, in base a un accordo sindacale del 2008. Tale accordo prevedeva l'assunzione di un numero minimo di piloti e specifici criteri di selezione. I lavoratori lamentavano l'inadempimento della società e il loro diritto all'assunzione, sostenendo di possedere i requisiti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda per mancata prova dei requisiti. La Cassazione ha confermato, stabilendo che l'onere di dimostrare il possesso dei requisiti per il diritto all'assunzione spetta ai lavoratori, e che l'interpretazione dell'accordo da parte dei giudici di merito era corretta. I ricorsi dei piloti sono stati rigettati.
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Una lavoratrice, collocata in cassa integrazione e poi in mobilità, ha citato in giudizio la nuova compagnia aerea per ottenere il diritto all'assunzione e il risarcimento del danno, richiamando gli accordi sindacali di salvaguardia occupazionale siglati durante la ristrutturazione aziendale. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per la natura meramente programmatica dell'accordo e la mancanza di tabelle specifiche sul fabbisogno del personale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso. I giudici supremi hanno stabilito che l'intesa sindacale non integra un contratto a favore di terzo se mancano criteri certi e tabelle per rendere determinabili i beneficiari. L'azienda ha mantenuto la prevalenza delle proprie esigenze organizzative nella scelta del personale.
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Un lavoratore addetto alla vigilanza ha chiesto il riconoscimento del livello di inquadramento superiore e delle differenze retributive. Il dipendente ha basato la pretesa su una clausola del contratto di appalto stipulato dalla sua azienda con il Ministero dei Beni Culturali, che imponeva l'impiego di personale qualificato. L'azienda si è opposta alla richiesta, sostenendo che tale accordo non conferisse diritti diretti ai singoli dipendenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente, confermando che la convenzione tra ente pubblico e datore di lavoro non costituisce un contratto a favore di terzo finalizzato ad attribuire mansioni superiori, in mancanza di una specifica e intenzionale volontà delle parti di conferire un diritto soggettivo autonomamente azionabile.
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Un Lavoratore ha chiesto il riconoscimento del suo diritto all'assunzione presso una Compagnia Aerea, basandosi su un accordo sindacale che prevedeva l'inserimento di personale. Le corti di merito avevano respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che il Lavoratore non aveva fornito prove sufficienti di possedere i requisiti specifici richiesti dall'accordo per l'assunzione. L'accordo prevedeva criteri selettivi legati ai profili professionali e alle esigenze organizzative, non solo all'anzianità. Il Lavoratore non ha dimostrato di soddisfare tali requisiti, in particolare l'abilitazione per gli aeromobili della flotta aziendale.
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Una madre sottoscrive una polizza vita di tipo finanziario versando un premio unico e designa il figlio come assicurato e beneficiario. Alla scadenza del contratto, il figlio chiede alla compagnia assicurativa il pagamento del capitale e dei rendimenti garantiti, oltre al risarcimento dei danni. La Corte d'Appello respinge la richiesta sostenendo che solo la madre stipulante possa agire in giudizio. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e accoglie il ricorso. I giudici affermano che la legittimazione ad agire del beneficiario sussiste pienamente quando si richiede l'esecuzione della prestazione dovuta o il risarcimento dei danni derivanti dal rapporto. Trattandosi di un contratto a favore di terzo, il figlio ha acquisito direttamente il diritto al pagamento e possiede quindi la piena facoltà di agire in tribunale contro l'assicurazione.
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Un'Azienda (il ricorrente) ha ricevuto un decreto ingiuntivo per il pagamento di 3.000 euro, derivante da un "contratto a favore di terzo" stipulato con un Comune per la gestione di una piscina. Il Tribunale ha confermato l'obbligo di pagamento verso un'altra Entità. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'Azienda non potesse lamentarsi della mancata interruzione del processo a seguito del fallimento dell'altra parte e che le altre contestazioni riguardassero questioni di fatto o fossero state sollevate tardivamente. L'Azienda deve quindi pagare la somma.
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Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto tutti i suoi immobili a un terzo compratore, il quale aveva poi intestato i beni alla moglie del debitore medesimo. Il debitore sosteneva che il credito fosse contestato e che la compravendita servisse a pagare un debito scaduto pattuito con un preliminare privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto di vendita a favore della società. I giudici hanno chiarito che l'azione a tutela della garanzia patrimoniale spetta anche a chi vanta un credito incerto o litigioso. I vincoli familiari e amichevoli tra le parti dimostrano la piena consapevolezza del danno economico arrecato.
