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Perdita di chance: ente pubblico condannato senza confronto CV

Un dipendente di un ente pubblico ha agito in giudizio contro il datore di lavoro per essere stato escluso da una selezione per incarichi di maggiore responsabilità. La procedura si era conclusa senza una valutazione comparativa tra il suo curriculum e quello dei candidati scelti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell’ente al risarcimento del danno da perdita di chance. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro pubblico, anche se con rapporto di impiego ‘privatizzato’, ha l’obbligo di agire secondo buona fede e correttezza. Questo impone di specificare i criteri di selezione e di motivare la scelta attraverso un confronto trasparente tra tutti gli aspiranti, non essendo sufficiente motivare solo le qualità dei vincitori.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 13241 Anno 2023
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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 13241 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 13241/2023)

Selezione interna: quando la mancata comparazione genera risarcimento

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale nel diritto del lavoro, specialmente nel settore pubblico: la trasparenza nelle selezioni interne non è un’opzione, ma un dovere. Il caso ha riguardato un dipendente che si è visto negare la possibilità di accedere a un incarico superiore a causa di una procedura selettiva poco chiara, portando a una condanna del datore di lavoro per perdita di chance. Questa decisione chiarisce i limiti del potere discrezionale dell’azienda e rafforza le tutele per i lavoratori.

I fatti: una promozione mancata per assenza di confronto

La vicenda ha origine quando un tecnico geologo, dipendente di un’agenzia pubblica, partecipa a una selezione interna per ottenere posizioni di coordinamento e alta professionalità. L’ente, tuttavia, assegna gli incarichi ad altri candidati senza mai effettuare una valutazione comparativa tra i diversi profili. In pratica, la scelta finale è stata motivata solo evidenziando le qualità dei vincitori, ma ignorando completamente il curriculum e le competenze del lavoratore escluso. Sentendosi ingiustamente penalizzato, il dipendente ha deciso di rivolgersi al tribunale per chiedere un risarcimento per i danni subiti, inclusa la perdita di chance di ottenere la promozione.

Il potere del datore di lavoro non è assoluto

Il cuore del problema legale era stabilire fino a che punto si estende il potere del datore di lavoro, in questo caso un ente pubblico, nello scegliere a chi affidare incarichi di responsabilità. L’ente sosteneva di avere un potere discrezionale, simile a quello di un’azienda privata, nel selezionare i profili più adatti. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha specificato una differenza cruciale. Mentre l’imprenditore privato agisce in nome della libertà d’impresa, l’ente pubblico deve sempre operare rispettando i principi di buon andamento, efficienza e imparzialità. Questi principi si traducono in un obbligo di trasparenza che non può essere ignorato.

La violazione del dovere di buona fede e la perdita di chance

Secondo i giudici, l’ente ha violato i doveri di buona fede e correttezza, previsti dal Codice Civile, che si applicano a ogni contratto, compreso quello di lavoro. Agire in buona fede significa, in questo contesto, condurre la selezione in modo trasparente. L’ente avrebbe dovuto prima definire e comunicare i criteri di valutazione e poi procedere a una comparazione effettiva tra tutti i candidati. Omettendo questo confronto, ha privato il lavoratore della possibilità concreta di competere per la posizione. Questa mancanza ha causato un danno risarcibile, identificato proprio nella perdita di chance.

Le motivazioni: la trasparenza è un dovere, non un’opzione

La Corte ha affermato un principio di diritto molto chiaro: nel rapporto di pubblico impiego privatizzato, il rispetto del dovere di buona fede impone al datore di lavoro di specificare preventivamente i criteri di scelta e di effettuare una valutazione comparativa tra gli aspiranti. La motivazione dell’atto finale deve dare conto di questo confronto. Non è sufficiente dire perché i vincitori sono bravi; è necessario spiegare perché sono stati ritenuti migliori degli altri candidati. Questo rigore non è un ostacolo all’efficienza, ma una garanzia per i lavoratori e un riflesso del principio di buon andamento della pubblica amministrazione.

Le conclusioni: la vittoria del lavoratore e il risarcimento per la perdita di chance

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell’ente pubblico e ha confermato la sua condanna al pagamento delle spese legali. L’esito pratico è la vittoria del lavoratore, che ha visto riconosciuto il suo diritto a una procedura selettiva equa e trasparente. La sentenza stabilisce che, anche senza annullare le nomine dei colleghi, il dipendente ha diritto a un risarcimento economico per la perdita di chance subita. Questo caso rappresenta un importante monito per tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, sull’importanza di gestire le progressioni di carriera con correttezza e trasparenza.

Cos’è la ‘perdita di chance’ in una selezione interna?
È il danno che un lavoratore subisce quando il datore di lavoro, con un comportamento illegittimo (come una selezione non trasparente), gli toglie la possibilità concreta di ottenere una promozione o un incarico migliore. Il risarcimento non copre la promozione mancata, ma la perdita dell’opportunità di ottenerla.

Un datore di lavoro pubblico è libero di scegliere chi promuovere?
No, non completamente. Sebbene abbia un potere discrezionale, deve esercitarlo nel rispetto dei principi di buona fede, correttezza e trasparenza. Questo significa che deve basare le sue scelte su criteri oggettivi e su una valutazione comparativa di tutti i candidati.

Per ottenere un risarcimento, devo fare causa anche ai colleghi che hanno vinto la selezione?
No. Come chiarito da questa sentenza, la richiesta di risarcimento per perdita di chance è diretta solo contro il datore di lavoro. Non è necessario coinvolgere nel processo i lavoratori che hanno ottenuto l’incarico, poiché la loro posizione non viene messa in discussione.

Termini giuridici

Perdita di chance
La perdita di una concreta e reale possibilità di ottenere un risultato positivo o un vantaggio economico a causa del comportamento illecito di un'altra persona.
Buona fede e correttezza
Principi fondamentali secondo cui le parti di un contratto, incluso quello di lavoro, devono comportarsi in modo leale, onesto e trasparente l'una verso l'altra.
Litisconsorti necessari
Soggetti che devono obbligatoriamente partecipare a un processo perché la sentenza avrà effetti diretti e inscindibili anche nei loro confronti.
Pubblico impiego privatizzato
Rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici regolato in gran parte dalle norme del diritto privato e dal codice civile, come per i lavoratori del settore privato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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