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Disegno criminoso: quando non è unico ma abitudine

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di droga. L’imputato sosteneva l’esistenza di un unico disegno criminoso, ma la Corte ha stabilito che la sua condotta, protratta nel tempo e svolta con professionalità, rappresentava piuttosto una generale inclinazione a delinquere e un’attività abituale, concetti distinti dal disegno criminoso, che richiede una programmazione unitaria iniziale di tutti i reati.

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Pubblicato il 8 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15694 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 15694/2024)

Disegno Criminoso vs. Abitualità nel Reato: La Cassazione Chiarisce

La distinzione tra un disegno criminoso unico e una semplice inclinazione a commettere reati è un tema cruciale nel diritto penale, con importanti conseguenze sulla determinazione della pena. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 15694/2024, offre un’analisi chiara su questo punto, stabilendo che una condotta criminale abituale e professionale non può automaticamente beneficiare del più mite trattamento sanzionatorio previsto per il reato continuato.

I Fatti del Caso

Il caso riguarda un individuo che ha presentato ricorso in Cassazione contro un’ordinanza della Corte d’Appello. L’imputato era stato condannato per numerosi episodi di spaccio, commessi sia nella propria abitazione, mentre era agli arresti domiciliari, sia all’interno di un circolo ricreativo gestito da lui e dalla sua famiglia. La difesa sosteneva che tutti questi episodi fossero riconducibili a un disegno criminoso unico, chiedendo di conseguenza una riconsiderazione della pena.

La Decisione della Corte e la natura del disegno criminoso

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La decisione si fonda su una netta differenziazione tra la programmazione di specifici reati e un’attitudine generale a delinquere. Secondo i giudici, le censure mosse dal ricorrente erano manifestamente infondate e generiche, configurandosi come mere “doglianze in punto di fatto” non ammissibili in sede di legittimità.

L’Abitualità nel Reato Esclude il Disegno Criminoso

La Corte ha evidenziato come le prove avessero dimostrato che l’imputato, fin dal 2018, era dedito a un'”abituale e professionale attività di spaccio”. Questa continuità e professionalità nel commettere illeciti non poteva essere confusa con la sussistenza di un medesimo disegno criminoso. Quest’ultimo, infatti, richiede una programmazione originaria e consapevole di una serie di reati, anche se generica. Nel caso di specie, invece, la condotta dell’imputato è stata interpretata come l’espressione di una “generale inclinazione a commettere illeciti penalmente sanzionati”, ovvero una scelta di vita criminale piuttosto che un piano specifico.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte di Cassazione sono chiare: non è possibile individuare una programmazione originaria e unitaria nei comportamenti del ricorrente. La pluralità degli episodi di spaccio, commessi in contesti diversi e con continuità, rifletteva uno stile di vita e una professionalità nel crimine, non un piano deliberato a monte. Confondere questa abitualità con il disegno criminoso sarebbe un errore giuridico. Il ricorso è stato quindi giudicato inammissibile perché le argomentazioni della difesa non contestavano un errore di diritto, ma tentavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.

Le Conclusioni

Questa ordinanza riafferma un principio fondamentale: per il riconoscimento del reato continuato basato su un unico disegno criminoso, non è sufficiente la semplice ripetizione di reati della stessa specie. È necessario dimostrare l’esistenza di un’unica risoluzione criminosa iniziale che abbracci tutti gli episodi successivi. Quando la condotta illecita diventa un’attività abituale e professionale, si configura piuttosto un’inclinazione al crimine, che non gode del trattamento sanzionatorio più favorevole. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, a conferma della definitività della sua condanna.

Quando una serie di reati non costituisce un ‘medesimo disegno criminoso’?
Secondo la Corte, non si configura un disegno criminoso quando i reati non derivano da una programmazione originaria e consapevole, ma sono l’espressione di una generale inclinazione a delinquere e di un’attività criminale abituale e professionale.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché le critiche sollevate dalla difesa non riguardavano violazioni di legge, ma erano considerate “mere doglianze in punto di fatto”, ossia un tentativo di far rivalutare i fatti del processo, cosa non permessa in Cassazione.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, come in questo caso, al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale.

Termini giuridici

Disegno criminoso
L'ideazione e la programmazione di più reati, uniti da un'unica finalità, prima di commettere il primo di essi. La sua sussistenza può comportare un trattamento sanzionatorio più mite.
Doglianze in punto di fatto
Critiche mosse in un ricorso che non riguardano la corretta applicazione della legge, ma la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti, aspetti che non possono essere riesaminati in Cassazione.
Inammissibile
Si dice di un ricorso che non può essere esaminato nel merito dal giudice perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge, come nel caso di critiche generiche o fattuali.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che riceve i proventi di alcune sanzioni pecuniarie per finanziare programmi di reinserimento dei detenuti e migliorare le strutture carcerarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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