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Un dipendente escluso dalle assunzioni della nuova società subentrante nell'attività aziendale ha citato l'impresa chiedendo il risarcimento e l'inquadramento. Il lavoratore lamentava la violazione di un accordo sindacale che prevedeva la ricollocazione del personale secondo precisi criteri. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle domande del dipendente. L'accordo sindacale costituisce un contratto a favore di terzi che conferisce un potenziale diritto all'assunzione, ma impone al singolo lavoratore il pieno assolvimento dell'onere della prova. Il ricorrente non ha dimostrato il possesso di tutte le abilitazioni operative necessarie né ha provato la selezione ingiustificata di candidati con minori titoli.
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Una donna stipula un'assicurazione sulla vita nominando beneficiaria la nipote, con scadenza decennale. L'assicurata muore tre anni dopo la stipula. La beneficiaria richiede la liquidazione del capitale solo alla scadenza naturale del contratto, ovvero sette anni dopo il decesso della parente. La compagnia assicurativa nega il pagamento eccependo la prescrizione polizza vita. La beneficiaria agisce in giudizio sostenendo la violazione dei doveri di correttezza e informazione da parte dell'assicurazione. La Corte di Cassazione respinge definitivamente la richiesta della beneficiaria. I giudici stabiliscono che il termine di prescrizione decorre dalla morte dell'assicurata e non dalla scadenza naturale della polizza. Inoltre, la compagnia non ha alcun obbligo di avvisare i beneficiari della morte o dell'imminente scadenza dei termini.
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Tre piloti hanno fatto causa alla Società Subentrante rivendicando il proprio diritto all'assunzione sulla base di accordi sindacali siglati durante una complessa procedura di crisi aziendale. I lavoratori lamentavano la violazione dei criteri di selezione e del numero minimo di assunzioni previsti dalle intese collettive. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda poiché i piloti non hanno fornito la prova di possedere i requisiti selettivi richiesti dagli accordi, i quali privilegiavano le esigenze organizzative rispetto alla sola anzianità di servizio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dei lavoratori. La sentenza ribadisce che spetta al lavoratore l'onere di dimostrare il possesso dei requisiti previsti dagli accordi collettivi per poter pretendere l'assunzione, escludendo automatismi basati sulla sola anzianità lavorativa.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo degli Eredi del Proprietario di un furgone rubato e ritrovato di pagare le spese di rimozione e custodia alla Società di Custodia incaricata dai Carabinieri. Il proprietario era stato subito informato del ritrovamento ma si era rifiutato di pagare, contestando l'assenza di un contratto. La Corte ha stabilito che, in caso di immediata informazione, sorge l'obbligo di pagamento e la Società di Custodia può legittimamente esercitare il diritto di ritenzione sul veicolo fino al saldo del dovuto. Viene inoltre escluso il foro del consumatore, poiché il proprietario non ha stipulato alcun contratto diretto. Gli Eredi del Proprietario perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Un lavoratore, licenziato durante il periodo di prova da una società aeroportuale, ha chiesto di essere assunto dalla nuova compagnia aerea subentrante. Il lavoratore ha fondato la sua richiesta su un accordo quadro sindacale che prevedeva l'assunzione del personale a terra. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sul possesso dei requisiti di selezione. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso principale del lavoratore. La Suprema Corte ha chiarito che l'onere della prova spetta al lavoratore, il quale non può basarsi su semplici presunzioni non provate o pretendere che il giudice attivi i propri poteri d'ufficio per colmare le sue lacune probatorie. Di conseguenza, il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Una lavoratrice ha richiesto la condanna dell'ente previdenziale al pagamento dell'indennità integrativa denominata "ex fissa". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il fondo di previdenza complementare funziona a ripartizione e costituisce un patrimonio autonomo rispetto all'ente gestore. Quest'ultimo agisce come mero delegato al pagamento e non risponde in proprio dei debiti del fondo in caso di grave crisi di liquidità. Di conseguenza, l'assenza di risorse finanziarie del fondo esonera l'ente gestore dall'obbligo di erogare la prestazione, purché abbia correttamente vigilato e segnalato la crisi alle parti sociali.
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Un giornalista ha chiesto la condanna dell'ente previdenziale al pagamento dell'indennità ex fissa, attinta dal fondo di previdenza complementare. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando che il fondo ha natura a ripartizione e che l'ente gestore, avendo segnalato la crisi di liquidità, era esonerato dal pagamento in assenza di risorse. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che l'ente previdenziale agisce come mero gestore con contabilità separata e non risponde in proprio dei debiti del fondo, il quale costituisce un centro autonomo di imputazione giuridica. Di conseguenza, l'assenza di liquidità del fondo esclude l'esigibilità immediata della prestazione.
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