LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Fatto di lieve entità: no se lo spaccio è organizzato con bilancini

La Corte di Cassazione ha escluso l’applicazione del ‘fatto di lieve entità’ per un caso di spaccio di droga. Un soggetto, trovato in possesso di stupefacenti già suddivisi in dosi, due bilancini di precisione e una notevole somma di denaro, aveva richiesto una pena più mite. I giudici hanno respinto la richiesta, ritenendo che tali elementi dimostrassero un’attività di spaccio organizzata e non occasionale, incompatibile con la lieve entità del reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell’imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 24063 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 24063/2023)

Spaccio organizzato: quando non si applica il fatto di lieve entità

La legge italiana prevede sanzioni diverse per i reati legati agli stupefacenti, a seconda della loro gravità. Una delle distinzioni più importanti riguarda il cosiddetto fatto di lieve entità, un’ipotesi che consente di applicare pene molto più basse quando lo spaccio è considerato di minima importanza. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce quali elementi impediscono il riconoscimento di questo beneficio, delineando il confine tra un’attività occasionale e una strutturata.

La vicenda: droga, bilancini e denaro

Il caso esaminato dai giudici riguarda una persona accusata di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Durante un controllo, le forze dell’ordine hanno trovato l’imputato in possesso non solo della droga, ma anche di una serie di oggetti che hanno subito insospettito gli inquirenti. La sostanza era già suddivisa in numerose bustine di cellophane termosaldate, pronte per la vendita al dettaglio. Oltre a questo, sono stati rinvenuti due bilancini di precisione e una somma di denaro considerata rilevante.

Di fronte a questi elementi, l’imputato è stato condannato nei primi gradi di giudizio. La sua difesa ha però tentato la carta del ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato dovesse essere qualificato come fatto di lieve entità, con una conseguente riduzione della pena.

La richiesta di applicare il fatto di lieve entità

La difesa ha basato il suo ricorso sulla tesi che l’attività del suo assistito non fosse così grave da meritare la sanzione ordinaria prevista per lo spaccio. L’obiettivo era ottenere il riconoscimento del quinto comma dell’articolo 73 del Testo Unico sugli Stupefacenti, che disciplina appunto i casi di lieve entità. Questa norma permette ai giudici di valutare la condotta nel suo complesso, considerando le modalità dell’azione, la quantità e qualità della droga e i mezzi utilizzati. Se il quadro generale appare di minima offensività, la pena può essere notevolmente più mite.

Le motivazioni: perché non è un fatto di lieve entità

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi difensiva, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno sottolineato che la valutazione del giudice di merito era stata corretta e ben motivata. Gli elementi raccolti non lasciavano spazio a dubbi: la suddivisione della droga in dosi, il possesso di ben due bilancini di precisione e la disponibilità di una cospicua somma di denaro non potevano essere considerati indici di un’attività marginale. Al contrario, questi fattori messi insieme disegnano il profilo di un’attività di spaccio organizzata, non estemporanea, e dotata di una certa professionalità. Secondo la Corte, un contesto simile è logicamente incompatibile con la nozione di fatto di lieve entità, che presuppone un’offensività minima del comportamento.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione

L’esito finale è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa decisione non solo conferma la condanna per l’imputato, ma lo obbliga anche a pagare le spese del procedimento e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per ottenere il beneficio della lieve entità non basta guardare solo alla quantità di droga, ma è necessario analizzare l’intero contesto. La presenza di strumenti e di un’organizzazione logistica per lo spaccio è un fattore decisivo che esclude la possibilità di una pena più lieve.

Cosa significa ‘fatto di lieve entità’ per i reati di droga?
È una qualifica giuridica che si applica ai casi di spaccio considerati meno gravi, sulla base di indici come le modalità dell’azione e la quantità di droga. Comporta l’applicazione di una pena notevolmente inferiore rispetto a quella ordinaria.

Quali elementi impediscono di riconoscere il fatto di lieve entità?
Elementi che indicano un’attività di spaccio organizzata e non occasionale, come il possesso di bilancini di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi e ingenti somme di denaro contante, generalmente escludono questo beneficio.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, la persona che ha presentato il ricorso viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Fatto di lieve entità
Una qualifica giuridica per reati di droga considerati meno gravi, che comporta una pena notevolmente ridotta. La sua applicazione dipende da criteri come la quantità di droga, le modalità dell'azione e il contesto.
Inammissibilità del ricorso
Decisione con cui un giudice non esamina nel merito un'impugnazione perché priva dei requisiti di legge, ad esempio se i motivi sono troppo generici o ripetitivi di argomenti già discussi.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con le somme derivanti da multe e ammende pagate in seguito a condanne penali. I fondi sono destinati a programmi di reinserimento sociale e prevenzione del crimine.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
Sigla che introduce la parte finale di una sentenza o di un'ordinanza, in cui il giudice enuncia la sua decisione conclusiva.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)