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Molestia o disturbo alle persone: ricorso inutile costa 3000€

Un cittadino, condannato dal Tribunale di Cassino a un’ammenda di 200 euro per il reato di molestia o disturbo alle persone, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che l’imputato si è limitato a riproporre le stesse difese già esaminate e respinte nel merito dal tribunale, senza contestare in modo specifico la sentenza impugnata. Poiché la Cassazione non può rivalutare i fatti storici ma solo verificare la correttezza giuridica della decisione, il ricorso è stato respinto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27290 Anno 2023
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Pubblicato il 14 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 27290 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 27290/2023)

Il reato di molestia o disturbo alle persone e i limiti del ricorso in Cassazione

Quando si riceve una condanna per il reato di molestia o disturbo alle persone, la tentazione di ricorrere in Cassazione per far valere le proprie ragioni è molto forte. Tuttavia, il giudizio davanti alla Suprema Corte presenta regole rigidissime che molti non addetti ai lavori ignorano. Non si tratta di un terzo grado di giudizio in cui poter ridiscutere i fatti o chiedere una nuova valutazione delle prove, ma di un controllo di pura legittimità (esame della corretta applicazione delle norme di legge). Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito questo confine invalicabile, dichiarando inammissibile il ricorso di un cittadino precedentemente condannato a una pena pecuniaria per aver arrecato disturbo a terzi.

La vicenda concreta e la condanna originaria

Il caso nasce da una condanna inflitta dal Tribunale di Cassino nei confronti di un cittadino. Il giudice di merito aveva accertato la responsabilità penale dell’imputato per il reato continuato di molestia o disturbo alle persone, condannandolo al pagamento di un’ammenda pari a duecento euro. Ritenendo la decisione ingiusta e sproporzionata, il condannato ha deciso di impugnare la sentenza proponendo ricorso direttamente davanti alla Corte di Cassazione. Nei motivi di ricorso, la difesa ha lamentato una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione da parte del giudice di primo grado, sperando in un totale ribaltamento del verdetto e in una piena assoluzione.

Il divieto di riesame del merito in sede di legittimità

La Corte di Cassazione ha immediatamente evidenziato il difetto strutturale del ricorso presentato dal difensore dell’imputato. L’atto di impugnazione, infatti, non si confrontava in modo specifico con il ragionamento logico espresso dal tribunale nella sentenza di condanna. Al contrario, la difesa si era limitata a riproporre gli stessi identici argomenti di fatto già esaminati e ampiamente superati dal giudice di merito. La Cassazione ha ricordato che chiedere una nuova valutazione delle prove o una diversa ricostruzione dei fatti storici non è consentito nel giudizio di legittimità. Il compito della Suprema Corte è solo verificare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione del provvedimento impugnato sia logica e coerente.

Le motivazioni della sentenza sul reato di molestia o disturbo alle persone

Nelle motivazioni del provvedimento, i giudici di piazza Cavour hanno ribadito che il ricorso deve considerarsi manifestamente infondato quando non attacca direttamente le singole argomentazioni della sentenza impugnata. Nel caso specifico del reato di molestia o disturbo alle persone, il tribunale territoriale aveva fornito una spiegazione congrua, logica e priva di contraddizioni per giustificare la condanna dell’imputato. Di fronte a una motivazione solida e ben strutturata, la Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito. La riproposizione sterile delle medesime tesi difensive, senza contestazioni puntuali, rende il ricorso non solo infondato, ma tecnicamente inammissibile.

Le conclusioni della Cassazione sulla molestia o disturbo alle persone

In conclusione, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. Oltre al rigetto della domanda, la decisione ha comportato pesanti conseguenze economiche per il ricorrente. In applicazione del codice di procedura penale, chi presenta un ricorso inammissibile per propria colpa deve essere condannato non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende (ente che gestisce le sanzioni pecuniarie). Nel caso in esame, i giudici hanno quantificato questa sanzione in tremila euro, una cifra nettamente superiore all’ammenda originaria di duecento euro, a dimostrazione dei gravi rischi economici legati a ricorsi privi di reale fondamento giuridico.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre al rigetto del ricorso, la persona viene condannata al pagamento delle spese del processo e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che può variare da mille a tremila euro.

La Corte di Cassazione può rivalutare le prove di un processo?
No, la Cassazione si occupa solo di verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione della sentenza, senza poter riesaminare i fatti o le prove.

Quando si configura il reato di molestia o disturbo alle persone?
Questo reato si configura quando qualcuno, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, reca disturbo o molestia a terzi per petulanza o altro biasimevole motivo.

Termini giuridici

Ammenda
Pena pecuniaria prevista per le contravvenzioni, ovvero i reati meno gravi.
Giudizio di legittimità
Controllo svolto dalla Corte di Cassazione incentrato solo sulla corretta applicazione delle norme di legge, senza riesaminare i fatti.
Inammissibilità
Condizione che impedisce al giudice di esaminare il merito di una domanda o di un ricorso a causa di difetti formali o sostanziali.
Cassa delle ammende
Ente pubblico che riceve le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e le destina a progetti di assistenza e reinserimento dei detenuti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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