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Falsa Testimonianza

Definizione

Il reato commesso da chi, deponendo come testimone davanti all'autorità giudiziaria, afferma il falso o nega il vero.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 171 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 73% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 21%
  • Rigettato 6%
  • Inammissibile 73%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 649%
  • Penale Sez. 749%
  • Penale Sez. 22%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 51032/2013in 6 provvedimenti
  • Cass. 37649/2021in 5 provvedimenti
  • Cass. 37482/2014in 4 provvedimenti
  • Cass. S.U. 7208/2007in 5 provvedimenti
  • Cass. 7006/2021in 5 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa testimonianza per difendere l’amico: condanna confermata
Un uomo assiste al controllo stradale di un amico, intervenendo per calmarlo mentre questi minaccia gli agenti, rifiuta l'alcoltest e nasconde una roncola in auto. Chiamato a deporre come testimone, l'uomo nega i fatti e cambia continuamente versione per proteggere l'amico. I giudici lo condannano a due anni di reclusione per il delitto di falsa testimonianza. L'imputato impugna la decisione sostenendo l'inefficacia della sua testimonianza, l'assenza di dolo e l'avvenuta ritrattazione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e conferma la condanna: la falsa testimonianza è un reato di pericolo che si consuma a prescindere dall'effetto concreto sul verdetto, mentre la ritrattazione presuppone una smentita integrale e univoca.
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Falsa testimonianza: quando mentire salva l’onore
Un giovane incensurato acquista una dose di hashish per uso personale e la getta a terra all'arrivo delle forze dell'ordine. Citato come testimone nel processo penale contro i presunti spacciatori, il ragazzo nega l'acquisto per non subire le sanzioni prefettizie legate al consumo di droga. I giudici di merito lo condannano per falsa testimonianza a un anno e quattro mesi di reclusione, escludendo l'esimente dello stato di necessità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato e annulla la sentenza. Per gli ermellini, la concreta minaccia di provvedimenti limitativi della libertà, quali il ritiro della patente o del passaporto, costituisce un grave e inevitabile danno alla libertà e all'onore di un soggetto incensurato. La Corte d'appello dovrà rivalutare la causa di non punibilità.
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Falsa testimonianza: il ricorso di merito porta alla sanzione
La Corte d'Appello confermava la condanna penale nei confronti di un imputato per il reato di falsa testimonianza. L'imputato proponeva quindi ricorso per Cassazione, contestando l'affermazione della propria responsabilità penale e chiedendo una nuova valutazione delle prove assunte nel corso del processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, poiché il ricorrente si è limitato a riproporre le medesime doglianze già analizzate e motivatamente respinte dai giudici territoriali, sollecitando un riesame delle fonti di prova non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. I giudici hanno inoltre negato la liquidazione delle spese alla parte civile, poiché la memoria difensiva depositata non conteneva elementi utili alla decisione finale.
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Falsa testimonianza: negare il fatto aggrava solo la condanna
Un cittadino subisce una condanna penale per falsa testimonianza dopo aver reso dichiarazioni contrastanti con le deposizioni di altri testimoni e con il racconto lineare della persona offesa. I giudici di merito accertano la piena consapevolezza della menzogna e negano la conversione della reclusione in pena sostitutiva a causa di una prognosi comportamentale sfavorevole. L'imputato presenta ricorso per Cassazione, riproponendo le stesse argomentazioni difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione perché il controllo di legittimità non consente di riesaminare le prove già valutate in modo logico. Il ricorrente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese del procedimento insieme a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: tra vuoti di memoria e condanna
Un testimone ha nascosto la verità durante un processo per usura, negando dettagli decisivi sui tassi di interesse e sui rapporti economici con l'imputato. Messo alle strette dalle intercettazioni telefoniche, ha ammesso i fatti solo parzialmente, giustificandosi con presunti vuoti di memoria e confusione. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di falsa testimonianza, escludendo sia l'errore inconsapevole sia la particolare tenuità del fatto. L'imputato ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la presenza del dolo e chiedendo l'assoluzione per minima gravità della condotta. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile: le scuse della memoria non escludono l'intenzionalità e il silenzio su fatti gravi impedisce ogni clemenza. Il ricorrente perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: condanna confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di falsa testimonianza. L'imputato aveva contestato la propria responsabilità penale, richiedendo il riconoscimento della speciale causa di non punibilità prevista per chi agisce per salvare se stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile danno nella libertà o nell'onore. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'impugnazione riproponeva censure di fatto già valutate nei gradi precedenti senza contrastare la motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa testimonianza: alibi smentito e condanna confermata
Un uomo ha deposto come testimone in un processo per omicidio, affermando di aver visto l'imputato all'interno di una pizzeria poco dopo le ore 20:00. Questa dichiarazione offriva un alibi decisivo all'accusato, poiché l'agguato mortale era avvenuto alle ore 19:56. Tuttavia, le indagini e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia hanno dimostrato l'assoluta impossibilità di quella presenza. I giudici di merito hanno quindi condannato il testimone a quattro anni di reclusione per il reato di falsa testimonianza. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'incertezza del proprio ricordo orario. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha rigettato il ricorso. Il collegio ha ribadito che il mendacio integra un reato di pericolo, poiché possedeva un'astratta idoneità a sviare il convincimento del magistrato al momento della deposizione.
