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Ricorso Generico in Cassazione: Furto e Condanna Definitiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l’appello di un imputato condannato per furto aggravato e uso illecito di carte di pagamento. Il motivo della decisione risiede nel fatto che l’imputato ha presentato un Ricorso in Cassazione generico, limitandosi a una critica vaga della sentenza precedente senza sollevare specifiche questioni di diritto. Questa pronuncia conferma un principio fondamentale: per essere esaminato, un ricorso deve essere preciso e dettagliato. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’imputato è stato condannato a pagare un’ulteriore somma alla cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15343 Anno 2023
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Pubblicato il 4 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15343 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 15343/2023)

Ricorso in Cassazione Generico: Quando l’Appello è Inutile

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre uno spunto importante sul funzionamento della giustizia penale. La vicenda riguarda una condanna per furto e uso illecito di carte di pagamento, ma il punto centrale è un altro: la Corte ha stabilito che un Ricorso in Cassazione generico non può essere accolto. Questo significa che non basta essere in disaccordo con una sentenza per contestarla; è necessario formulare critiche precise e fondate sulla legge. Vediamo insieme cosa è successo e quale lezione possiamo trarne.

Il Fatto all’Origine della Vicenda

La storia inizia con un reato comune ma grave. Due persone vengono accusate e poi condannate per furto aggravato in concorso. In particolare, i due si erano impossessati illecitamente di beni altrui, commettendo il fatto con destrezza e approfittando di alcune circostanze. Oltre al furto, gli imputati avevano utilizzato indebitamente carte di pagamento che non appartenevano a loro, un reato previsto dall’articolo 493 ter del codice penale. A seguito del processo di primo grado, i due soggetti erano stati giudicati colpevoli e condannati a una pena di un anno e quattro mesi di reclusione, oltre a una multa.

Il Tentativo di Appello in Cassazione

Uno degli imputati, non accettando la condanna confermata anche in appello, decide di fare un ultimo tentativo. Presenta quindi ricorso alla Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento. L’imputato, tramite il suo avvocato, sosteneva che la sentenza dei giudici precedenti fosse viziata da un difetto di motivazione. In parole semplici, accusava i giudici di non aver spiegato in modo logico e corretto le ragioni della sua condanna. Questo è uno dei motivi specifici per cui la legge permette di rivolgersi alla Cassazione.

Il Principio del Ricorso in Cassazione Generico

La Corte di Cassazione, tuttavia, non è nemmeno entrata nel merito della questione. Ha dichiarato il ricorso ‘inammissibile’, ovvero non meritevole di essere discusso. Il motivo è stato chiaro e netto: il ricorso era generico. L’imputato si era limitato a una critica superficiale e generale della sentenza, senza individuare in modo specifico e puntuale quali fossero gli errori logici o giuridici commessi dai giudici di merito. Un Ricorso in Cassazione generico, che non attacca punti precisi della decisione, è destinato a fallire in partenza.

Le Motivazioni: Perché un Appello Vago Non Funziona

La Corte ha spiegato che la legge richiede ‘specificità’ nei motivi di ricorso. Non si può semplicemente affermare che ‘la sentenza è sbagliata’. Bisogna indicare il passaggio esatto della motivazione che si ritiene errato e spiegare perché, sulla base della legge o della logica, quel ragionamento non regge. L’atto presentato dall’imputato era una ‘critica generica’ che non si confrontava realmente con le argomentazioni contenute nella sentenza impugnata. Di conseguenza, i giudici supremi non hanno potuto fare altro che respingere il tentativo, senza nemmeno analizzare se la condanna fosse giusta o sbagliata nel merito.

Le Conclusioni: Condanna Definitiva e Sanzione Aggiuntiva

L’esito è stato doppiamente negativo per l’imputato. In primo luogo, la dichiarazione di inammissibilità ha reso la sua condanna a un anno e quattro mesi di reclusione e 600 euro di multa definitiva e irrevocabile. In secondo luogo, è stato condannato a pagare le spese del procedimento e a versare un’ulteriore somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve proprio a scoraggiare la presentazione di ricorsi infondati o puramente dilatori, che sovraccaricano inutilmente il sistema giudiziario. La vicenda insegna che la giustizia ha le sue regole e la precisione è una di queste.

Cosa significa che un ricorso in Cassazione è ‘generico’?
Significa che l’atto di appello si limita a criticare la sentenza in modo vago, senza individuare e spiegare in modo preciso quali errori di legge o di logica avrebbe commesso il giudice precedente.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La condanna precedente diventa definitiva e non può più essere contestata. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Se vengo condannato per furto, posso sempre fare ricorso in Cassazione?
Si può sempre presentare ricorso, ma per avere una possibilità di successo è necessario che ci siano validi motivi di diritto. Un semplice disaccordo con la decisione non è sufficiente; il ricorso deve essere specifico e ben argomentato.

Termini giuridici

Ricorso per Cassazione
L'ultimo grado di giudizio, dove non si riesamina il fatto, ma si controlla solo la corretta applicazione della legge da parte dei giudici precedenti.
Inammissibilità
Una decisione che impedisce al giudice di esaminare la questione nel merito, perché il ricorso non rispetta i requisiti formali previsti dalla legge.
Motivazione generica
Un motivo di ricorso che critica la sentenza precedente in modo vago e superficiale, senza indicare con precisione gli errori di diritto o di logica commessi dal giudice.
Cassa delle ammende
Un fondo gestito dallo Stato dove finiscono le somme pagate a seguito di alcune condanne penali, per finanziare progetti di recupero per i detenuti.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
La sigla che introduce la parte finale della sentenza, dove il giudice enuncia la sua decisione definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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