Bonifico domiciliato: la responsabilità dell’operatore postale
Il bonifico domiciliato rappresenta uno strumento di pagamento diffuso, ma pone interrogativi complessi sulla responsabilità dell’intermediario in caso di truffa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione analizza i criteri di diligenza richiesti agli operatori professionali quando un terzo non legittimato riesce a riscuotere somme non dovute.
I fatti di causa
La controversia nasce dalla richiesta di risarcimento danni avanzata da una compagnia assicurativa nei confronti di un operatore postale. La compagnia aveva disposto un pagamento tramite bonifico domiciliato a favore di un beneficiario per il risarcimento di un danno. Tuttavia, la somma era stata riscossa da un terzo che, utilizzando un documento d’identità falso, era riuscito a identificarsi presso lo sportello. La compagnia, costretta a pagare nuovamente il legittimo beneficiario, chiedeva la condanna dell’operatore per inadempimento contrattuale.
La decisione della Corte
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile. Il ricorrente non ha depositato la copia autentica della sentenza notificata completa della relata di notificazione e dei messaggi PEC, violando l’art. 369 c.p.c. Nonostante il vizio procedurale, la Corte ha approfondito la questione di merito, confermando la validità della decisione di appello che aveva escluso la responsabilità dell’operatore postale.
Il bonifico domiciliato come delegazione di pagamento
I giudici hanno chiarito che il bonifico domiciliato non è equiparabile a un assegno bancario. Esso si configura come una delegatio solvendi inserita in un rapporto di mandato. Pertanto, non si applica per analogia la disciplina rigorosa dell’art. 43 della legge assegni, ma le regole generali sulla responsabilità contrattuale ex art. 1218 e 1176 c.c.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sul concetto di diligenza professionale. L’operatore postale ha dimostrato di aver seguito le procedure standard: ha verificato la concordanza dei dati anagrafici, ha controllato il codice fiscale e ha richiesto la password segreta fornita dall’ordinante. La Corte ha stabilito che l’esibizione di un singolo documento d’identità apparentemente autentico è sufficiente per assolvere l’obbligo di identificazione. Le raccomandazioni ABI che suggeriscono l’uso di due documenti non hanno valore precettivo e non possono essere imposte come standard obbligatorio se non previsto dal contratto.
Le conclusioni
Le conclusioni tratte dalla sentenza evidenziano che l’intermediario non risponde del pagamento a un creditore apparente se ha adottato tutte le cautele previste dal contratto e dalla prassi sociale. La responsabilità dell’operatore è esclusa quando l’errore nell’identificazione non è rilevabile con la diligenza media richiesta a un professionista del settore. Per le aziende, questo implica la necessità di implementare sistemi di sicurezza robusti, poiché la mera falsificazione di un documento, se ben eseguita, potrebbe non bastare a fondare una richiesta risarcitoria contro la banca o le Poste.
Cosa succede se un bonifico domiciliato viene pagato alla persona sbagliata?
L’operatore è responsabile a meno che non dimostri di aver agito con la diligenza professionale richiesta, verificando documenti e codici di sicurezza.
È necessario presentare due documenti d’identità per riscuotere il pagamento?
No, la legge e la giurisprudenza ritengono normalmente sufficiente il riscontro di un solo documento d’identità valido, salvo diverse istruzioni contrattuali.
Quale tipo di responsabilità grava sulla banca o sull’operatore postale?
Si tratta di una responsabilità di tipo contrattuale, che impone all’operatore di provare l’esatto adempimento o la non imputabilità dell’errore.