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Falsa testimonianza: Cassazione conferma la condanna e respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una testimone condannata per falsa testimonianza. La testimone aveva chiesto la riqualificazione del reato in "false informazioni al pubblico ministero", ritenuto meno grave. Tuttavia, la Corte ha confermato la condanna per falsa testimonianza (Art. 372 c.p.), poiché la ricostruzione degli eventi e la falsità delle dichiarazioni erano state pienamente provate. La ricorrente dovrà sostenere le spese processuali e versare una somma alla cassa delle ammende.
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Falsa Testimonianza: La Paura del Lavoro Può Salvare dalla Condanna
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per falsa testimonianza di una lavoratrice. La donna aveva reso dichiarazioni non veritiere in una causa di lavoro per evitare la risoluzione del suo rapporto di franchising, dopo essere stata coinvolta in pratiche commerciali anomale. I giudici hanno riconosciuto l'applicabilità della scusante prevista dall'Art. 384 c.p., affermando che il timore di perdere il lavoro rientra tra i gravi nocumenti alla libertà che possono giustificare la condotta. La sentenza stabilisce che la paura di un licenziamento o della fine di un rapporto professionale può rendere "inesigibile" (non pretendibile) un comportamento veritiero, escludendo la punibilità per falsa testimonianza.
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Falsa testimonianza: la prescrizione del reato annulla la condanna penale
Un imputato è stato condannato per falsa testimonianza. Ha presentato ricorso sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione, ma la Corte d'Appello non si era pronunciata su questa richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il reato di falsa testimonianza era effettivamente estinto per prescrizione, calcolando i termini massimi e escludendo le sospensioni legate allo sciopero della giustizia e all'emergenza Covid-19, poiché non applicabili al caso specifico. Le statuizioni civili (risarcimento danni) a favore della parte civile rimangono valide.
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Falsa Testimonianza: La Verità Rivelata Non Cancella la Menzogna
Un Lavoratore è stato condannato per falsa testimonianza. Aveva dichiarato il falso in un processo penale, affermando che un pneumatico di un'auto di servizio era già sgonfio prima dell'arrivo dell'accusato di danneggiamento. Una videoripresa ha smentito la sua versione. La Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che la rilevanza della falsa testimonianza si valuta "ex ante", cioè al momento della deposizione. Non importa se altre prove hanno poi rivelato la verità; l'atto di mentire su un fatto potenzialmente decisivo costituisce comunque il reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Falsa Testimonianza: Assoluzione Ignorata, Sentenza Annullata
Due individui, condannati per falsa testimonianza, avevano dichiarato il falso per aiutare altri a evadere le imposte. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la Corte d'Appello non aveva adeguatamente motivato la sua decisione, ignorando l'assoluzione di uno degli imputati nel procedimento principale. Questo principio sottolinea che, anche se i giudizi sono autonomi, una sentenza precedente con identiche prove richiede una spiegazione se si giunge a conclusioni diverse sulla falsa testimonianza.
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Falsa Testimonianza: Assoluzione Prevalente, Condanna Annullata
Un Lavoratore è stato condannato per **falsa testimonianza** in un processo per omicidio. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Tuttavia, in un procedimento separato ma relativo allo stesso fatto di falsa testimonianza, un altro Tribunale lo ha assolto con sentenza definitiva perché 'il fatto non sussiste'. La Cassazione ha accolto il ricorso del Lavoratore. Ha annullato la condanna iniziale senza rinvio, applicando il principio del *bis in idem*. Questo principio impedisce di essere giudicati due volte per lo stesso fatto, garantendo che una persona non subisca una doppia persecuzione giudiziaria.
