Inammissibilità ricorso: la Cassazione ribadisce i paletti per l’appello
L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 43768/2023 offre un importante spunto di riflessione sui requisiti formali e sostanziali che un ricorso deve possedere per superare il vaglio di ammissibilità. Quando un ricorso è vago, ripetitivo o manifestamente infondato, la conseguenza è drastica: l’inammissibilità ricorso, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Analizziamo insieme questa decisione per capire quali sono gli errori da evitare.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine dal ricorso presentato da un individuo condannato dalla Corte d’Appello di Bari per i reati di tentata estorsione con uso di violenza fisica e violenza privata. Il ricorrente basava la sua difesa su due principali doglianze:
- Il mancato riconoscimento della causa di non punibilità prevista dall’art. 649 del codice penale, applicabile a specifici reati commessi in danno di congiunti.
- La mancata concessione dell’esimente della particolare tenuità del fatto, disciplinata dall’art. 131-bis c.p., in relazione al reato di violenza privata.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha esaminato entrambi i motivi e li ha ritenuti inidonei a proseguire, dichiarando l’intero ricorso inammissibile. La decisione si basa su una valutazione critica della modalità con cui sono state formulate le censure, evidenziando carenze strutturali che ne hanno compromesso l’efficacia.
Il Primo Motivo: l’inammissibilità ricorso per genericità
La Cassazione ha qualificato il primo motivo come aspecifico e reiterativo. In pratica, il ricorrente non ha fatto altro che riproporre le medesime argomentazioni già presentate e respinte in modo dettagliato e logico dalla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado avevano chiaramente spiegato le ragioni per cui la fattispecie di tentata estorsione aggravata dalla violenza rendeva inapplicabile la causa di non punibilità dell’art. 649 c.p. La Suprema Corte ha sottolineato che il ricorso non può essere una semplice fotocopia dell’appello, ma deve contenere una critica specifica e puntuale al ragionamento del giudice precedente. La mancanza di questa specificità conduce inevitabilmente a una pronuncia di inammissibilità ricorso.
Il Secondo Motivo: l’infondatezza della Particolare Tenuità del Fatto
Anche la seconda doglianza è stata respinta come generica e manifestamente infondata. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione dell’art. 131-bis c.p. senza, tuttavia, confrontarsi adeguatamente con la motivazione della Corte d’Appello. La Cassazione ha colto l’occasione per ribadire un importante principio di diritto: nella valutazione della tenuità del fatto, il giudice non è obbligato a esaminare analiticamente tutti i parametri indicati dall’art. 133 c.p. (gravità del danno, intensità del dolo, ecc.). È sufficiente che indichi gli elementi ritenuti più rilevanti per escludere la particolare tenuità. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva correttamente ritenuto la condotta non tenue, e il ricorso non ha saputo scalfire la logicità di tale valutazione.
Le Motivazioni della Decisione
Le motivazioni della Suprema Corte sono chiare e dirette. Un ricorso per Cassazione, per essere ammissibile, deve superare un filtro di specificità e pertinenza. Non è sufficiente esprimere un generico dissenso verso la sentenza impugnata. È necessario, invece, individuare con precisione il vizio logico o giuridico nel ragionamento del giudice d’appello e sviluppare un’argomentazione critica coerente. La reiterazione di doglianze già esaminate e respinte, senza l’aggiunta di nuovi e validi argomenti, svuota il ricorso della sua funzione, trasformandolo in un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul merito, che non è consentito.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
L’ordinanza in esame rappresenta un monito per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione. La redazione del ricorso richiede un’analisi approfondita della sentenza impugnata e la formulazione di censure mirate, specifiche e non meramente ripetitive. Affrontare il giudizio di legittimità con leggerezza o con argomenti deboli non solo non porta al risultato sperato, ma comporta conseguenze economiche negative, come la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La decisione conferma che l’inammissibilità ricorso è uno strumento procedurale essenziale per garantire l’efficienza del sistema giudiziario, sanzionando le impugnazioni dilatorie o prive di fondamento.
Quando un motivo di ricorso in Cassazione viene considerato aspecifico e reiterativo?
Un motivo di ricorso è considerato aspecifico e reiterativo quando si limita a riproporre le stesse doglianze già espresse e decise nel grado di appello, senza muovere una critica puntuale e specifica al ragionamento logico-giuridico della sentenza impugnata.
Per escludere la particolare tenuità del fatto, il giudice deve analizzare tutti i parametri dell’art. 133 c.p.?
No. Secondo la giurisprudenza di legittimità, la valutazione complessiva richiesta per l’applicazione o l’esclusione dell’art. 131-bis c.p. non comporta la necessaria disamina di tutti gli elementi previsti dall’art. 133 c.p., essendo sufficiente l’indicazione di quelli ritenuti rilevanti per la decisione.
Quali sono le conseguenze economiche della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in tremila euro.