LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Accordo tra le parti? L’azienda paga l’avvocato: la solidarietà

Un lavoratore e un’azienda raggiungono un accordo per chiudere una causa di licenziamento mentre è in corso l’appello, escludendo l’avvocato del dipendente. L’avvocato, non avendo ricevuto il saldo della sua parcella, fa causa all’azienda invocando la solidarietà professionale avvocato. La Corte di Cassazione gli dà ragione. Stabilisce che la responsabilità solidale della controparte per il pagamento delle spese legali scatta sempre quando la transazione avviene durante un ‘giudizio pendente’. È irrilevante che l’avvocato non abbia svolto attività concrete nella fase di appello. L’esistenza formale del processo al momento dell’accordo è sufficiente a far sorgere l’obbligo di pagamento anche per la controparte.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 26 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 6135 Anno 2023 (Cass. civ. sez. 2 n. 6135/2023)

Accordo tra le parti? L’avvocato va pagato comunque

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale a tutela dei legali: la solidarietà professionale avvocato. Questa regola protegge il diritto del professionista a ricevere il proprio compenso anche quando le parti decidono di chiudere una causa con un accordo privato, senza il suo coinvolgimento diretto. La vicenda analizzata chiarisce un punto cruciale: la responsabilità della controparte per le spese legali non dipende dall’attività concreta svolta dall’avvocato in una specifica fase processuale, ma dalla semplice pendenza del giudizio al momento della transazione.

I fatti del caso: un accordo che esclude il legale

La storia inizia con una causa di lavoro. Un lavoratore, assistito dal suo avvocato, impugna il licenziamento e vince in primo grado. Il Tribunale condanna l’azienda a reintegrarlo e a pagare le spese legali direttamente al difensore. L’azienda paga quanto stabilito dal giudice per quel grado di giudizio, ma decide di presentare appello.

Proprio mentre il processo d’appello è formalmente iniziato (con il deposito del ricorso in cancelleria), ma prima ancora che l’atto venga notificato, l’azienda e il lavoratore trovano un accordo. Firmano una transazione in sede sindacale, chiudendo definitivamente la questione. In questo accordo, però, non viene coinvolto l’avvocato del lavoratore, che deve ancora ricevere una parte consistente della parcella pattuita con il suo cliente. Di fronte al mancato pagamento, l’avvocato decide di agire direttamente contro l’azienda, sostenendo che essa fosse obbligata in solido con il suo ex cliente a saldare il suo onorario.

La questione giuridica: quando scatta la solidarietà professionale avvocato?

Il cuore del problema era stabilire se la regola sulla solidarietà professionale avvocato potesse applicarsi anche in questa situazione. L’azienda si difendeva sostenendo che l’avvocato non aveva svolto alcuna attività nel giudizio d’appello. Poiché l’accordo era intervenuto prima di qualsiasi udienza o atto difensivo, secondo l’azienda non c’era motivo per cui dovesse rispondere di compensi relativi a una fase processuale in cui il legale non aveva lavorato. Il Tribunale, in prima battuta, aveva dato ragione all’azienda, respingendo la richiesta del legale. La questione è quindi arrivata fino alla Corte di Cassazione.

Le motivazioni della Cassazione: la pendenza del giudizio è decisiva

La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione precedente, accogliendo pienamente le ragioni dell’avvocato. I giudici hanno chiarito che, ai fini della solidarietà professionale avvocato, l’elemento determinante è uno solo: l’esistenza di un ‘giudizio pendente’ al momento della transazione. Un giudizio d’appello, nel rito del lavoro, si considera ‘pendente’ dal momento in cui l’atto di ricorso viene depositato in tribunale, non dalla sua successiva notifica alla controparte.

Nel caso specifico, la transazione era stata firmata dopo il deposito del ricorso in appello. Pertanto, la causa era a tutti gli effetti in corso. La legge (articolo 13 della Legge Professionale Forense) ha lo scopo di evitare che le parti si accordino alle spalle dei loro difensori per eludere il pagamento delle parcelle. Se la lite viene chiusa con un accordo, tutte le parti che lo sottoscrivono diventano responsabili per il pagamento dei compensi maturati. È del tutto irrilevante, ha concluso la Corte, che l’avvocato non si fosse ancora costituito o non avesse compiuto atti difensivi in appello. La pendenza formale del processo è il presupposto sufficiente per attivare la tutela.

Le conclusioni: chi vince e cosa significa

La Corte di Cassazione ha cassato l’ordinanza del Tribunale e ha rinviato la causa allo stesso per una nuova decisione, che dovrà seguire il principio di diritto enunciato. In pratica, l’avvocato ha vinto. Il Tribunale dovrà ora riconoscere la responsabilità solidale dell’azienda e, con ogni probabilità, condannarla a pagare le somme richieste.

Questa sentenza rafforza la tutela del lavoro dell’avvocato. Stabilisce che il diritto alla solidarietà professionale avvocato non è legato alla quantità di lavoro svolto in una fase, ma al fatto che un accordo tra le parti abbia interrotto un processo pendente, impedendo al giudice di pronunciarsi anche sulle spese legali finali. È una garanzia fondamentale per la dignità e la remunerazione della professione forense.

Se il mio cliente si accorda con la controparte senza di me, chi paga le mie competenze?
Se l’accordo (transazione) avviene mentre la causa è pendente, sia il tuo cliente sia la controparte sono obbligati in solido a pagarti. Puoi quindi chiedere il pagamento a entrambi.

La solidarietà professionale vale anche se non ho ancora fatto nessun atto nella fase di appello?
Sì. Secondo la Cassazione, è sufficiente che il giudizio sia formalmente ‘pendente’ (ad esempio, con il solo deposito del ricorso in appello) perché scatti la responsabilità solidale, a prescindere dall’attività concreta svolta in quella fase.

Cosa si intende per ‘giudizio pendente’ ai fini della responsabilità solidale?
Si intende una causa legalmente avviata e non ancora conclusa. Nel caso di un appello nel rito del lavoro, il giudizio è considerato pendente dal momento del deposito del ricorso in cancelleria.

Termini giuridici

Transazione
Un contratto con cui le parti di una lite si fanno reciproche concessioni per porre fine alla controversia o per prevenirne una futura.
Giudizio pendente
Una causa legale che è formalmente iniziata e non si è ancora conclusa con una sentenza definitiva. Inizia con il deposito dell'atto introduttivo.
Distrazione delle spese
L'ordine del giudice che impone alla parte sconfitta di pagare le spese legali direttamente all'avvocato della parte vincitrice, anziché alla parte stessa.
Cassare con rinvio
Decisione della Corte di Cassazione che annulla la sentenza di un giudice precedente e rimanda il caso allo stesso giudice (in diversa composizione) per una nuova decisione, basata sui principi indicati dalla Corte.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)