LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite

Una società committente si oppone al decreto ingiuntivo ottenuto dalla curatela fallimentare di un’impresa appaltatrice per il pagamento del saldo di un appalto. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la società committente propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ricorrente deposita formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla curatela fallimentare. La Corte di Cassazione dichiara quindi l’estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia, senza provvedere sulle spese di lite, conformemente all’accordo raggiunto tra le parti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 24359 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 20 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 24359 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 2 n. 24359/2023)

Rinuncia al ricorso per cassazione: come si chiude un accordo in extremis

Quando una lite giudiziaria si trascina per molti anni, le parti possono trovare un accordo anche all’ultimo momento. Questo scenario si verifica spesso attraverso la rinuncia al ricorso per cassazione, uno strumento che consente di estinguere il processo prima che i giudici si pronuncino definitivamente. Nel caso in esame, una complessa disputa legata a un contratto di appalto si è risolta proprio grazie a questo meccanismo, dimostrando come la transazione resti una via sempre percorribile per evitare ulteriori rischi.

L’origine della controversia sull’appalto

La vicenda trae origine da un contratto di appalto per l’esecuzione di alcune opere edilizie. L’Impresa Appaltatrice, successivamente dichiarata fallita, aveva richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti della Società Committente. L’ingiunzione riguardava il pagamento del saldo del corrispettivo pattuito per i lavori eseguiti. La Società Committente aveva proposto opposizione contro questo provvedimento, sostenendo di non dover versare la somma richiesta a causa di presunti inadempimenti. Tuttavia, sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano rigettato l’opposizione, confermando il pieno diritto della Curatela Fallimentare a riscuotere il credito residuo. Di fronte a queste decisioni sfavorevoli, la Società Committente ha deciso di presentare ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per tentare di ribaltare l’esito della causa.

L’accordo transattivo tra le parti

Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la situazione ha preso una piega inaspettata. Le parti hanno avviato trattative private per risolvere la questione in modo amichevole, evitando di attendere la sentenza definitiva della Suprema Corte. Questo percorso di negoziazione ha portato alla firma di un accordo transattivo completo. Con questo accordo, la Società Committente e la Curatela Fallimentare hanno definito ogni pendenza economica reciproca, comprese le spese legali del giudizio. Una volta raggiunto e firmato l’accordo, la prosecuzione del processo in Cassazione non aveva più alcuna utilità pratica per i contendenti, i quali desideravano solo formalizzare la fine delle ostilità giudiziarie.

Le motivazioni della decisione sulla rinuncia al ricorso per cassazione

I giudici della Suprema Corte hanno preso atto della concorde volontà espressa dalle parti in causa. La Società Committente ha depositato formalmente l’atto di rinuncia al ricorso per cassazione attraverso i propri difensori. Successivamente, la Curatela Fallimentare ha accettato telematicamente tale rinuncia, confermando l’esistenza dell’accordo. La legge stabilisce che, quando il ricorrente rinuncia al ricorso e l’altra parte accetta la rinuncia, il processo non può più proseguire in alcun modo. I giudici di legittimità hanno quindi applicato gli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile. Queste norme prevedono che la rinuncia accettata determini l’estinzione immediata del giudizio. Inoltre, poiché le parti avevano concordato anche la compensazione delle spese, la Corte non ha dovuto liquidare alcun importo a titolo di spese di lite, limitandosi a dichiarare l’estinzione.

Le conclusioni: la fine del contenzioso e l’estinzione del giudizio

La decisione della Corte di Cassazione sancisce la fine definitiva della controversia tra la Società Committente e la Curatela Fallimentare. Con la dichiarazione di estinzione del giudizio, le sentenze precedenti perdono la loro provvisorietà e l’accordo transattivo diventa l’unica regola giuridica da seguire per regolare i rapporti tra le parti. Questa vicenda evidenzia l’importanza della rinuncia al ricorso per cassazione come strumento di pacificazione contrattuale. Anche nelle fasi più avanzate del processo, la legge favorisce la risoluzione amichevole delle liti, consentendo alle imprese di risparmiare tempo prezioso e di eliminare l’incertezza legata all’esito di una sentenza.

Cosa succede se si rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il processo si estingue immediatamente senza che i giudici decidano sul merito della causa, a patto che la rinuncia sia accettata dalla controparte.

Chi paga le spese legali in caso di rinuncia al ricorso?
Se le parti hanno raggiunto un accordo privato anche sulle spese, la Cassazione non si pronuncia sui costi e ognuno sostiene quanto concordato.

Si può fare un accordo transattivo durante il giudizio di Cassazione?
Sì, le parti possono trovare un accordo amichevole in qualsiasi momento del processo, anche poco prima della decisione finale dei giudici.

Termini giuridici

Rinuncia al ricorso
L'atto formale con cui la parte che ha avviato il giudizio in Cassazione dichiara di non volerlo più proseguire.
Estinzione del giudizio
La chiusura anticipata del processo senza che il giudice decida chi ha torto o ragione nel merito.
Curatela fallimentare
L'organo nominato dal tribunale per gestire il patrimonio di un'impresa fallita e pagare i creditori.
Decreto ingiuntivo
Un provvedimento con cui il giudice ordina a un debitore di pagare rapidamente una somma di denaro.
Transazione
L'accordo amichevole con cui le parti si fanno concessioni reciproche per porre fine a una lite.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)