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Reato di molestie: ricorso inammissibile, condanna definitiva

Una persona, condannata per il reato di molestie a causa di atti di disturbo protratti nel tempo, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il reato fosse estinto per prescrizione e che i fatti fossero stati valutati erroneamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le argomentazioni erano generiche e miravano a ottenere una nuova valutazione delle prove, compito che non spetta alla Corte di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 26 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 8846 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 8846/2023)

Il reato di molestie e i limiti del ricorso in Cassazione

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso relativo al reato di molestie, confermando la condanna per una persona che aveva tenuto una condotta di disturbo prolungata nel tempo. Questa decisione sottolinea un principio fondamentale del nostro sistema giudiziario: la Corte di Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono riesaminare i fatti, ma un organo che valuta la corretta applicazione della legge. La vicenda nasce da una serie di atti di disturbo che hanno costretto la vittima a sporgere querela, dando inizio al procedimento penale.

La vicenda: dal disturbo continuo alla condanna

I fatti all’origine della causa riguardano una serie di comportamenti molesti e fastidiosi posti in essere da una persona nei confronti di un’altra. Queste azioni, ripetute e insistenti, hanno superato il limite della normale tollerabilità, integrando gli estremi del reato previsto dall’articolo 660 del Codice Penale. La situazione è diventata talmente insostenibile che la vittima ha deciso di rivolgersi alle autorità, presentando una querela. Il Tribunale, dopo aver analizzato le prove, ha ritenuto la persona colpevole, emettendo una sentenza di condanna. La data di presentazione della querela, il 29 maggio 2017, è stata identificata come il momento finale della condotta illecita.

I motivi del ricorso: un tentativo di rimettere in discussione i fatti

La persona condannata ha deciso di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, basando il suo ricorso su due argomenti principali. In primo luogo, sosteneva che il reato si fosse estinto per prescrizione, affermando che il momento consumativo del reato fosse antecedente a quello stabilito dal Tribunale. In secondo luogo, contestava la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove, proponendo una lettura alternativa della documentazione e degli eventi. In sostanza, la difesa chiedeva alla Cassazione di effettuare un nuovo accertamento dei fatti, sovrapponendosi a quello già compiuto dal giudice di merito.

Le motivazioni della Cassazione: il reato di molestie e l’inammissibilità

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo tutte le argomentazioni della difesa. I giudici hanno chiarito che le critiche mosse alla sentenza del Tribunale erano generiche e manifestamente infondate. La richiesta di ricalcolare la data di consumazione del reato di molestie e di rivalutare le prove documentali è stata considerata un tentativo inaccettabile di ottenere un nuovo giudizio di merito. La Cassazione ha ribadito il proprio ruolo di giudice di legittimità, il cui compito è verificare la corretta applicazione delle norme di diritto e la logicità della motivazione, non di riesaminare le prove come farebbe un tribunale di primo o secondo grado. Poiché i motivi del ricorso erano interamente ‘versati in fatto’, sono stati ritenuti non idonei a superare il vaglio di ammissibilità.

Le conclusioni: la condanna per il reato di molestie diventa definitiva

Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la sentenza di condanna per il reato di molestie è diventata definitiva. La persona ricorrente non solo ha visto confermata la sua colpevolezza, ma è stata anche condannata al pagamento delle spese processuali. Inoltre, i giudici hanno disposto il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione prevista nei casi in cui un ricorso viene respinto per colpa del ricorrente. Questa decisione finale chiude la vicenda, confermando che le condotte di disturbo persistente costituiscono un reato e che gli strumenti di impugnazione devono essere utilizzati nel rispetto dei limiti e delle funzioni di ogni grado di giudizio.

Cosa si rischia per il reato di molestie o disturbo alle persone?
L’articolo 660 del Codice Penale prevede la pena dell’arresto fino a sei mesi o un’ammenda. La scelta e la misura della pena dipendono dalla gravità e dalla durata della condotta.

Perché la Corte di Cassazione può dichiarare un ricorso inammissibile?
Un ricorso è inammissibile se non rispetta i requisiti di legge, se è presentato fuori termine oppure, come in questo caso, se propone censure sui fatti già accertati invece di contestare errori di diritto commessi dal giudice precedente.

Cosa succede quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva e non può più essere modificata. Inoltre, la persona che ha presentato il ricorso viene condannata a pagare le spese del procedimento e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità del ricorso
La decisione di un giudice di non esaminare un appello perché non rispetta i requisiti formali o di contenuto previsti dalla legge. In pratica, l'appello viene respinto senza entrare nel merito della questione.
Querela
L'atto con cui la vittima di un reato chiede formalmente allo Stato di perseguire penalmente il colpevole. È necessaria per alcuni reati che non vengono perseguiti d'ufficio.
Prescrizione del reato
L'estinzione di un reato dovuta al trascorrere di un determinato periodo di tempo stabilito dalla legge, senza che sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna.
Cassa delle ammende
Un ente statale finanziato con le somme derivanti da multe e sanzioni penali, i cui fondi sono destinati al miglioramento delle strutture carcerarie e a programmi di reinserimento.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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