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Ricorso inammissibile per spaccio: la decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un soggetto condannato per detenzione e spaccio di hashish e cocaina all’interno di un istituto penitenziario. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, considerati mere ‘clausole di stile’ non idonee a contestare la sentenza impugnata, che aveva correttamente valutato la gravità del fatto escludendo l’uso personale e la lieve entità.

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Pubblicato il 12 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 4762 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 7 n. 4762/2026)

Spaccio in Carcere: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

L’ordinanza in esame offre uno spunto fondamentale per comprendere i requisiti di ammissibilità dei ricorsi in Cassazione, specialmente in materia di reati legati agli stupefacenti. Affrontiamo il caso di un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per spaccio di droga, aggravato dalla circostanza di essere stato commesso all’interno di un istituto penitenziario. La Suprema Corte, con una decisione netta, ribadisce un principio cardine della procedura penale: la necessità di motivi specifici e non generici per poter accedere al giudizio di legittimità.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine dalla condanna di un individuo per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, nello specifico hashish e cocaina. Un elemento di particolare gravità, che ha pesato sulla qualificazione giuridica del fatto, è stato il luogo della commissione del reato: l’interno di un carcere. La Corte d’Appello aveva confermato la responsabilità penale dell’imputato, descrivendo puntualmente nelle pagine 3 e 4 della sua sentenza i fatti e le prove che escludevano sia la destinazione all’uso personale della droga sia la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità.

Contro questa decisione, la difesa ha proposto ricorso per Cassazione, tentando di rimettere in discussione la valutazione dei giudici di merito.

La Decisione della Corte e il Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha rigettato l’istanza, dichiarando il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della colpevolezza o meno dell’imputato, ma si ferma a un livello precedente, quello procedurale. Secondo i giudici, il ricorso era fondato su motivi non consentiti in sede di legittimità. In altre parole, le argomentazioni della difesa non erano idonee a essere esaminate dalla Suprema Corte.

Le Motivazioni della Decisione

La motivazione della Corte è chiara e didattica. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché le critiche mosse alla sentenza d’appello erano costituite da “apodittiche censure espresse con mere clausole di stile”. Questo significa che la difesa si è limitata a contestazioni generiche e astratte, senza un confronto specifico e argomentato con le motivazioni della sentenza impugnata.

La Corte d’Appello, infatti, aveva spiegato nel dettaglio perché il fatto non poteva essere considerato di lieve entità, valorizzando elementi cruciali come:

  • Il quantitativo della sostanza stupefacente.
  • La diversa natura delle droghe (hashish e cocaina).
  • La consumazione del fatto all’interno del carcere, circostanza che denota una maggiore pericolosità sociale e una palese violazione delle regole penitenziarie.

Il ricorso, non riuscendo a smontare queste specifiche argomentazioni, è risultato privo della specificità richiesta dalla legge, trasformandosi in un tentativo di ottenere una nuova valutazione del fatto, attività preclusa alla Corte di Cassazione. Di conseguenza, trovando applicazione l’articolo 616 del codice di procedura penale, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Le Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un insegnamento cruciale per chiunque operi nel diritto penale: un ricorso per Cassazione non può essere una semplice riproposizione di doglianze generiche. Deve essere un atto tecnico, mirato a individuare vizi di legittimità specifici nella sentenza impugnata, come la violazione di legge o il vizio di motivazione. L’utilizzo di ‘clausole di stile’ o di critiche non argomentate conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con conseguenze economiche negative per il ricorrente e la definitiva conferma della condanna.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché fondato su motivi generici e non specifici, definiti come ‘apodittiche censure’ e ‘mere clausole di stile’, che non contestavano puntualmente le argomentazioni della sentenza impugnata.

Quali elementi ha considerato il giudice per escludere la lieve entità del fatto di spaccio?
Per escludere la lieve entità, il giudice ha considerato il quantitativo delle sostanze, la loro diversa natura (hashish e cocaina) e, soprattutto, la circostanza aggravante che il reato è stato commesso all’interno di un carcere.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
In base all’art. 616 del codice di procedura penale, la dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro.

Termini giuridici

inammissibilità
Condizione giuridica di un atto (come un ricorso) che non può essere esaminato dal giudice perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
apodittiche censure
Critiche o contestazioni presentate come evidenti e indiscutibili, ma che in realtà sono prive di una reale argomentazione o di prove a sostegno.
Cassa delle ammende
Ente pubblico presso il Ministero della Giustizia a cui vengono versate le somme derivanti da sanzioni pecuniarie e condanne, utilizzate per finanziare programmi di reinserimento per i detenuti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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