Bonifico domiciliato: criteri di responsabilità e diligenza
Il bonifico domiciliato è uno strumento di pagamento ampiamente utilizzato per inviare somme di denaro a soggetti che non possiedono un conto corrente. Tuttavia, la gestione di tali transazioni espone gli operatori a rischi legati all’identificazione del beneficiario. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha analizzato i confini della responsabilità professionale in caso di pagamento effettuato a un soggetto non legittimato.
Il caso del pagamento al falso beneficiario
La controversia nasce dall’azione legale intrapresa da una compagnia assicurativa contro un operatore postale. La compagnia aveva disposto un bonifico domiciliato a favore di un proprio cliente, ma la somma era stata riscossa da un terzo che aveva esibito un documento d’identità falso e fornito la password di sicurezza. La compagnia chiedeva il risarcimento del danno, sostenendo che l’operatore non avesse agito con la dovuta diligenza nell’identificare il percipiente.
La natura giuridica del bonifico domiciliato
Il tribunale ha inquadrato il bonifico domiciliato nello schema della delegatio solvendi (delegazione di pagamento). In questo contesto, il rapporto tra l’ordinante e l’operatore è regolato dalle norme sul mandato e dalla responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c. Ciò significa che l’operatore è tenuto a una diligenza professionale qualificata, ma non a una responsabilità oggettiva “in ogni caso”.
La decisione della Suprema Corte
La Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile poiché la parte ricorrente non ha depositato la copia autentica della sentenza notificata, violando le prescrizioni dell’art. 369 c.p.c. Nonostante il vizio procedurale, i giudici hanno chiarito che l’operatore postale ha fornito la prova liberatoria dimostrando di aver controllato la concordanza dei dati anagrafici, del codice fiscale e della parola chiave, verificando un documento d’identità privo di anomalie evidenti.
Le motivazioni
La Corte ha stabilito che non esiste un obbligo di richiedere due documenti d’identità per il pagamento di un bonifico domiciliato, definendo le circolari ABI come semplici raccomandazioni non precettive. Inoltre, è stato precisato che la mancata conservazione di una copia del documento d’identità non costituisce inadempimento, poiché tale prassi deve essere bilanciata con le normative sulla privacy e la protezione dei dati personali. La diligenza richiesta è quella del “buon banchiere”, che si esaurisce nel controllo di un documento apparentemente autentico e nel possesso delle credenziali di sicurezza da parte del beneficiario.
Le conclusioni
In conclusione, l’operatore che esegue un bonifico domiciliato è liberato dalla propria obbligazione se dimostra di aver seguito le procedure contrattuali e di aver effettuato i controlli standard previsti dalla prassi sociale. La sentenza sottolinea l’importanza per le aziende di predisporre flussi informatici completi, poiché l’omissione di dati anagrafici aggiuntivi da parte dell’ordinante può limitare la possibilità di contestare l’operato del delegato al pagamento.
Quale grado di diligenza è richiesto per il pagamento di un bonifico domiciliato?
È richiesta una diligenza professionale qualificata, che implica la verifica dell’identità del beneficiario tramite un documento apparentemente autentico e l’eventuale password di sicurezza fornita dall’ordinante.
Il prestatore è obbligato a richiedere due documenti d’identità?
No, la giurisprudenza chiarisce che le raccomandazioni ABI non sono precettive e che il riscontro di un singolo documento d’identità è normalmente sufficiente per l’identificazione.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione manca della copia autentica della sentenza?
Il ricorso viene dichiarato improcedibile, impedendo alla Corte di esaminare i motivi nel merito, a meno che la notifica non sia avvenuta entro termini brevissimi dalla pubblicazione.