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Falsa testimonianza per salvare il fratello: condanna definitiva

Una lavoratrice è stata condannata per il reato di falsa testimonianza per aver reso dichiarazioni non veritiere durante il processo a carico del fratello, accusato di peculato. La donna ha sostenuto di aver mentito per proteggere il familiare, invocando la speciale causa di non punibilità prevista per i congiunti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che il testimone prossimo congiunto, qualora decida di non avvalersi della facoltà di astenersi dal deporre, assume l’obbligo di dire la verità. Di conseguenza, non può invocare l’esimente se riferisce fatti falsi, poiché non vi è alcuna costrizione inevitabile. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 12 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 27023 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 27023/2023)

Il dovere di verità e la falsa testimonianza in tribunale

Il rispetto della verità nelle aule di giustizia rappresenta un pilastro fondamentale per il corretto funzionamento del sistema giudiziario. Quando un soggetto viene chiamato a deporre come testimone, assume un obbligo giuridico solenne. Violare questo impegno può integrare il grave reato di falsa testimonianza, una condotta che il codice penale punisce severamente per tutelare la genuinità delle decisioni dei giudici. La questione diventa ancora più delicata quando il testimone è un familiare stretto dell’imputato e si trova diviso tra il dovere di lealtà verso lo Stato e il legame affettivo.

Il caso: la difesa del familiare e le dichiarazioni smentite

La vicenda nasce dal comportamento di una lavoratrice, sorella di un uomo accusato del reato di peculato, ovvero l’appropriazione indebita di denaro pubblico da parte di un pubblico ufficiale. Chiamata a testimoniare nel processo a carico del fratello, la donna aveva fornito dichiarazioni volte a scagionarlo, minimizzando anche il proprio ruolo nella gestione della contabilità aziendale. Tuttavia, le indagini e i riscontri documentali hanno dimostrato la falsità di tali affermazioni. La testimone non era una semplice impiegata priva di poteri, ma l’unica figura a conoscenza della reale contabilità del gruppo. Di fronte alla contestazione del reato di falsa testimonianza, la difesa ha tentato di invocare una causa di esclusione della colpevolezza. Secondo la tesi difensiva, la donna avrebbe mentito esclusivamente per l’inevitabile necessità di salvare la libertà e l’onore del proprio congiunto.

La facoltà di astensione del prossimo congiunto

La legge italiana tutela i legami familiari prevedendo una specifica facoltà di astensione per i prossimi congiunti dell’imputato. Questi soggetti possono legittimamente rifiutarsi di testimoniare per evitare il conflitto interiore tra il dovere di verità e l’affetto familiare. Tuttavia, questa facoltà costituisce un’opzione preventiva. Se il familiare decide liberamente di rinunciare a questo diritto e sceglie di rendere la testimonianza, egli assume la veste formale di testimone a tutti gli effetti. Da quel momento, non gode di alcuna zona franca o privilegio informativo: l’obbligo di rispondere secondo verità diventa assoluto e inderogabile.

Le motivazioni della sentenza sulla falsa testimonianza

La Suprema Corte ha respinto fermamente la tesi difensiva, confermando la responsabilità penale della ricorrente. Nelle motivazioni della sentenza sulla falsa testimonianza, i giudici hanno chiarito che la causa di esclusione della colpevolezza non può essere applicata in modo automatico o distorto. L’esimente richiede che il soggetto sia stato costretto a mentire da una necessità urgente e non altrimenti evitabile. Nel caso in esame, la donna avrebbe potuto semplicemente astenersi dal rendere la testimonianza, avvalendosi dei diritti concessi dalla legge. Avendo scelto volontariamente di deporre, la testimone ha accettato l’obbligo di dire la verità. La menzogna successiva non è stata quindi l’effetto di una costrizione inevitabile, ma una scelta deliberata e consapevole di sviare la giustizia per proteggere il fratello.

Le conclusioni della Cassazione sulla falsa testimonianza

Nelle conclusioni della Cassazione sulla falsa testimonianza, il ricorso della donna è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato l’infondatezza di tutti i motivi presentati, compresa la richiesta di prescrizione del reato, che non può essere esaminata quando il ricorso principale risulta non ricevibile. Di conseguenza, la condanna originaria è diventata definitiva. Oltre a subire le conseguenze penali della condanna, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione riafferma con forza che la solidarietà familiare non può mai giustificare l’inganno nei confronti dello Stato e dei suoi organi giudiziari.

Un familiare stretto dell’imputato è obbligato a testimoniare nel processo penale?
No, i prossimi congiunti dell’imputato hanno la facoltà di astenersi dal deporre, ma se decidono di testimoniare devono dire la verità.

Cosa rischia chi mente in tribunale per proteggere un parente?
Rischia una condanna per falsa testimonianza, poiché la protezione del familiare non giustifica la menzogna se si è scelto di deporre.

Si può invocare la causa di non punibilità se si dichiara il falso per salvare un congiunto?
No, l’esimente non si applica se il testimone poteva evitare di deporre esercitando la facoltà di astensione prevista dalla legge.

Termini giuridici

Falsa testimonianza
Reato commesso da chi, deponendo come testimone davanti all'autorità giudiziaria, afferma il falso, nega il vero o tace ciò che sa.
Causa di esclusione della colpevolezza
Particolare circostanza prevista dalla legge che esclude la punibilità di un fatto che altrimenti costituirebbe reato.
Inammissibilità
Provvedimento con cui il giudice rifiuta di esaminare il merito di una domanda o di un ricorso per mancanza dei requisiti legali.
Prescrizione
Estinzione del reato che si verifica quando è decorso il tempo massimo stabilito dalla legge senza una condanna definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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