Ricorso Inammissibile: L’Analisi della Cassazione sui Motivi Generici e Ripetitivi
L’ordinanza n. 43141/2023 della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla corretta redazione degli atti di impugnazione. Un ricorso inammissibile non è solo una sconfitta processuale, ma anche un esito che comporta conseguenze economiche per il ricorrente. La Suprema Corte ha ribadito con fermezza i paletti entro cui deve muoversi chi intende contestare una sentenza di condanna, evidenziando come la genericità e la ripetitività dei motivi portino inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità. Analizziamo insieme i punti salienti di questa decisione.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da un ricorso presentato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Bologna, che aveva confermato la responsabilità penale di un imputato per il reato di appropriazione indebita. L’imputato, tramite il suo difensore, ha sollevato diversi motivi di doglianza davanti alla Corte di Cassazione, contestando sia aspetti procedurali, come la mancata prescrizione del reato, sia aspetti di merito, relativi alla sussistenza stessa del reato e alla determinazione della pena.
L’Analisi della Cassazione sui Motivi del Ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato ciascun motivo di ricorso, giudicandoli tutti, per ragioni diverse, non meritevoli di accoglimento e, in ultima analisi, inammissibili. Vediamo nel dettaglio le argomentazioni della Corte.
La Critica Generica alla Motivazione ‘per relationem’
Il primo motivo lamentava l’uso da parte della Corte d’Appello di una motivazione per relationem, ossia che faceva riferimento ad altri atti. La Cassazione ha bollato questa censura come generica, in quanto il ricorrente non ha specificato in che modo la sentenza impugnata avrebbe superato i limiti di legittimità di tale tecnica motivazionale. Inoltre, la Corte ha sottolineato che la sentenza possedeva un proprio autonomo apparato argomentativo, che il ricorrente stesso aveva tentato di confutare con i successivi motivi, dimostrandone così l’esistenza.
L’Eccezione di Prescrizione e l’Effetto della Sospensione
Il ricorrente sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. Anche questo motivo è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte ha infatti evidenziato che il processo era stato sospeso per un lungo periodo (dal 2015 al 2019) a causa dell’irreperibilità dell’imputato, come previsto dall’art. 420-quater del codice di procedura penale. Questo periodo di sospensione ha interrotto il decorso della prescrizione, impedendo che il termine maturasse prima della sentenza di secondo grado.
Il Divieto di una Nuova Valutazione dei Fatti
Con il terzo e quarto motivo, il ricorrente contestava l’affermazione di responsabilità per il reato di appropriazione indebita. La Cassazione ha dichiarato questi motivi indeducibili, poiché si risolvevano in una pedissequa reiterazione di argomenti già presentati e respinti in appello. Secondo la Corte, tali doglianze non costituivano una critica argomentata alla sentenza, ma un tentativo di ottenere una nuova e inammissibile ricostruzione dei fatti in sede di legittimità, un compito che spetta esclusivamente al giudice di merito.
Il Diniego delle Attenuanti Generiche
Infine, il ricorrente si doleva del mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha ritenuto anche questo motivo manifestamente infondato. La sentenza d’appello, infatti, aveva fornito una motivazione logica e priva di vizi, spiegando che l’assenza di elementi positivi da valutare e la particolare gravità del fatto giustificavano pienamente il diniego delle attenuanti.
Le Motivazioni della Decisione
La decisione della Corte di Cassazione si fonda su principi consolidati della procedura penale. Un ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare i fatti. Il suo scopo è controllare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Per questo, i motivi devono essere specifici, pertinenti e critici. Non possono limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte, né possono contestare in modo generico le tecniche motivazionali del giudice, né tantomeno possono chiedere una nuova valutazione delle prove. La Corte ha agito come ‘giudice della legittimità’, verificando la coerenza giuridica e logica del percorso decisionale della Corte d’Appello e, non riscontrando vizi, ha dichiarato il ricorso inammissibile.
Conclusioni
Questa ordinanza è un monito fondamentale per la pratica legale: la redazione di un ricorso per cassazione richiede un’elevata specializzazione. È necessario abbandonare le argomentazioni di fatto e concentrarsi sui vizi di legittimità della sentenza. La genericità, la ripetitività e il tentativo di rimettere in discussione il merito della causa conducono a un esito certo: l’inammissibilità. Oltre al rigetto delle proprie istanze, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, rendendo l’impugnazione non solo inutile ma anche dannosa.
Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando i motivi sono generici e non criticano specificamente il ragionamento della sentenza impugnata, oppure quando si limitano a ripetere le argomentazioni già presentate e respinte nei gradi di merito, o ancora quando cercano di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.
L’irreperibilità dell’imputato ha effetti sulla prescrizione del reato?
Sì, la legge prevede che, in caso di irreperibilità dell’imputato, il processo venga sospeso. Questo periodo di sospensione interrompe anche il decorso del termine di prescrizione del reato, che riprenderà a correre solo dalla revoca del provvedimento di sospensione.
È possibile contestare in Cassazione il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche?
Sì, è possibile, ma solo se la motivazione del giudice di merito è illogica, contraddittoria o giuridicamente errata. Se il giudice ha fornito una giustificazione coerente per il diniego (come la gravità del fatto o l’assenza di elementi positivi), la Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito.