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Ricorso inammissibile per motivi generici: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché le contestazioni sulla pena erano formulate in modo generico, senza un confronto specifico con le motivazioni della sentenza d’appello. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una multa.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44319 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 44319/2023)

Ricorso inammissibile: quando i motivi generici non bastano in Cassazione

L’ordinanza n. 44319/2023 della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale del nostro sistema processuale: per contestare una sentenza, non è sufficiente una critica generica. Un ricorso inammissibile è la conseguenza diretta di motivi d’appello che non si confrontano specificamente con le ragioni della decisione impugnata. Questo caso offre uno spunto chiaro su come devono essere strutturate le impugnazioni per evitare una declaratoria di inammissibilità e la conseguente condanna alle spese.

I fatti del processo

Un imputato, a seguito di una condanna in Corte d’Appello, ha presentato ricorso per Cassazione. Le sue doglianze si concentravano esclusivamente sul trattamento sanzionatorio ricevuto. In particolare, il ricorrente contestava la commisurazione della pena, la mancata concessione delle attenuanti generiche e il riconoscimento della recidiva. L’obiettivo era ottenere una revisione della pena, ritenuta eccessivamente aspra.

Analisi di un ricorso inammissibile

Il cuore della decisione della Suprema Corte risiede nella valutazione della qualità dei motivi presentati dal ricorrente. La Corte ha osservato che le contestazioni erano formulate in modo del tutto generico. Il ricorrente si era limitato a enunciare principi generali in materia di pena e circostanze attenuanti, senza però entrare nel dettaglio delle motivazioni espresse dalla Corte d’Appello di Bari. Mancava, in sostanza, un confronto critico e puntuale con la sentenza impugnata, che invece aveva fornito una spiegazione dettagliata delle ragioni che avevano portato a quella specifica determinazione della pena.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale ha ritenuto che il ricorso dovesse essere dichiarato inammissibile. I giudici hanno sottolineato che la valutazione sulla commisurazione della pena, sulla concessione o negazione delle attenuanti e sul giudizio di recidiva costituisce un ‘giudizio di merito’. Tale giudizio, se logicamente e adeguatamente motivato dal giudice dei gradi inferiori, è ‘insindacabile’ in sede di legittimità. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità del suo ragionamento. Poiché i motivi del ricorso erano astratti e non attaccavano le specifiche argomentazioni della sentenza d’appello, l’impugnazione è stata giudicata priva dei requisiti minimi per poter essere esaminata.

Le conclusioni

Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito: un’impugnazione efficace deve essere specifica, dettagliata e deve ‘dialogare’ con la sentenza che contesta. Limitarsi a esprimere un dissenso generico equivale a presentare un ricorso destinato al fallimento, con l’ulteriore aggravio di costi per il proponente.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano generici. L’imputato ha contestato la pena senza confrontarsi specificamente con le ragioni dettagliate fornite dalla Corte d’Appello nella sua decisione.

Cosa accade quando un ricorso penale in Cassazione è dichiarato inammissibile?
In base a questa ordinanza, quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in 3.000 euro.

La Corte di Cassazione può modificare l’entità di una pena decisa da un tribunale inferiore?
Generalmente no. La Corte ha ribadito che la determinazione della pena è un ‘giudizio di merito’. Se la decisione del giudice inferiore è correttamente motivata, essa è ‘insindacabile’ (cioè non riesaminabile) in sede di Cassazione, la quale si limita a un controllo di legittimità e logicità della motivazione.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Un'impugnazione che viene respinta da un giudice in via preliminare perché priva dei requisiti di forma o di sostanza previsti dalla legge, senza quindi esaminarne il merito.
Trattamento sanzionatorio
L'insieme delle decisioni del giudice riguardo alla tipologia e all'entità della pena da applicare a un soggetto condannato.
Attenuanti generiche
Circostanze non espressamente previste dalla legge che il giudice può valutare per diminuire la pena, in base al contesto del reato e alla personalità dell'imputato.
Recidiva
La condizione giuridica di chi commette un nuovo reato dopo essere stato condannato per uno precedente, che può comportare un aumento della pena.
Cassa delle ammende
Un fondo statale alimentato da multe e sanzioni pecuniarie processuali, destinato a finanziare progetti di prevenzione della criminalità e di reinserimento dei condannati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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