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Ricorso per cassazione reiterativo: inammissibilità

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per truffa. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso era una mera ripetizione dei motivi già esaminati e respinti dalla Corte d’Appello. Questo caso ribadisce il principio secondo cui un ricorso per cassazione reiterativo, privo di critiche specifiche alla sentenza impugnata, non può essere accolto, comportando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45958 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 45958/2023)

Ricorso per Cassazione Reiterativo: Quando l’Impugnazione è Inammissibile

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale: l’inammissibilità del ricorso per cassazione reiterativo. Quando un’impugnazione si limita a riproporre le stesse questioni già decise in appello, senza muovere una critica specifica e puntuale alla sentenza di secondo grado, la Corte di Cassazione non può che dichiararla inammissibile. Analizziamo questa pronuncia per comprendere le ragioni e le conseguenze di tale decisione.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine dalla condanna di un individuo per il reato di truffa, pronunciata in primo grado dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte d’Appello. Non rassegnato, l’imputato decideva di presentare ricorso per cassazione, affidando la sua difesa a una serie di motivi volti a contestare la decisione dei giudici di merito.

I Motivi del Ricorso per Cassazione Reiterativo

L’imputato ha basato il suo ricorso su due principali doglianze:

  1. La presunta violazione di legge e il vizio di motivazione riguardo al mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena (art. 163 c.p.).
  2. La presunta violazione di legge e il vizio di motivazione in relazione al diniego delle attenuanti generiche (art. 62-bis c.p.) e alla commisurazione della pena (art. 133 c.p.).

Tuttavia, come evidenziato dalla Corte di Cassazione, questi motivi non erano nuovi. Essi rappresentavano una mera e pedissequa riproposizione delle stesse questioni già sollevate e puntualmente respinte dalla Corte d’Appello. Il ricorso, di fatto, non conteneva una critica argomentata della sentenza di secondo grado, ma si limitava a ripetere le argomentazioni precedenti.

La Decisione della Corte di Cassazione

Di fronte a un ricorso per cassazione reiterativo, la Corte ha adottato una posizione netta e conforme al suo consolidato orientamento: ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione richiamando un principio cardine della procedura penale: il ricorso per cassazione deve avere una funzione di critica puntuale e specifica contro la sentenza impugnata. Non può risolversi in una semplice ripetizione di argomenti già esaminati e disattesi nel grado precedente. Un ricorso così formulato è considerato solo apparentemente specifico, poiché non adempie alla sua funzione tipica, che è quella di evidenziare vizi di legittimità (violazioni di legge) o vizi logici manifesti nella motivazione della decisione d’appello.

I giudici hanno sottolineato che le doglianze dell’imputato non miravano a denunciare reali violazioni normative o palesi illogicità, ma piuttosto a sollecitare un nuovo e non consentito esame del merito della vicenda. La Corte di Cassazione, infatti, non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare le prove e i fatti, ma un giudice di legittimità che deve verificare la corretta applicazione del diritto e la coerenza logica della motivazione.

L’inammissibilità scatta, quindi, quando l’appello si limita ad “attaccare” la persuasività, l’adeguatezza o la puntualità della motivazione della corte inferiore, senza dimostrarne la sua manifesta illogicità, la sua totale mancanza o la sua contraddittorietà intrinseca o con atti processuali decisivi.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un insegnamento cruciale per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione. È indispensabile che il ricorso non sia una fotocopia dei motivi d’appello. Deve, invece, contenere un’analisi critica e argomentata delle ragioni esposte nella sentenza di secondo grado, individuando con precisione dove e perché il giudice d’appello avrebbe errato nell’applicare la legge o nel costruire il suo percorso logico-giuridico. In assenza di tale specificità, il ricorso per cassazione reiterativo è destinato all’inammissibilità, con le conseguenti sanzioni economiche per il ricorrente.

Quando un ricorso per cassazione è considerato “reiterativo”?
Un ricorso è considerato reiterativo quando si limita a riproporre le medesime questioni e argomentazioni già presentate e respinte nel precedente grado di giudizio (in questo caso, l’appello), senza formulare una critica specifica e puntuale alla motivazione della sentenza che si intende impugnare.

Qual è la conseguenza di un ricorso per cassazione reiterativo?
La conseguenza principale è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Ciò significa che la Corte di Cassazione non entra nel merito delle questioni sollevate. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, come la somma di tremila euro alla Cassa delle ammende nel caso di specie.

La Corte di Cassazione può riesaminare i fatti e le prove del processo?
No. L’ordinanza ribadisce che la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non di merito. Il suo compito non è quello di riesaminare le prove o di fornire una diversa valutazione dei fatti, ma di verificare la corretta applicazione delle norme di diritto e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Un ricorso che mira a una rivalutazione dei fatti è, pertanto, inammissibile.

Termini giuridici

Ricorso per cassazione
È l'atto con cui si impugna una sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, il più alto grado di giurisdizione, per vizi di legittimità (violazione di legge) e non per riesaminare i fatti.
Inammissibile
Si dice di un atto giuridico (come un ricorso) che non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Reiterativo
Che ripete argomenti, motivi o questioni già precedentemente presentati e decisi in un'altra fase del giudizio.
Doglianze
Le lamentele o i motivi di critica che una parte muove contro una decisione giudiziaria nel proprio atto di impugnazione.
Motivazione
La parte di una sentenza o di un'ordinanza in cui il giudice espone le ragioni di fatto e di diritto che giustificano la sua decisione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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