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Recidiva Reiterata: Violenza e Passato Criminale Bloccano l’Appello

Un uomo, già condannato in passato, viene nuovamente giudicato colpevole per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L’imputato presenta ricorso in Cassazione contestando l’applicazione della ‘recidiva reiterata’, un’aggravante che aumenta la pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la decisione dei gradi precedenti era corretta, poiché la pericolosità sociale dell’uomo era evidente sia dalla violenza usata nel commettere i reati, sia dalla sua abituale tendenza a delinquere. La condanna diventa definitiva e l’uomo deve pagare le spese processuali e una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13636 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13636 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 13636/2023)

Recidiva Reiterata: Quando il Passato Criminale Pesa sulla Condanna

La giustizia penale non valuta solo il singolo reato, ma anche la storia criminale di chi lo commette. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio, confermando una condanna per resistenza e lesioni e soffermandosi sulla corretta applicazione della recidiva reiterata. Questo caso dimostra come la pericolosità sociale di un imputato, desunta dal suo comportamento e dai suoi precedenti, possa giustificare un trattamento sanzionatorio più severo, rendendo vane le contestazioni in sede di legittimità.

Il Fatto all’Origine della Vicenda

La vicenda giudiziaria nasce da un episodio di violenza. Un uomo viene processato e condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. La sua condotta, caratterizzata da una particolare aggressività, porta i giudici dei primi due gradi di giudizio a ritenerlo colpevole e a infliggergli una pena che tiene conto non solo del fatto in sé, ma anche del suo passato.

Il Ricorso in Cassazione e la Contestazione sulla Recidiva Reiterata

L’imputato non accetta la sentenza di condanna e decide di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo principale motivo di lamentela non riguarda la colpevolezza, ma un aspetto tecnico di grande importanza: l’applicazione dell’aggravante della recidiva reiterata. Secondo la sua difesa, i giudici di merito avrebbero sbagliato nel considerare i suoi precedenti penali per aumentare la pena, commettendo una violazione di legge. L’obiettivo era ottenere uno sconto di pena, eliminando l’aggravante contestata.

La Valutazione della Pericolosità Sociale

La Corte di Cassazione, tuttavia, respinge completamente la tesi difensiva. I giudici supremi chiariscono che il ricorso è inammissibile, ovvero non merita nemmeno di essere discusso nel merito. La ragione è semplice: la Corte d’Appello aveva motivato in modo logico e corretto la sua decisione. Aveva infatti spiegato che la pericolosità dell’imputato non era un’ipotesi astratta, ma un dato concreto che emergeva da due elementi chiari: la particolare violenza usata durante l’aggressione e la sua ‘dedizione abituale’ a commettere reati, specialmente contro il patrimonio. In altre parole, il suo passato criminale non era un dettaglio trascurabile, ma la prova di una tendenza a delinquere che giustificava pienamente l’aumento di pena.

Le Motivazioni: la Recidiva Reiterata come Specchio della Pericolosità

La decisione della Cassazione si fonda su un principio consolidato. La recidiva reiterata non è un automatismo, ma una valutazione che il giudice deve compiere caso per caso. In questa vicenda, la Corte ha stabilito che i giudici precedenti hanno fatto esattamente questo. Hanno collegato i precedenti dell’imputato al reato specifico per cui era a processo, notando una coerenza nel comportamento violento e antisociale. Non c’era, quindi, nessuna ‘manifesta illogicità’ o violazione di legge nel ragionamento della Corte d’Appello. Il ricorso è stato quindi giudicato un tentativo di ridiscutere questioni già adeguatamente decise, cosa non permessa in sede di Cassazione.

Le Conclusioni: Condanna Definitiva e Pagamento delle Spese

L’esito è netto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Questa decisione ha due conseguenze pratiche immediate per l’imputato. Primo, la sua condanna diventa definitiva e non più impugnabile. Secondo, viene condannato a pagare le spese del procedimento e a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza, quindi, non solo conferma la pena, ma aggiunge un ulteriore onere economico come sanzione per aver presentato un ricorso infondato.

Cos’è esattamente la recidiva reiterata?
È una circostanza aggravante che si applica a chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato e dichiarato recidivo in una precedente occasione. Comporta un aumento della pena prevista per il nuovo reato.

Un giudice è sempre obbligato ad applicare la recidiva?
No, l’applicazione della recidiva è facoltativa e non automatica. Il giudice deve valutare in concreto se i precedenti penali dimostrino una maggiore pericolosità sociale dell’imputato in relazione al nuovo reato commesso.

Cosa succede quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza di condanna diventa definitiva e non può più essere impugnata. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Recidiva reiterata
È la condizione di chi commette un nuovo reato dopo essere già stato dichiarato recidivo in precedenza. Comporta un aumento della pena.
Ricorso inammissibile
Un appello che la Corte di Cassazione respinge senza esaminarne il contenuto, perché i motivi presentati non rientrano tra quelli previsti dalla legge.
Manifesta illogicità
Un errore nel ragionamento del giudice così evidente e irrazionale da rendere la sua decisione invalida. È uno dei motivi per cui si può ricorrere in Cassazione.
Cassa delle ammende
Un ente statale a cui vengono versate somme di denaro derivanti da condanne penali, come multe o sanzioni per ricorsi inammissibili.
Dispositivo (P.Q.M.)
La parte finale di una sentenza o ordinanza in cui il giudice comunica la sua decisione in modo conciso (es. 'condanna', 'assolve', 'respinge').

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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