Definizione
La capacità di intendere e di volere di una persona al momento della commissione del fatto, necessaria per essere sottoposti a una pena.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 115 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 76% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 12%
- Rigettato 11%
- Inammissibile 76%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 777%
- Penale Sez. 612%
- Penale Sez. 211%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 9163/2005in 11 provvedimenti
- Cass. 31749/2015in 3 provvedimenti
- Cass. 11897/2018in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione proposta da un imputato condannato per furto, tentato furto e porto ingiustificato di un martello. La difesa contestava la ricostruzione della colpevolezza, il mancato riconoscimento del vizio totale o parziale di mente e la severità della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno rilevato la genericità delle censure difensive, le quali riproponevano argomentazioni già respinte senza attaccare i passaggi della sentenza d'appello. Di conseguenza, il collegio ha pronunciato la declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione. La pronuncia ha confermato in via definitiva la condanna penale inflitta nei gradi di merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per tentato omicidio ai danni della moglie convivente. La difesa contestava l'accertamento della sua capacità di intendere e di volere (imputabilità) al momento del fatto, sostenendo che non fossero state considerate ebbrezza alcolica e allucinazioni. Contestava anche l'applicazione della recidiva. La Corte ha confermato la decisione d'appello, che aveva ritenuto l'imputato pienamente capace, basandosi su una perizia psichiatrica. Le argomentazioni difensive sono state considerate mere rivalutazioni di fatti già esaminati, non idonee a superare la decisione precedente.
Continua »
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza che aveva confermato la sua responsabilità penale, contestando l'imputabilità, l'assenza di vizio di mente e la negata attenuante della provocazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che i motivi presentati fossero troppo generici e non affrontassero in modo specifico le dettagliate motivazioni della Corte d'Appello. La Cassazione ha ribadito che non può riesaminare il merito delle decisioni se queste sono già state adeguatamente motivate. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende. Questo caso evidenzia l'importanza di formulare ricorsi specifici per evitare un ricorso inammissibile.
Continua »
Un Lavoratore ha presentato un ricorso contro una sentenza di condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso penale inammissibile. Questo è avvenuto perché il ricorso era formulato in modo troppo generico. Inoltre, esso cercava di far rivalutare fatti già esaminati dai giudici precedenti, in particolare riguardo alla sua imputabilità (la sua responsabilità). La Corte ha quindi condannato il Lavoratore a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un Lavoratore è stato condannato per rapina (art. 628 CP). Ha fatto ricorso in Cassazione, contestando l'assenza di elemento oggettivo e soggettivo, l'applicazione della recidiva e la mancata prevalenza del vizio parziale di mente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che anche un possesso temporaneo integra l'elemento oggettivo della rapina e che il dolo generico è compatibile con il vizio parziale di mente. La sentenza conferma la condanna del Lavoratore, che deve anche pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Salerno, sostenendo la totale assenza di imputabilità al momento del reato. La difesa lamentava un vizio di motivazione dei giudici di secondo grado, i quali avevano invece riconosciuto soltanto il vizio parziale di mente sulla base della perizia psichiatrica disposta nel processo. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e privo di una reale critica logica alla perizia. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'Imputato al pagamento delle spese legali e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato accoglimento della richiesta di una perizia per l'imputabilità dell'imputato. La difesa sosteneva la necessità di svolgere un'indagine tecnica focalizzata sulle condizioni psichiche attuali del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta genericità del motivo. I giudici hanno chiarito che la capacità mentale deve essere accertata con riferimento al momento esatto di commissione del fatto di reato. Il ricorso non ha spiegato l'influenza dello stato mentale attuale rispetto alla responsabilità passata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di ricettazione (ricevere beni di provenienza illecita). Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua imputabilità (capacità di intendere e volere) e chiedendo una derubricazione (riclassificazione) del reato in una contravvenzione meno grave. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le argomentazioni infondate e ripetitive. La condanna per ricettazione è stata confermata, e il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
Continua »
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per resistenza a pubblico ufficiale dopo aver aggredito con violenza più agenti delle forze dell'ordine durante un controllo di servizio. La difesa ha contestato la mancata concessione delle attenuanti generiche e la configurazione del concorso formale di reati, invocando anche lo stato di alterazione alcolica dell'uomo. I giudici supremi hanno rigettato il ricorso evidenziando che l'azione violenta contro più pubblici ufficiali integra plurime violazioni e che i precedenti penali giustificano il rigore sanzionatorio.
