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Permesso per le spese, ma rubano: è evasione dagli arresti domiciliari

Due soggetti agli arresti domiciliari ottengono un permesso per uscire per ‘indispensabili esigenze di vita’. Invece, si recano in un supermercato per commettere un furto. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna per evasione dagli arresti domiciliari. Il principio sancito è chiaro: l’autorizzazione all’uscita è strettamente legata allo scopo per cui è stata concessa. Utilizzare il tempo del permesso per commettere reati non è una finalità autorizzata e, pertanto, costituisce evasione a tutti gli effetti. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, rendendo la condanna definitiva.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 12732 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 12732 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 12732/2023)

Evasione dagli arresti domiciliari: quando il permesso non basta

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale riguardo la evasione dagli arresti domiciliari. Anche se si dispone di un’autorizzazione del giudice per allontanarsi dalla propria abitazione in determinate fasce orarie, l’uso di questo permesso per finalità illecite integra comunque il reato di evasione. La decisione sottolinea che il permesso non è una ‘carta bianca’, ma è vincolato a scopi precisi e legittimi. Vediamo insieme i dettagli di questa importante pronuncia.

I fatti: un permesso usato per rubare

La vicenda riguarda due persone sottoposte alla misura della detenzione domiciliare. Entrambe avevano ricevuto dal Magistrato di sorveglianza un’autorizzazione ad allontanarsi dalla loro abitazione per alcune ore al giorno. Lo scopo del permesso era quello di provvedere alle loro ‘indispensabili esigenze di vita’. Tuttavia, i due hanno approfittato di questa finestra di libertà per recarsi presso un supermercato. Una volta all’interno, hanno rubato diversi prodotti, tra cui flaconi di shampoo e creme solari. Successivamente, la merce rubata è stata ritrovata durante una perquisizione presso l’abitazione della compagna di uno dei due. Sebbene il reato di furto sia stato poi archiviato per remissione di querela, la Procura li ha accusati di evasione.

La tesi della difesa

I due soggetti si sono difesi sostenendo di non aver commesso alcuna evasione. Il loro ragionamento era semplice: si erano allontanati dalla loro abitazione esattamente nella fascia oraria consentita dal provvedimento del giudice. Secondo la loro visione, il rispetto dell’orario era sufficiente a escludere qualsiasi violazione delle prescrizioni. L’aver commesso un furto durante quel tempo, a loro dire, era una questione separata che non incideva sulla legittimità del loro allontanamento dal domicilio.

Il principio sull’evasione dagli arresti domiciliari

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi difensiva. I giudici hanno stabilito un principio di diritto molto netto. L’autorizzazione a lasciare il luogo di detenzione domiciliare non sospende genericamente la misura restrittiva. Al contrario, la sospende solo per il tempo strettamente necessario a compiere l’attività specifica per cui è stata concessa. In questo caso, lo scopo era provvedere alle ‘esigenze di vita’, non commettere reati. Qualsiasi condotta che esula da questo perimetro, specialmente se illecita, rende l’allontanamento arbitrario e ingiustificato.

Le motivazioni: perché l’abuso del permesso è evasione

La Corte ha spiegato che i due soggetti hanno approfittato del permesso per una finalità completamente diversa e illecita. Questo comportamento tradisce la fiducia accordata dal giudice e snatura la funzione del permesso stesso. L’allontanamento non era finalizzato a soddisfare bisogni primari, ma a delinquere. Di conseguenza, il loro comportamento si configura come una vera e propria evasione dagli arresti domiciliari. I giudici hanno ribadito che integra il reato di evasione qualsiasi violazione delle prescrizioni, poiché l’autorizzazione è legata indissolubilmente alle esigenze che la giustificano. Uscire per rubare non rientra, evidentemente, tra queste esigenze.

Le conclusioni: la condanna definitiva

Sulla base di queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati. Questa decisione ha reso definitiva la loro condanna per il reato di evasione. Oltre alla conferma della pena, i due sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende. La sentenza rappresenta un monito importante: i permessi concessi durante la detenzione domiciliare devono essere rispettati non solo nella forma (gli orari), ma anche nella sostanza (lo scopo).

Se ho un permesso di uscita dagli arresti domiciliari, posso fare quello che voglio in quell’orario?
No. Il permesso è strettamente legato al motivo per cui è stato concesso, come lavoro, cure mediche o esigenze di vita. Svolgere attività diverse, specialmente se illecite, integra il reato di evasione.

Commettere un furto durante l’orario di permesso è considerato evasione?
Sì. Come stabilito dalla Cassazione in questo caso, approfittare dell’autorizzazione di uscita per commettere un reato è una finalità non consentita che rende l’allontanamento illegittimo e configura l’evasione.

Cosa succede se il reato per cui sono uscito (es. furto) viene archiviato o estinto?
La condanna per evasione può rimanere valida. Il reato di evasione consiste nell’essersi allontanati senza una giustificazione legittima. L’intenzione di commettere un altro reato dimostra questa assenza di giustificazione, a prescindere dall’esito di quel secondo reato.

Termini giuridici

Evasione
Il reato commesso da chi, legalmente arrestato o detenuto, si allontana dal luogo di detenzione (come la propria abitazione in caso di arresti domiciliari) senza autorizzazione.
Detenzione domiciliare
Una misura che obbliga una persona a rimanere nella propria abitazione o in un altro luogo specifico, con eventuali permessi di uscita concessi dal giudice per motivi precisi.
Magistrato di sorveglianza
Il giudice che supervisiona l'esecuzione delle pene e delle misure alternative alla detenzione, decidendo su permessi, sconti di pena e altre questioni relative alla vita del detenuto.
Remissione di querela
L'atto con cui la vittima di un reato ritira la propria denuncia (querela), causando l'estinzione del reato stesso quando questo è procedibile solo su iniziativa della parte offesa.
Inammissibilità del ricorso
Una decisione della Corte di Cassazione che impedisce l'esame del merito di un caso perché il ricorso presentato non rispetta i requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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