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Competenza Misure di Prevenzione: non la residenza ma la pericolosità

Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso per atti persecutori, ha contestato la sorveglianza speciale disposta dal Tribunale di Venezia, sostenendo che la competenza fosse del Tribunale di Prato, suo luogo di residenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla competenza territoriale misure di prevenzione: non conta la dimora del soggetto, ma il luogo dove la sua pericolosità sociale si manifesta con maggiore intensità. In questo caso, il luogo di residenza della vittima. La decisione del Tribunale di Venezia è stata quindi confermata.

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Pubblicato il 22 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 6403 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 6403/2023)

Misure di prevenzione: dove si giudica la pericolosità sociale?

La legge prevede strumenti specifici, chiamati misure di prevenzione, per controllare persone ritenute socialmente pericolose. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce un aspetto cruciale di queste procedure: la competenza territoriale misure di prevenzione. Il caso analizzato aiuta a capire quale Tribunale ha il potere di decidere, specialmente quando le azioni pericolose avvengono a distanza.

La vicenda riguarda un uomo residente in Toscana, a Prato, accusato di atti persecutori (stalking) nei confronti di una persona che viveva in Veneto. Il Tribunale di Venezia gli aveva applicato la sorveglianza speciale, una misura che limita la libertà personale. L’uomo si è opposto, sostenendo che il Tribunale competente dovesse essere quello della sua città di residenza, Prato, da dove partivano le sue azioni.

La questione della competenza territoriale

Il cuore del problema era stabilire un criterio chiaro per la competenza. La difesa del soggetto sosteneva una logica semplice: se risiedo e agisco da Prato, il giudice naturale è quello di Prato. Questa interpretazione si basa su una lettura letterale della norma che lega la competenza al luogo di dimora della persona proposta per la misura.

Tuttavia, le misure di prevenzione non puniscono un reato già commesso, ma mirano a neutralizzare una pericolosità attuale e concreta. La domanda, quindi, non è solo ‘da dove agisce il soggetto?’, ma soprattutto ‘dove si manifestano gli effetti più gravi della sua pericolosità?’. Nel caso di atti persecutori, la pericolosità si concretizza nel luogo in cui la vittima subisce le intimidazioni e vive in uno stato di ansia e paura.

Il criterio della manifestazione della pericolosità

La Corte di Cassazione ha risolto il dubbio in modo netto. Ha stabilito che il criterio per individuare il giudice competente non è la residenza anagrafica del soggetto, ma il luogo in cui la sua pericolosità sociale si manifesta al momento della decisione. Questo principio protegge l’efficacia della misura di prevenzione.

Se le condotte pericolose avvengono in più luoghi, la competenza spetta al Tribunale del luogo in cui tali condotte appaiono di maggiore ‘spessore e rilevanza’. Nel caso specifico, le intimidazioni, sebbene originate dalla Toscana, producevano i loro effetti più gravi e concreti in Veneto, dove viveva la vittima. Pertanto, la pericolosità sociale si manifestava principalmente lì.

Le motivazioni della Cassazione sulla competenza territoriale misure di prevenzione

I giudici hanno richiamato un importante precedente delle Sezioni Unite, secondo cui la competenza territoriale misure di prevenzione si radica nel luogo dove la pericolosità è attuale e si manifesta. La Corte ha ritenuto la decisione dei giudici di Venezia logica e coerente. Essi avevano correttamente individuato nel Veneto il centro della manifestazione della pericolosità del soggetto.

La valutazione dei fatti compiuta nei gradi precedenti non poteva essere riesaminata dalla Cassazione, che ha il compito di controllare solo la corretta applicazione della legge. Poiché il principio di diritto era stato applicato correttamente, non c’erano motivi per annullare la decisione. La scelta del Tribunale di Venezia era, quindi, legittima.

Conclusioni: chi vince e cosa insegna la sentenza

L’esito è stato sfavorevole per il ricorrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. Di conseguenza, l’uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro a titolo di sanzione. La misura di prevenzione della sorveglianza speciale, decisa dal Tribunale di Venezia, è diventata definitiva.

Questa sentenza offre una lezione chiara: nelle misure di prevenzione, la legge si concentra sulla sostanza dei fatti e sulla tutela della sicurezza pubblica. La pericolosità di una persona non è un concetto astratto legato alla sua residenza, ma una realtà concreta che si manifesta dove le sue azioni producono danno e allarme sociale. Il luogo di residenza della vittima diventa quindi il fulcro per determinare il giudice competente.

Chi decide quale tribunale è competente per una misura di prevenzione?
Il tribunale competente è quello del luogo in cui la pericolosità sociale del soggetto si manifesta in modo attuale e più rilevante, non necessariamente dove risiede.

La mia residenza è importante per decidere il tribunale competente?
No, la residenza non è il criterio decisivo. La legge dà priorità al luogo dove le condotte pericolose producono i loro effetti più gravi.

Cosa significa ‘manifestazione della pericolosità’ in un caso di stalking?
Significa il luogo dove la vittima subisce le conseguenze degli atti persecutori, come ansia e paura, alterando le proprie abitudini di vita. È lì che la pericolosità diventa concreta.

Termini giuridici

Misura di prevenzione
Un provvedimento applicato a persone ritenute socialmente pericolose per prevenire la commissione di reati, indipendentemente da una condanna penale definitiva.
Competenza territoriale
La regola giuridica che stabilisce quale tribunale, in una specifica area geografica, ha il potere di decidere un determinato caso.
Pericolosità sociale
La valutazione sulla probabilità che una persona commetta futuri reati, basata sui suoi comportamenti e sul suo stile di vita.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
È la sigla che introduce la parte finale della sentenza, dove il giudice enuncia la sua decisione conclusiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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