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Capacità di intendere e di volere: l’alterazione non basta

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che lamentava la mancata valutazione della propria capacità di intendere e di volere. L’imputato si basava sulla testimonianza di un agente di Polizia Penitenziaria che aveva riferito un suo stato di generica alterazione. I giudici hanno chiarito che un semplice stato di alterazione non compromette la capacità di intendere e di volere e che la difesa non aveva richiesto alcuna perizia specifica durante il giudizio di appello. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto generico e ripetitivo, determinando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 30 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25916 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 25916/2023)

Il caso della presunta alterazione mentale in tribunale

La questione della capacità di intendere e di volere rappresenta un pilastro fondamentale del diritto penale italiano. Un recente caso giunto davanti alla Corte di Cassazione affronta proprio questo tema delicato e complesso. Un cittadino ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello, sostenendo che i giudici non avessero valutato correttamente il suo stato mentale al momento del fatto. La difesa si basava principalmente sulla dichiarazione di un agente di Polizia Penitenziaria, il quale aveva notato un generico stato di alterazione nel soggetto durante le fasi del fermo.

La differenza tra alterazione e incapacità mentale

Nel processo penale, non ogni stato di agitazione o di alterazione emotiva esclude la responsabilità dell’autore del reato. La legge richiede una reale e profonda compromissione delle facoltà mentali per escludere o limitare la colpevolezza. Il semplice riferimento a un comportamento alterato o insolito non basta a far sorgere un dubbio concreto sulla capacità di intendere e di volere del soggetto. I giudici di merito devono valutare elementi clinici e comportamentali oggettivi, e non possono basarsi sulle semplici impressioni soggettive dei testimoni presenti ai fatti.

Il ruolo della difesa e la richiesta di perizia

Durante il processo di secondo grado, la difesa ha il dovere di formulare richieste istruttorie specifiche se ritiene che l’imputato non fosse lucido al momento del reato. Nel caso in esame, la difesa non ha richiesto alcuna perizia psichiatrica o accertamento medico durante il giudizio di appello. Questa omissione ha indebolito gravemente la tesi difensiva in sede di legittimità. La Cassazione non può valutare prove nuove o disporre accertamenti tecnici che le parti non hanno richiesto tempestivamente nei precedenti gradi di giudizio.

I motivi del ricorso ripetitivi e generici

Il ricorso presentato davanti alla Suprema Corte deve contenere critiche specifiche, puntuali e dettagliate alla sentenza impugnata. L’imputato ha invece riproposto le stesse identiche lamentele già ampiamente respinte in appello, senza contestare in modo efficace le spiegazioni fornite dai giudici di secondo grado. Questo comportamento rende il ricorso generico e privo di reale fondamento giuridico. La ripetizione di argomenti già superati porta inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità dell’impugnazione.

Le motivazioni della decisione sulla capacità di intendere e di volere

La Corte di Cassazione ha spiegato che la capacità di intendere e di volere non viene meno per una semplice alterazione transitoria o caratteriale. I giudici di merito hanno ampiamente motivato l’assenza di dubbi sulla piena lucidità dell’imputato al momento della condotta. La testimonianza dell’agente di polizia descriveva solo un comportamento agitato, ma non una patologia o un disturbo mentale tale da annullare la coscienza e la volontà. Inoltre, la mancanza di una richiesta di perizia medica in sede di appello ha confermato la correttezza della decisione dei giudici di merito, che non avevano elementi per disporre d’ufficio accertamenti psichiatrici.

Le conclusioni della Cassazione sulla capacità di intendere e di volere

I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, confermando la sua piena responsabilità penale. Questa decisione comporta la perdita definitiva del diritto a un nuovo esame del caso e la stabilità della condanna precedente. Oltre a questo, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce che la capacità di intendere e di volere richiede prove solide, tempestive e scientificamente rilevanti per poter essere validamente messa in discussione in un’aula di tribunale.

Un semplice stato di alterazione esclude la responsabilità penale?
No, un generico stato di alterazione non è sufficiente per escludere la responsabilità penale, poiché è necessaria una reale compromissione delle facoltà mentali.

Quando si deve richiedere la perizia psichiatrica nel processo?
La perizia psichiatrica deve essere richiesta tempestivamente nei giudizi di merito, come in appello, e non può essere sollecitata per la prima volta in Cassazione.

Cosa rischia chi presenta un ricorso generico in Cassazione?
Chi presenta un ricorso generico rischia la dichiarazione di inammissibilità, la condanna al pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Capacità di intendere e di volere
La capacità di comprendere il valore sociale delle proprie azioni e di autodeterminarsi liberamente.
Inammissibilità
La condizione di un atto giudiziario che non può essere esaminato nel merito per la mancanza di requisiti di legge.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che riceve le somme derivanti da sanzioni e condanne pecuniarie per finanziare progetti di reinserimento dei detenuti.
Gravame
Il mezzo di impugnazione con cui si chiede la riforma di una decisione giudiziaria ritenuta ingiusta.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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