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Spese di lite del terzo chiamato: paga chi avvia la causa persa

Una società promissaria acquirente ha stipulato un preliminare di vendita per un immobile privo di agibilità. A seguito del fallimento del venditore, l’acquirente ha promosso un’azione di responsabilità professionale contro il curatore fallimentare, il quale ha chiamato in causa la propria compagnia assicurativa per essere garantito. Il Tribunale e la Corte d’Appello hanno rigettato la domanda principale, ponendo le spese di lite del terzo chiamato a carico dell’acquirente soccombente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’acquirente. La Corte ha ribadito che le spese di lite del terzo chiamato gravano sull’attore soccombente che ha provocato la chiamata, a meno che l’iniziativa del chiamante non sia palesemente arbitraria o manifestamente infondata. Nel caso di specie, l’esistenza di una polizza assicurativa professionale escludeva qualsiasi arbitrarietà della chiamata in garanzia.

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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 17152 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 3 n. 17152/2026)

La disciplina delle spese di lite del terzo chiamato nei processi civili

La gestione dei costi processuali rappresenta uno degli aspetti più delicati di una causa giudiziaria. In particolare, l’individuazione del soggetto tenuto al pagamento delle spese di lite del terzo chiamato richiede un’attenta valutazione del comportamento delle parti. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato questo tema, confermando un principio fondamentale per la tutela dei soggetti estranei coinvolti in un giudizio. Quando un attore promuove una causa infondata, egli deve farsi carico anche delle spese sostenute dai terzi che il convenuto ha dovuto chiamare in causa per difendersi.

La vicenda della compravendita e la chiamata in garanzia dell’assicurazione

La controversia nasce da un contratto preliminare per l’acquisto di un fabbricato. La Società Acquirente ha versato una caparra di seicentomila euro alla Società Venditrice, la quale si trovava in concordato preventivo. Successivamente, la Società Acquirente ha scoperto che l’immobile era privo del certificato di agibilità e della documentazione urbanistica necessaria.

Nel frattempo, la Società Venditrice è fallita. Il Curatore Fallimentare ha utilizzato la somma ricevuta per pagare un creditore ipotecario, lasciando le casse della procedura vuote. La Società Acquirente ha quindi avviato una causa di responsabilità professionale contro il Curatore Fallimentare per recuperare il denaro. Per tutelarsi, il Curatore Fallimentare ha chiamato in causa la propria Compagnia di Assicurazione, chiedendo di essere tenuto indenne da un’eventuale condanna.

Il Tribunale ha rigettato la domanda della Società Acquirente. Di conseguenza, il giudice ha condannato l’attrice a pagare le spese di difesa del Curatore Fallimentare e anche quelle della Compagnia di Assicurazione. La Corte d’Appello ha confermato questa decisione. La Società Acquirente ha quindi proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non dover pagare le spese dell’assicuratore poiché non aveva formulato alcuna domanda diretta contro di esso.

Le motivazioni: la tutela del terzo e le spese di lite del terzo chiamato

I giudici della Suprema Corte hanno dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei gradi precedenti. La Corte ha applicato il principio di causalità per regolare le spese di lite del terzo chiamato. Secondo questo orientamento, il rimborso delle spese sostenute dal terzo chiamato in garanzia spetta all’attore soccombente, qualora la chiamata in causa sia stata provocata e giustificata dalla domanda principale poi rigettata.

La responsabilità delle spese si sposta sul convenuto chiamante solo in casi eccezionali. Questo accade quando la chiamata in causa del terzo si rivela palesemente arbitraria o manifestamente infondata. Nel caso esaminato, il Curatore Fallimentare possedeva una regolare polizza assicurativa per la responsabilità professionale. La semplice esistenza di questa copertura esclude qualsiasi profilo di arbitrarietà o abuso del diritto di difesa. Il Curatore aveva il pieno diritto di chiamare in causa la propria assicurazione per garantirsi. Di conseguenza, la Società Acquirente, avendo promosso un’azione infondata, deve sopportare tutti i costi legali derivanti dal processo, compresi quelli dell’assicuratore.

Le conclusioni: la decisione definitiva della Cassazione sul caso

La Cassazione ha rilevato anche un ulteriore profilo di inammissibilità del ricorso. Le parti avevano infatti firmato un accordo transattivo dopo la notifica del ricorso ma prima del suo deposito. Questa transazione ha risolto definitivamente ogni pendenza tra la Società Acquirente e la Curatela. La transazione ha determinato la sopravvenuta carenza di interesse della Società Acquirente a proseguire il giudizio di legittimità.

La sentenza ribadisce l’importanza di valutare attentamente i rischi di un’azione legale prima di avviarla. Chi promuove un giudizio infondato rischia di dover risarcire non solo la controparte diretta, ma anche tutti i soggetti terzi legittimamente coinvolti nel processo. La Corte ha quindi condannato la Società Acquirente al pagamento delle spese processuali in favore della Curatela e al versamento del doppio del contributo unificato.

Chi deve pagare le spese legali del terzo chiamato in causa se l’attore perde la causa?
Le spese del terzo chiamato gravano sull’attore che ha perso la causa, poiché la sua domanda infondata ha costretto il convenuto a coinvolgere il terzo per difendersi.

Quando le spese del terzo chiamato restano invece a carico di chi lo ha evocato in giudizio?
Le spese rimangono a carico del soggetto che ha chiamato il terzo solo se l’iniziativa si rivela palesemente arbitraria o manifestamente infondata fin dall’inizio.

Cosa succede se le parti raggiungono un accordo transattivo durante il ricorso in Cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per la sopravvenuta carenza di interesse delle parti a proseguire la battaglia legale, avendo già risolto la lite privatamente.

Termini giuridici

Terzo chiamato
Soggetto estraneo al rapporto originario che viene inserito nel processo su richiesta di una delle parti per essere garantito o perché la causa lo riguarda.
Transazione
Contratto con cui le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro.
Inammissibilità
Difetto formale o sostanziale che impedisce al giudice di esaminare il merito di una domanda o di un ricorso.
Manleva
Accordo o clausola con cui un soggetto si impegna a tenere indenne un altro dalle conseguenze patrimoniali negative di un determinato evento o danno.
Soccombenza
Situazione in cui si trova la parte che perde la causa, la quale viene generalmente condannata a pagare le spese del processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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