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Calunnia e assegno: la Cassazione conferma condanna

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per calunnia a carico di una donna che aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno. Il titolo era stato in realtà consegnato dal marito come garanzia per un affare e la denuncia mirava a incolpare ingiustamente il creditore che aveva tentato di incassarlo. La Suprema Corte ha ritenuto infondati i motivi di ricorso, confermando la sussistenza dell’elemento psicologico del reato e rigettando la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto.

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Pubblicato il 12 settembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 3756 Anno 2025 (Cass. pen. sez. 6 n. 3756/2025)

Calunnia e Falsa Denuncia di Assegno: La Cassazione Fa Chiarezza

La calunnia è un reato insidioso che lede l’onore e la reputazione di un individuo, oltre a intralciare il corretto funzionamento della giustizia. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito i contorni di questa fattispecie, confermando la condanna di un’imputata per aver falsamente denunciato lo smarrimento di un assegno, sapendo che questo era stato legittimamente consegnato a un creditore. Analizziamo i dettagli di questa decisione per comprendere meglio le implicazioni legali.

I Fatti di Causa

La vicenda trae origine da un rapporto d’affari tra il marito dell’imputata e un terzo soggetto. Per garantire un’operazione economica legata all’acquisto di autovetture, il marito aveva consegnato al creditore un assegno di un importo considerevole, tratto sul conto corrente cointestato con la moglie. L’assegno era privo dell’indicazione del beneficiario e della data.

Successivamente, il creditore, vedendo sfumare l’affare e temendo di perdere il proprio investimento, compilò l’assegno a proprio nome e lo presentò all’incasso, ma senza successo. A questo punto, l’imputata presentò una denuncia per lo smarrimento dell’assegno, affermando di averlo compilato solo nell’importo per l’acquisto di un’automobile da un venditore di cui non conosceva i dati. In questo modo, accusava implicitamente il creditore di essersene appropriato indebitamente, pur sapendolo innocente.

La Corte di Appello aveva confermato la condanna di primo grado per il reato di calunnia, pur riducendo la pena grazie alla concessione delle attenuanti generiche, motivate dal ruolo ritenuto secondario dell’imputata nella vicenda.

I Motivi del Ricorso e la Tesi Difensiva

La difesa ha presentato ricorso in Cassazione articolando diversi motivi, tra cui:

  1. Vizio di motivazione sull’elemento psicologico: Si sosteneva che la Corte non avesse adeguatamente provato la consapevolezza e la volontà dell’imputata di accusare una persona innocente (il dolo), dato che la testimonianza del marito la descriveva come ignara dell’intera operazione commerciale.
  2. Travisamento della prova: La difesa contestava la conclusione dei giudici secondo cui fosse stata l’imputata a compilare l’assegno, ritenendola ingiustificata.
  3. Mancata applicazione dell’art. 131-bis c.p.: Si lamentava che la Corte di Appello non si fosse pronunciata sulla richiesta di proscioglimento per particolare tenuità del fatto, formulata durante la discussione.

Le Motivazioni della Suprema Corte sulla Calunnia

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, ritenendo infondati tutti i motivi. In primo luogo, i giudici hanno stabilito che le argomentazioni della Corte di Appello sulla responsabilità penale erano logiche e coerenti. La valutazione delle prove, incluse le dichiarazioni della persona offesa e i messaggi scambiati, aveva permesso di ricostruire un quadro probatorio solido, da cui emergeva chiaramente la consapevolezza dell’imputata. La Corte ha sottolineato che il ricorso non si confrontava specificamente con le ragioni analitiche esposte nella sentenza impugnata, limitandosi a riproporre una diversa lettura dei fatti, inammissibile in sede di legittimità.

In secondo luogo, e con particolare interesse giuridico, la Cassazione ha affrontato la questione della mancata risposta alla richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte ha ribadito un principio consolidato: il difetto di motivazione su un motivo di appello non può essere oggetto di ricorso per cassazione se il motivo stesso era originariamente inammissibile, come nel caso di una richiesta formulata in termini del tutto generici. La difesa, infatti, non aveva specificato le ragioni per cui il fatto dovesse essere considerato di particolare tenuità.

Le Conclusioni

La sentenza consolida l’orientamento giurisprudenziale in materia di calunnia legata alla falsa denuncia di smarrimento di assegni. Emerge chiaramente che, per configurare il reato, è sufficiente la consapevolezza di incolpare una persona che si sa essere innocente, anche se il proprio ruolo nella vicenda complessiva può apparire secondario. La decisione conferma inoltre che le richieste processuali, come quella relativa alla particolare tenuità del fatto, devono essere formulate in modo specifico e non generico per poter essere validamente esaminate dal giudice. In caso contrario, l’eventuale omissione di pronuncia non costituirà un vizio di motivazione censurabile in Cassazione. Questa pronuncia serve da monito sulla gravità delle false denunce e sulle conseguenze penali che ne derivano.

Perché l’imputata è stata condannata per calunnia?
È stata condannata perché ha presentato una falsa denuncia di smarrimento di un assegno, accusando così implicitamente il legittimo possessore (che aveva tentato di incassarlo) di un reato, pur sapendolo innocente. L’assegno non era stato smarrito ma consegnato volontariamente dal marito come garanzia.

Qual è stata la principale ragione del rigetto del ricorso da parte della Cassazione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso perché ha ritenuto che le motivazioni della Corte di Appello sulla responsabilità dell’imputata fossero logiche e ben fondate sulle prove disponibili. Il ricorso della difesa si limitava a proporre una lettura alternativa dei fatti, operazione non consentita nel giudizio di legittimità, senza contestare specificamente le argomentazioni della sentenza impugnata.

Perché non è stata accolta la richiesta di proscioglimento per “particolare tenuità del fatto” (art. 131-bis c.p.)?
La richiesta non è stata accolta perché la Cassazione ha ritenuto che la Corte di Appello non fosse tenuta a rispondere a un’istanza formulata in termini del tutto generici. Poiché la richiesta originale era viziata da inammissibilità per genericità, il mancato pronunciamento su di essa non costituisce un difetto di motivazione che possa essere fatto valere in Cassazione.

Termini giuridici

Calunnia
Reato che si configura quando una persona, con una denuncia, querela o altra comunicazione all'autorità giudiziaria, incolpa di un reato qualcuno che sa essere innocente.
Elemento psicologico del reato
L'atteggiamento mentale dell'autore del reato, che può consistere in dolo (volontà di compiere l'atto) o colpa (negligenza, imprudenza). Per la calunnia è richiesto il dolo.
Circostanze attenuanti generiche
Fattori non specificati dalla legge che il giudice può considerare per ridurre la pena, tenendo conto della gravità del reato e della capacità a delinquere del colpevole.
Ricorso per cassazione
Mezzo di impugnazione con cui si contesta una sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, ma solo per vizi di legittimità (violazione di legge o difetti di motivazione) e non per riesaminare i fatti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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