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Lesioni personali e stato emotivo: ubriaco e arrabbiato non scusa

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali di un’imputata che aveva tentato di giustificare le sue azioni invocando uno stato di alterazione. La difesa sosteneva che la sua capacità di autodeterminazione fosse compromessa da stati emotivi e dall’assunzione volontaria di alcol. La Corte ha respinto queste argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: in tema di lesioni personali e stato emotivo, la rabbia o l’ubriachezza volontaria non escludono la responsabilità penale. L’intenzionalità del gesto è stata pienamente riconosciuta, rendendo definitiva la condanna e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di un’ammenda.

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Pubblicato il 11 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 20127 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 20127/2023)

Lesioni personali: quando rabbia e alcol non sono una scusa

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale del nostro diritto penale: la responsabilità per le proprie azioni non viene meno a causa di un momento di rabbia o per aver bevuto volontariamente. Il caso analizzato riguarda una condanna per lesioni personali e stato emotivo, dove l’imputata ha cercato di ottenere un’assoluzione sostenendo di non essere pienamente cosciente al momento del fatto. Vediamo come i giudici hanno affrontato la questione.

La vicenda all’origine della controversia

I fatti sono semplici ma emblematici. Una persona viene condannata per il reato di lesioni personali, previsto dall’articolo 582 del codice penale. Non accettando la decisione, decide di presentare ricorso fino all’ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione. La sua linea difensiva si basa su un punto preciso: al momento dell’aggressione, la sua capacità di controllarsi era compromessa.

La strategia difensiva: l’appello allo stato di alterazione

La difesa dell’imputata ha sostenuto che la sua cliente non fosse pienamente responsabile. Gli avvocati hanno evidenziato due fattori che, a loro dire, avrebbero dovuto escludere o almeno ridurre la sua colpevolezza. Il primo era la presenza di ‘stati emotivi e passionali’, come una forte rabbia, che avrebbero inciso sulla sua capacità di autodeterminazione. Il secondo era la volontaria assunzione di sostanze alcoliche, che avrebbe ulteriormente contribuito a questo stato di alterazione. In pratica, si sosteneva che l’imputata non fosse in grado di intendere e di volere al momento del fatto.

Lesioni personali e stato emotivo: cosa dice la legge

Il nostro ordinamento giuridico è molto chiaro su questo punto. L’articolo 90 del codice penale stabilisce che gli stati emotivi o passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità. Questo significa che agire spinti dalla rabbia, dalla gelosia o dalla paura non è, di per sé, una scusante valida per la legge. Allo stesso modo, l’articolo 92 del codice penale precisa che l’ubriachezza volontaria non esclude la responsabilità penale, anzi, in alcuni casi può costituire un’aggravante. La legge parte dal presupposto che chi si mette volontariamente in una condizione di alterazione deve accettarne le conseguenze.

Le motivazioni: la Cassazione conferma la piena responsabilità

La Corte di Cassazione ha ritenuto le argomentazioni della difesa del tutto infondate e generiche. I giudici hanno spiegato che la Corte d’Appello aveva già correttamente escluso qualsiasi incidenza degli stati emotivi e dell’assunzione di alcol sulla capacità di intendere e di volere dell’imputata. La Cassazione ha confermato che la scelta di bere alcolici è stata volontaria e che la rabbia non può giustificare un’aggressione. Anzi, i giudici hanno sottolineato come fosse stata correttamente accertata l”intenzionalità oppositiva’ della donna, ovvero la sua precisa volontà di commettere il reato. Il ricorso è stato quindi giudicato inammissibile, senza nemmeno entrare nel merito della vicenda.

Le conclusioni: nessuna scusante per la violenza

L’esito del processo è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questo significa che la condanna per lesioni personali e stato emotivo è diventata definitiva. L’imputata è stata inoltre condannata a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La decisione rafforza un messaggio importante: il sistema giuridico non tollera che la violenza venga giustificata da stati di alterazione auto-indotti. La responsabilità personale rimane il pilastro su cui si fonda la convivenza civile e la giustizia penale.

Se ferisco una persona mentre sono molto arrabbiato, sono punibile?
Sì, la legge stabilisce che gli stati emotivi o passionali, come la rabbia, di regola non escludono né diminuiscono la responsabilità penale.

Commettere un reato da ubriaco è un’attenuante?
No, se l’ubriachezza è volontaria o colposa, cioè non dovuta a caso fortuito o forza maggiore, la responsabilità penale non è esclusa né diminuita. Anzi, può essere considerata un’aggravante.

Cosa significa che un ricorso in Cassazione è ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso non possiede i requisiti tecnici richiesti dalla legge per essere esaminato nel merito. La Corte non entra nel vivo della questione, ma respinge l’atto, rendendo definitiva la condanna precedente.

Termini giuridici

Imputabilità
La capacità di una persona di comprendere il significato delle proprie azioni e di controllarle. È il presupposto fondamentale per essere considerati penalmente responsabili.
Stati emotivi e passionali
Intense condizioni psicologiche come rabbia, paura o gelosia. Secondo la legge italiana, di regola non escludono né diminuiscono la responsabilità per un reato.
Autodeterminazione
La capacità di un individuo di prendere decisioni in modo libero e consapevole, senza condizionamenti che ne annullino la volontà.
Profilo soggettivo del reato
L'elemento psicologico del reato, ovvero l'intenzione (dolo) o la negligenza (colpa) con cui una persona ha agito.
Inammissibilità del ricorso
Una decisione con cui il giudice dichiara che un appello o un ricorso non può essere esaminato nel merito, perché privo dei requisiti di legge. La sentenza impugnata diventa così definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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