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Unico stabile, due ingressi: negata l’indennità portiere più stabili

La Corte di Cassazione ha negato il diritto all’indennità portiere più stabili a un lavoratore che prestava servizio in un unico edificio con due ingressi non comunicanti. Gli eredi del portiere sostenevano che la situazione fosse assimilabile a quella di chi lavora su due stabili distinti. La Corte ha invece stabilito che la clausola del CCNL del 1988 è chiara: l’indennità spetta solo in caso di pluralità di edifici. L’interpretazione letterale prevale, poiché la gestione di più ingressi in un solo stabile comporta un aggravio lavorativo diverso e minore rispetto alla gestione di più fabbricati. La richiesta degli eredi è stata quindi respinta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 11284 Anno 2026
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Pubblicato il 7 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 11284 Anno 2026 (Cass. civ. sez. lavoro n. 11284/2026)

Unico stabile, due ingressi: spetta l’indennità per più stabili?

Il lavoro di portierato in un condominio è regolato da specifiche norme contenute nei Contratti Collettivi Nazionali. Una di queste riguarda la cosiddetta indennità portiere più stabili, un compenso extra previsto per chi presta servizio in più di un edificio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un dubbio importante: questa indennità si applica anche a un portiere che lavora in un unico stabile, ma con due ingressi separati e non comunicanti? La risposta dei giudici è stata negativa, tracciando una linea netta tra le due situazioni.

La vicenda: un portiere e due ingressi

Il caso nasce dalla richiesta degli eredi di un portiere. Il lavoratore aveva prestato servizio per un Condominio il cui edificio, pur essendo unico, era dotato di due ingressi distinti e non collegati internamente. Secondo gli eredi, questa particolare conformazione logistica comportava un carico di lavoro maggiore, del tutto simile a quello di un portiere che deve sorvegliare due palazzi differenti. Per questo motivo, hanno chiesto al Condominio il pagamento dell’indennità speciale prevista dall’articolo 6 del CCNL di settore del 1988, pensata proprio per chi è “adibito a più stabili”.

La richiesta basata sull’interpretazione estensiva

La difesa degli eredi si basava su un’interpretazione estensiva della norma contrattuale. Sostenevano che lo scopo (la ratio) della norma fosse compensare il maggior disagio del lavoratore. A loro avviso, il disagio di controllare due ingressi separati nello stesso palazzo era ragionevolmente assimilabile a quello di controllare due palazzi diversi. Pertanto, la norma doveva essere applicata anche al loro caso, sebbene non fosse esplicitamente menzionato nel testo del contratto collettivo.

La posizione del Condominio e il focus sul testo

Il Condominio si è opposto alla richiesta, sostenendo una lettura rigorosa e letterale del contratto. La clausola parlava inequivocabilmente di “due o più stabili”, non di “due o più ingressi”. Secondo il datore di lavoro, estendere l’indennità a un caso non previsto avrebbe significato andare oltre la volontà delle parti sociali (sindacati e associazioni datoriali) che avevano firmato quel contratto. La questione è quindi arrivata fino alla Corte di Cassazione per una decisione definitiva.

Le motivazioni della Cassazione: l’indennità portiere più stabili non è estensibile

La Corte di Cassazione ha dato ragione al Condominio, rigettando il ricorso degli eredi. I giudici hanno spiegato che nell’interpretare un contratto collettivo, il primo criterio da seguire è quello letterale. Il testo dell’articolo 6 del CCNL 1988 è chiarissimo: il presupposto per l’indennità è la “pluralità di stabili”. La norma non menziona affatto l’ipotesi di un unico stabile con più ingressi. Secondo la Corte, il maggiore aggravio lavorativo derivante dalla gestione di più edifici è diverso e più significativo rispetto a quello di sorvegliare più accessi di un solo fabbricato. Le parti sociali, scrivendo il contratto, hanno volutamente limitato il compenso extra a una specifica situazione. A conferma di ciò, i giudici hanno notato che un successivo CCNL, quello del 1992, ha introdotto una specifica (e inferiore) indennità proprio per il caso di un unico stabile con più ingressi, dimostrando che le due ipotesi sono sempre state considerate distinte.

Conclusioni: cosa ci insegna questa sentenza

Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: le parole dei contratti contano. Salvo casi di ambiguità, un giudice non può estendere un beneficio economico a situazioni che non sono state esplicitamente previste, anche se appaiono simili. La sentenza chiarisce che l’indennità portiere più stabili è legata al numero di edifici serviti, non al numero di ingressi. Per i portieri che lavorano in un unico stabile con più accessi, il diritto a un compenso extra dipende da specifiche previsioni del CCNL applicabile, come quella introdotta nel 1992, e non può essere ottenuto attraverso un’interpretazione analogica di norme pensate per altri scenari. L’esito finale è stato quindi la vittoria del Condominio e la condanna degli eredi al pagamento delle spese legali.

Un portiere che lavora in un solo palazzo con due porte d’ingresso ha diritto all’indennità per più stabili?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’indennità prevista dal CCNL del 1988 spetta solo se il portiere presta servizio in due o più edifici distinti, non in un unico edificio con più ingressi.

Perché la Corte ha negato l’indennità in questo caso?
Perché il testo del contratto collettivo è molto chiaro e si riferisce esplicitamente a una ‘pluralità di stabili’. Secondo i giudici, il disagio di gestire più edifici è diverso da quello di gestire più ingressi, e le parti che hanno firmato il contratto hanno voluto premiare solo il primo caso.

Come vengono interpretati i contratti collettivi di lavoro?
I giudici li interpretano partendo dal significato letterale delle parole. Solo se il testo non è chiaro, si procede a ricostruire la comune intenzione delle parti che lo hanno stipulato, analizzando anche il loro comportamento successivo.

Termini giuridici

CCNL
Acronimo di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. È un accordo stipulato tra le organizzazioni dei datori di lavoro e quelle dei lavoratori per stabilire le regole base (salario, orari, ferie) di un intero settore professionale.
Ermeneutica contrattuale
L'insieme delle regole legali che guidano il giudice nell'interpretare il significato di un contratto quando il suo testo non è chiaro o è oggetto di discussione tra le parti.
Interpretazione estensiva
Un metodo di interpretazione con cui una norma, scritta per un caso specifico, viene applicata anche a un caso simile non previsto esplicitamente, perché si ritiene che la logica della norma lo includa.
Ratio della norma
La ragione fondamentale, lo scopo per cui una legge o una clausola contrattuale è stata creata. Capire la 'ratio' aiuta a interpretare correttamente la norma.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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