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False Dichiarazioni sull’Identità: Condanna Definitiva per Ricorso Vago

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di false dichiarazioni sull’identità. L’imputato aveva tentato di contestare la sua colpevolezza, ma il suo ricorso finale è stato giudicato inammissibile. La Corte ha stabilito che l’atto di appello era troppo generico e non specificava in modo chiaro i motivi della contestazione, violando le regole processuali. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’imputato è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria. La decisione sottolinea l’importanza di redigere ricorsi precisi e dettagliati.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 14188 Anno 2023
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Pubblicato il 3 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 14188 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 14188/2023)

Mentire sull’identità: quando un ricorso generico porta alla condanna definitiva

Fornire informazioni non veritiere sulla propria identità a un pubblico ufficiale è un reato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, occupandosi di un caso di false dichiarazioni sull’identità. La vicenda non si è conclusa con un’analisi sul fatto in sé, ma su un errore procedurale che è costato caro all’imputato: la presentazione di un ricorso troppo vago. Questo caso dimostra come la forma, nel diritto, sia anche sostanza.

I fatti: una dichiarazione mendace e la condanna

La vicenda ha origine da un controllo di routine. Una persona, fermata dalle autorità, ha fornito generalità che non corrispondevano al vero. A seguito degli accertamenti, è emersa la falsità delle informazioni. Per questo motivo, l’individuo è stato processato e condannato per il reato di false dichiarazioni sull’identità personale. Questo reato, previsto dal codice penale, punisce chiunque attesti o dichiari falsamente a un pubblico ufficiale le proprie o altrui generalità, stato o altre qualità personali.

Il tentativo di difesa e l’appello in Cassazione

Non accettando la condanna, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio. La sua difesa si concentrava sul cosiddetto ‘profilo soggettivo’ del reato. In parole semplici, sosteneva di non aver agito con la piena intenzione di mentire o che la sua volontà fosse viziata. L’obiettivo era ottenere l’annullamento della sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello, che aveva già confermato la sua responsabilità penale, limitandosi a ridurre leggermente la pena.

Le motivazioni: perché il ricorso sulle false dichiarazioni sull’identità è stato respinto

La Corte di Cassazione non è entrata nel merito della questione, cioè non ha valutato se l’imputato avesse o meno l’intenzione di mentire. I giudici hanno fermato il processo a un livello precedente, dichiarando il ricorso ‘inammissibile’. La motivazione è stata puramente tecnica ma decisiva. Il ricorso era stato scritto in modo ‘generico e indeterminato’. Non indicava in modo specifico e chiaro quali parti della sentenza precedente fossero sbagliate e perché. La legge processuale penale (in particolare l’articolo 581) richiede che un atto di impugnazione contenga motivi precisi, che permettano al giudice di capire esattamente quali sono le critiche mosse alla decisione contestata. Un ricorso che si limita a esprimere un dissenso generico, senza argomentazioni dettagliate, non può essere esaminato.

Le conclusioni: la condanna per false dichiarazioni sull’identità è definitiva

L’inammissibilità del ricorso ha avuto una conseguenza molto pesante per l’imputato. La sentenza di condanna della Corte d’Appello è diventata automaticamente definitiva. Questo significa che la sua colpevolezza per il reato di false dichiarazioni sull’identità è stata accertata in via irrevocabile. Oltre a questo, l’imputato è stato condannato a pagare tutte le spese del processo e a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito: nel processo penale, non basta avere ragione, è fondamentale saperla far valere nel modo corretto, rispettando le regole e le forme previste dalla legge.

Cosa succede se fornisco un nome falso a un pubblico ufficiale?
Fornire un nome falso o altre informazioni personali non veritiere a un pubblico ufficiale (come un poliziotto) costituisce il reato di false dichiarazioni sull’identità, punito dal Codice Penale.

Cosa significa che un ricorso è dichiarato inammissibile?
Significa che il ricorso viene respinto senza essere esaminato nel merito perché manca dei requisiti di forma o di sostanza richiesti dalla legge, come la specificità dei motivi. La sentenza impugnata diventa definitiva.

Per fare appello contro una sentenza basta dire di non essere d’accordo?
No, non è sufficiente. L’atto di appello deve contenere motivi specifici, indicando chiaramente le parti della sentenza che si contestano e le ragioni giuridiche o fattuali a sostegno della propria tesi.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Un atto di impugnazione che viene respinto dal giudice senza essere esaminato nel merito, perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Profilo soggettivo del reato
L'elemento psicologico del reato, ovvero l'intenzione (dolo) o la negligenza (colpa) con cui una persona ha commesso il fatto illecito.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne penali, che utilizza i fondi per programmi di reinserimento dei detenuti.
Dispositivo (P.Q.M.)
La parte finale di una sentenza (Per Questi Motivi) in cui il giudice enuncia la sua decisione in modo conciso e definitivo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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