Termine Ricorso Cassazione: La Scadenza di un Giorno che Costa Caro
Nel processo penale, i tempi sono tutto. Il rispetto delle scadenze procedurali non è una mera formalità, ma un requisito fondamentale per la validità degli atti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci ricorda quanto sia rigido il termine ricorso cassazione e quali siano le gravi conseguenze di un suo mancato rispetto, anche per un solo giorno. La vicenda analizzata dimostra come la tardività dell’impugnazione porti inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, chiudendo di fatto ogni ulteriore possibilità di difesa nel merito.
I Fatti del Caso: Un Appello Depositato Fuori Tempo Massimo
Due soggetti avevano proposto ricorso per Cassazione avverso una sentenza emessa dalla Corte di Appello di Catania. La sentenza di secondo grado era stata pronunciata in udienza il 18 ottobre 2022 e il termine per il deposito delle motivazioni era stato fissato in 90 giorni. La Corte territoriale aveva rispettato tale termine, depositando la motivazione l’11 gennaio 2023.
A partire dalla scadenza del termine per il deposito della motivazione, la legge prevede un ulteriore termine di 45 giorni per presentare ricorso in Cassazione. Gli avvocati dei ricorrenti hanno depositato il loro atto di impugnazione il 3 marzo 2023. A un primo sguardo, la data potrebbe sembrare vicina alla scadenza, ma un calcolo attento ha rivelato un dettaglio fatale: il ricorso era stato presentato fuori tempo massimo.
La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile
La Suprema Corte, esaminando gli atti, ha dichiarato i ricorsi inammissibili con una procedura semplificata (de plano), senza necessità di udienza. La decisione si fonda su un presupposto inderogabile: la verifica della tempestività del ricorso è un’attività che il giudice deve compiere d’ufficio. Essendo emerso che il termine era stato superato, non c’era altra scelta se non quella di dichiarare l’inammissibilità dell’impugnazione. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: Il Calcolo del Termine Ricorso Cassazione
La motivazione della Corte si concentra sul rigoroso calcolo dei termini, come stabilito dall’articolo 585 del codice di procedura penale. La norma prevede che, nel caso in cui la motivazione della sentenza sia depositata entro il termine fissato dal giudice (in questo caso, 90 giorni), il termine per proporre ricorso è di 45 giorni. Tale termine decorre non dalla data effettiva di deposito, ma dalla scadenza del termine legale concesso al giudice precedente.
Nel caso specifico:
- Data dell’udienza d’appello: 18 ottobre 2022.
- Termine per il deposito della motivazione: 90 giorni. La scadenza di questo periodo era il 16 gennaio 2023.
- Inizio decorrenza termine per ricorrere: Il giorno successivo alla scadenza, ovvero il 17 gennaio 2023.
- Termine per il ricorso: 45 giorni a partire dal 17 gennaio 2023.
Facendo il calcolo, i 45 giorni scadevano il 2 marzo 2023. Il ricorso, depositato il 3 marzo 2023, risultava presentato un giorno oltre il limite perentorio. Questo ritardo, seppur minimo, è stato sufficiente per rendere l’impugnazione irricevibile, precludendo ogni esame sul merito delle questioni sollevate.
Le Conclusioni: L’Inderogabilità dei Termini Processuali
Questa ordinanza è un monito sull’importanza della precisione e della diligenza nella gestione delle scadenze processuali. Le conclusioni che possiamo trarre sono chiare e severe:
- I termini processuali sono perentori: La legge non ammette deroghe o giustificazioni per ritardi, salvo casi eccezionali non ravvisabili in questa vicenda.
- Il calcolo deve essere meticoloso: È fondamentale calcolare correttamente la decorrenza e la scadenza dei termini, tenendo conto delle specifiche disposizioni normative, come quella che fa partire il termine per l’impugnazione dalla scadenza del periodo concesso per la motivazione, e non dal suo effettivo deposito.
- Le conseguenze sono definitive: Un ricorso tardivo è inammissibile. Ciò significa che la sentenza impugnata diventa definitiva e non può più essere messa in discussione. Oltre a ciò, scattano sanzioni economiche a carico di chi ha proposto un ricorso inammissibile.
Qual è il termine per presentare ricorso in Cassazione dopo una sentenza d’appello con motivazione depositata in 90 giorni?
Il termine è di 45 giorni, come previsto dall’art. 585, comma 1, lett. c) del codice di procedura penale. Tale termine inizia a decorrere dalla scadenza del periodo di 90 giorni fissato per il deposito della motivazione, non dalla data effettiva del deposito stesso.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene presentato anche un solo giorno in ritardo?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Questa declaratoria impedisce alla Corte di esaminare le ragioni del ricorso e rende definitiva la sentenza impugnata. Inoltre, comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
La Corte di Cassazione deve sempre verificare se un ricorso è stato presentato in tempo?
Sì. La verifica della tempestività del ricorso è un controllo che la Corte deve effettuare d’ufficio, cioè di propria iniziativa, poiché rappresenta un presupposto processuale essenziale per la validità dell’impugnazione.