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Ricorso inammissibile per genericità: condanna confermata

Un uomo, condannato per ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione contestando sia la sua colpevolezza sia l’entità della pena. La Suprema Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. I giudici hanno stabilito che il primo motivo di appello era troppo vago e non specificava quali fossero gli errori della sentenza precedente. Anche la critica sulla quantificazione della pena è stata respinta, poiché la Corte d’Appello aveva motivato in modo logico e corretto la sua decisione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.

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Pubblicato il 15 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 23461 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 23461/2023)

Quando un appello non basta: il ricorso inammissibile per genericità

Nel diritto penale, presentare un ricorso contro una sentenza di condanna è un diritto fondamentale. Tuttavia, per essere efficace, l’atto di appello deve rispettare regole precise. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un esempio pratico di come un’impugnazione mal formulata possa portare a un esito negativo. La vicenda riguarda un uomo condannato per ricettazione, il cui tentativo di contestare la decisione si è scontrato con una dichiarazione di ricorso inammissibile per genericità. Questo principio sottolinea l’importanza di redigere motivi di ricorso chiari, specifici e pertinenti, senza i quali il giudice non può nemmeno entrare nel merito della questione.

I fatti alla base della vicenda

La storia inizia con una condanna per il reato di ricettazione, previsto dall’articolo 648 del Codice Penale. Un uomo era stato ritenuto colpevole di aver ricevuto o acquistato beni di provenienza illecita, pur conoscendone l’origine. Dopo la sentenza di primo grado, il caso era arrivato davanti alla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado avevano parzialmente riformato la prima decisione, rideterminando la pena finale in un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa. Nonostante questa parziale riforma, l’imputato, ritenendo ingiusta la condanna, decideva di giocare la sua ultima carta: il ricorso alla Corte di Cassazione.

I motivi del ricorso in Cassazione

L’imputato ha basato il suo ricorso su due argomenti principali. Con il primo, contestava in modo generico la sua responsabilità penale. In pratica, sosteneva di essere innocente, ma senza indicare in modo specifico quali prove fossero state valutate male o quali passaggi logici della sentenza d’appello fossero errati. Con il secondo motivo, invece, criticava la cosiddetta ‘dosimetria della pena’. Egli lamentava che la Corte d’Appello non avesse motivato a sufficienza la decisione sulla quantità di pena inflitta, ritenendola eccessiva e ingiustificata. L’obiettivo era ottenere un annullamento della condanna o, in subordine, un’ulteriore riduzione della sanzione.

La decisione della Corte: il ricorso inammissibile per genericità

La Corte di Cassazione ha esaminato entrambi i motivi e li ha respinti, dichiarando l’intero ricorso inammissibile. Per quanto riguarda la prima contestazione, quella sulla responsabilità penale, i giudici supremi hanno evidenziato la sua assoluta genericità. La legge richiede che un ricorso indichi con precisione le ragioni di fatto e di diritto per cui si contesta una sentenza. Un’affermazione vaga come ‘la sentenza è sbagliata’ non permette al giudice di capire dove si trovi l’errore e di esercitare il proprio controllo. Di fronte a una motivazione della Corte d’Appello ritenuta logica e coerente, un’impugnazione così formulata non ha alcuna possibilità di successo.

La valutazione sulla quantificazione della pena

Anche il secondo motivo, relativo alla quantificazione della pena, è stato giudicato infondato. La Cassazione ha chiarito che il suo ruolo non è quello di decidere nuovamente quale sia la pena ‘giusta’ in un caso. Il suo compito è solo verificare che il giudice precedente abbia seguito un percorso logico e corretto nel determinarla. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva spiegato le ragioni della sua scelta, condividendo il percorso motivazionale del tribunale di primo grado e adeguandolo dopo aver escluso un’aggravante. La decisione era quindi stata adeguatamente motivata e, di conseguenza, non poteva essere messa in discussione in sede di legittimità.

Le motivazioni: perché un ricorso generico non viene esaminato

La ragione fondamentale dietro la decisione della Cassazione risiede in un principio cardine del processo penale: la specificità dei motivi di ricorso. Un’impugnazione non è una semplice lamentela, ma un atto tecnico che deve ‘dialogare’ con la sentenza che contesta, individuandone i punti deboli in modo chirurgico. Dichiarare un ricorso inammissibile per genericità significa sanzionare un atto che non adempie a questa funzione. Se la difesa non indica con chiarezza gli errori logici o giuridici, il giudice dell’impugnazione non può sostituirsi ad essa e cercarli d’ufficio. La motivazione della Corte d’Appello era stata ritenuta congrua e logicamente corretta, rendendo l’attacco generico dell’imputato del tutto inefficace.

Le conclusioni: condanna definitiva e pagamento delle spese

L’esito finale è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa decisione ha reso la sentenza di condanna della Corte d’Appello definitiva e non più impugnabile. Oltre a vedere confermata la propria pena, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione economica è una conseguenza tipica dei ricorsi inammissibili e serve a scoraggiare impugnazioni presentate senza validi e specifici argomenti giuridici.

Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile per genericità’?
Significa che l’atto di appello non spiega in modo chiaro e specifico quali sono gli errori della sentenza che si contesta, impedendo al giudice di valutare il caso nel merito.

Posso contestare in Cassazione la quantità della pena che mi è stata data?
Sì, ma solo se si dimostra che la motivazione del giudice che ha deciso la pena è illogica, contraddittoria o inesistente. Non si può chiedere alla Cassazione di fare una nuova valutazione discrezionale.

Cosa succede dopo che un ricorso è dichiarato inammissibile?
La sentenza precedente diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Quando un appello viene respinto senza nemmeno essere esaminato nel merito, perché non rispetta i requisiti formali richiesti dalla legge, come la specificità dei motivi.
Dosimetria della pena
Il processo con cui il giudice decide la quantità esatta della sanzione (anni di carcere, importo della multa) da applicare al condannato, basandosi sulla gravità del reato e sulla personalità dell'imputato.
Vizio motivazionale
Un difetto nella spiegazione che il giudice fornisce nella sentenza per giustificare la sua decisione. La motivazione deve essere logica, coerente e completa.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con le somme pagate da chi viene condannato in un processo penale, in particolare quando il suo ricorso viene dichiarato inammissibile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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