Continua »
Un Individuo è stato condannato per danneggiamento. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua capacità di intendere e volere al momento del fatto e la determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero troppo generiche e non affrontassero specificamente le motivazioni della sentenza d'appello. Il giudice di merito aveva già escluso che il disturbo di personalità dell'Individuo incidesse sulla sua imputabilità. La Cassazione ha quindi confermato la condanna, obbligando l'Individuo a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Un uomo condannato per tentata estorsione ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata esecuzione di una perizia medico-legale. La difesa sosteneva che la condizione di sordomutismo dell'imputato potesse escludere la sua capacità di intendere e di volere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito il principio relativo a sordomutismo e imputabilità: questa condizione fisica non costituisce automaticamente uno stato psicopatologico incapacitante. Il giudice deve valutare la capacità reale caso per caso. Nel caso specifico, le prove e il comportamento durante il processo hanno dimostrato la piena consapevolezza dell'imputato. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha inflitto la sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
L'Imputato riceve una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia e tentata rapina. La difesa propone ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza della capacità di intendere e di volere al momento dei fatti a causa dell'abuso di sostanze stupefacenti e alcol. Inoltre, la difesa contesta i ritardi del perito depositante e la mancata sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che l'uso occasionale di droga non elimina la capacità di intendere e di volere, servendo un'intossicazione cronica con danni cerebrali permanenti. Inoltre, i ritardi burocratici del perito non invalidano la consulenza. La sospensione della pena resta esclusa perché l'uomo ha abbandonato la comunità terapeutica, dimostrando un concreto rischio di reiterare i reati.
Continua »
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza che lo ha condannato alla pena di sette mesi e dieci giorni di reclusione per la violazione della misura di prevenzione prevista dall'articolo 75 del decreto legislativo numero 159 del 2011. La difesa ha sostenuto l'assenza dell'elemento soggettivo a causa dell'uso di sostanze stupefacenti, ha invocato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex articolo 131-bis del codice penale e ha contestato l'entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assunzione di droghe non esclude l'imputabilità e che diciassette violazioni commesse in due mesi dimostrano una chiara abitualità della condotta, precludendo l'applicazione della particolare tenuità. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale ha violato ripetutamente le prescrizioni imposte, commettendo quattro infrazioni nell'arco di poco più di due mesi. Il difensore dell'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza dell'elemento soggettivo, la presenza di un vizio parziale di mente dovuto all'epilessia e la richiesta di proscioglimento per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'epilessia non determina uno stato permanente di infermità mentale, salvo il momento del raptus. Inoltre, le precedenti condanne per evasione e violazioni impediscono il riconoscimento della causa di non punibilità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e verserà tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un uomo ospite di una struttura di cura ha costretto due pazienti psichiatriche a compiere e subire atti sessuali. I giudici di merito lo hanno condannato per violenza sessuale aggravata, ritenendolo pienamente capace di intendere e di volere nonostante i suoi disturbi di personalità. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando il mancato rinnovo della perizia psichiatrica e contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo pregresse assoluzioni per vizio di mente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Il tema centrale riguarda il rapporto tra violenza sessuale e imputabilità: i disturbi della personalità e la discontinua assunzione di farmaci non escludono la colpevolezza quando il reo comprende il disvalore delle sue azioni e sfrutta consapevolmente la vulnerabilità delle vittime.
Continua »
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. L'imputato ha contestato la decisione precedente cercando di riaprire la discussione sulle proprie condizioni mentali. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte. Dagli atti di causa non è emersa alcuna patologia rilevante sul tema di imputabilità e disturbi psichiatrici. Per questa ragione, la Corte ha confermato la condanna penale. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando la propria capacità di intendere e di volere al momento del fatto. La difesa ha riproposto le medesime censure già analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio, chiedendo una nuova valutazione delle prove. I Supremi Giudici hanno pronunciato la totale inammissibilità del ricorso per cassazione, evidenziando che i motivi presentati risultavano generici e basati su questioni di mero fatto non deducibili nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha respinto definitivamente l'impugnazione e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese legali del procedimento, unitamente a una sanzione di tremila euro da versare in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa. L'imputato contestava la propria responsabilità penale, sostenendo di essere stato vittima di un furto d'identità, e contestava l'applicazione della circostanza aggravante della minorata difesa. La Suprema Corte ha confermato che lo svolgimento di trattative interamente online integra l'aggravante, poiché la distanza fisica consente di occultare l'identità e facilita la truffa online. È stata inoltre confermata la piena capacità di intendere e di volere dell'imputato, escludendo la necessità di una nuova perizia psichiatrica. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
L'Imputato, condannato per tentativo di rapina aggravata, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento del vizio parziale di mente. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero valutato erroneamente la perizia psichiatrica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sull'imputabilità effettuata nei gradi precedenti era logica, coerente e priva di contraddizioni. Di conseguenza, la Cassazione non può riesaminare le prove o proporre letture alternative della perizia, in quanto ciò spetta esclusivamente ai giudici di merito. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Un ente pubblico ha impugnato una cartella di pagamento contenente una pesante maggiorazione per il ritardo nel pagamento di una sanzione ambientale. Il pagamento era stato inizialmente sospeso da un giudice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la maggiorazione sanzioni amministrative del dieci per cento semestrale ha natura sanzionatoria e non risarcitoria. Di conseguenza, essa presuppone la colpa del debitore nel ritardo. Se l'efficacia esecutiva del provvedimento viene sospesa dal giudice, il ritardo non è imputabile al debitore. Pertanto, la maggiorazione non può essere applicata per tutto il periodo di durata della sospensione giudiziale.
Continua »