La validità della motivazione per relationem rappresenta un tema centrale nel diritto processuale penale contemporaneo. Spesso i ricorrenti lamentano che i giudici di secondo grado si limitino a richiamare la sentenza di primo grado senza un’autonoma valutazione dei fatti. Tuttavia, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 10108/2026, ha chiarito i rigorosi limiti entro cui tale contestazione può essere sollevata per evitare il rigetto del ricorso.
L’analisi dei fatti
Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per il reato di tentato furto aggravato. Dopo la conferma della sentenza in grado di appello, la difesa ha proposto ricorso per cassazione basandosi su un unico motivo: l’illegittimità della tecnica redazionale utilizzata dai giudici di secondo grado. Secondo il ricorrente, la Corte d’Appello avrebbe omesso una valutazione autonoma, limitandosi a una motivazione per relationem rispetto alla decisione del Tribunale.
La decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno rilevato che il motivo di doglianza era eccessivamente generico. Non è sufficiente, infatti, denunciare il rinvio motivazionale operato dal giudice d’appello; è necessario che il ricorrente specifichi quali argomenti, tra quelli proposti nell’atto di gravame, siano stati effettivamente ignorati o non adeguatamente trattati nella sentenza impugnata.
Le motivazioni
Le motivazioni della Cassazione si fondano su un consolidato orientamento giurisprudenziale. La tecnica della motivazione per relationem è considerata legittima quando il giudice di secondo grado, pur richiamando la sentenza di primo grado, dimostri di aver esaminato criticamente le tesi della difesa. L’inammissibilità del ricorso scaturisce dalla mancata indicazione dei “punti dell’atto di appello non valutati”. In assenza di questa specificazione, la censura si riduce a una critica formale priva di sostanza giuridica, rendendo impossibile per la Corte di legittimità riscontrare un effettivo vizio di motivazione. La genericità del ricorso ha inoltre comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza ribadisce che la difesa deve operare con estrema precisione tecnica nel contestare le sentenze d’appello. La motivazione per relationem non è di per sé un vizio, ma lo diventa solo se si traduce in un’omessa risposta a specifiche questioni sollevate dalle parti. Per i professionisti e i cittadini, questo provvedimento sottolinea l’importanza di una redazione puntuale dei motivi di ricorso, poiché la genericità conduce inevitabilmente alla chiusura del processo senza un esame nel merito e a gravose conseguenze economiche.
Cosa si intende per motivazione per relationem in ambito penale?
Si tratta di una tecnica redazionale con cui il giudice di appello richiama e fa proprie le argomentazioni della sentenza di primo grado per giustificare la conferma della condanna.
Perché un ricorso contro questo tipo di motivazione può essere dichiarato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile se il ricorrente non indica con precisione quali motivi di appello sono stati ignorati dal giudice, limitandosi a una critica generica del rinvio motivazionale.
Quali sono i costi legati a un ricorso dichiarato inammissibile in Cassazione?
Il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese processuali e, solitamente, di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, che nel caso analizzato è stata di tremila euro.