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Falsa testimonianza: condanna ferma e ricorso inammissibile
Due soggetti impugnano la sentenza d'appello che li aveva condannati per il reato di falsa testimonianza. Gli imputati lamentano l'errata valutazione della loro responsabilità penale, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici evidenziano la presenza di una motivazione logica e congrua sui fatti di falsa testimonianza. La richiesta di attenuanti non risulta riesaminabile in sede di legittimità. Infine, il calcolo dei termini di prescrizione non ha considerato le sospensioni per l'emergenza COVID-19 e l'astensione dei difensori. Gli imputati subiscono la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa Testimonianza: Quando la parola non vale e il ricorso è inammissibile
Una Testimone è stata condannata per falsa testimonianza. Aveva dichiarato di aver assistito alla firma di una ricognizione di debito da parte di un Debitore a favore di un Avvocato. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità. La Testimone ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'inutilizzabilità della sua testimonianza e l'errata valutazione delle perizie grafologiche sul documento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che le norme sugli avvisi ai testimoni indiziati non si applicano quando la testimonianza stessa costituisce il reato di falsa testimonianza. Ha inoltre confermato che i giudici possono disattendere le perizie se motivano adeguatamente, basandosi su altre prove. La Testimone deve pagare le spese processuali.
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Ricorso inammissibile: il danneggiato non può impugnare l’archiviazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, respingendo l'impugnazione di un Cittadino contro un'ordinanza di archiviazione per presunta falsa testimonianza. La Corte ha chiarito che il provvedimento non era ricorribile in Cassazione, ma solo tramite reclamo al tribunale. Inoltre, il Cittadino, pur danneggiato, non era la 'persona offesa' dal reato di falsa testimonianza, un ruolo riservato allo Stato. Questo gli ha precluso il diritto di opporsi o reclamare. La decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Falsa testimonianza: ricorso inammissibile per riesame dei fatti
Un Lavoratore è stato condannato per falsa testimonianza in relazione a un incidente stradale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua versione dei fatti non fosse in contrasto con le prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo ruolo è verificare l'applicazione della legge, non riesaminare i fatti. La versione del Lavoratore, che descriveva un incidente grave con il danneggiato incastrato, era smentita dalle prove e dalle altre testimonianze che indicavano lievi graffi. La condanna per falsa testimonianza è stata quindi confermata.
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Falsa Testimonianza: Dichiarazioni Inutilizzabili ma Reato Confermato
Un Lavoratore è stato condannato per falsa testimonianza dopo aver negato in tribunale di aver acquistato droga da un imputato, contraddicendo le sue precedenti dichiarazioni alla polizia. La Corte d'Appello ha confermato la colpevolezza, riducendo la pena. Il Lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue dichiarazioni non potevano più essere considerate false perché il processo originale era stato riaperto e le sue testimonianze sarebbero diventate inutilizzabili per la decisione. Ha anche eccepito la possibilità di ritrattare. La Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che il reato di falsa testimonianza si configura al momento della dichiarazione mendace, indipendentemente dalla successiva inutilizzabilità della prova o dalla possibilità di ritrattazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Falsa testimonianza: il fatto non si riesamina in Cassazione
Due persone presentano ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa testimonianza. Le ricorrenti sostengono che la testimonianza non fosse pertinente e contestano la valutazione delle prove effettuata nei primi gradi di giudizio. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici spiegano che la pertinenza della testimonianza costituisce una questione di fatto già esaminata e motivata correttamente nel giudizio di merito. Non è consentito richiedere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità. Di conseguenza, le imputate vengono condannate al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuna alla Cassa delle Ammende.
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Calunnia e falsa testimonianza: Assoluzione prevale su condanna
Un uomo ha presentato ricorso in Cassazione contro l'assoluzione della sorella e del cognato, precedentemente condannati in primo grado per calunnia e falsa testimonianza. Le accuse riguardavano presunti atti persecutori, danneggiamenti, furti e aggressioni. La Corte d'Appello aveva assolto gli imputati, ritenendo che i fatti non sussistessero. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso dell'uomo, confermando l'assoluzione. Ha stabilito che la Corte d'Appello aveva correttamente rivalutato le prove, evidenziando ambiguità e l'inaffidabilità delle dichiarazioni dell'accusatore, escludendo la consapevolezza degli imputati di accusare un innocente. La sentenza sottolinea che la calunnia non è automatica se l'accusato viene prosciolto.
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