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Estinzione del giudizio: rinuncia e spese compensate

Una società appaltatrice aveva impugnato in Cassazione una sentenza d’appello sfavorevole. Durante il processo, ha rinunciato al ricorso e la controparte ha accettato la rinuncia. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l’estinzione del giudizio, disponendo la compensazione integrale delle spese legali tra le parti e chiarendo che, in tal caso, non si applica la sanzione del doppio contributo unificato.

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 10716 Anno 2024 (Cass. civ. sez. 1 n. 10716/2024)

Estinzione del giudizio: quando la rinuncia chiude la partita

L’estinzione del giudizio è un istituto processuale che pone fine a una controversia legale prima che si arrivi a una sentenza definitiva sul merito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come questo meccanismo funzioni nella pratica, in particolare quando una parte decide di rinunciare al proprio ricorso. Analizziamo come un accordo tra le parti possa non solo chiudere il contenzioso ma anche regolare le spese legali e evitare sanzioni.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un contenzioso relativo al pagamento per lavori di appalto. Una società appaltatrice aveva ottenuto un decreto ingiuntivo per il saldo dei suoi compensi. Il consorzio committente si era opposto a tale decreto, ma il Tribunale di primo grado aveva respinto l’opposizione.

Successivamente, in sede di appello, la situazione si è ribaltata: la Corte d’Appello ha accolto l’impugnazione del consorzio, revocato il decreto ingiuntivo e condannato la società appaltatrice alle restituzioni. Contro questa decisione, la società ha proposto ricorso per Cassazione, dando il via all’ultimo grado di giudizio.

La Svolta Processuale: la Rinuncia al Ricorso

È proprio durante il giudizio in Cassazione che avviene la svolta decisiva. La società ricorrente, evidentemente a seguito di un accordo con la controparte, ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso. Questo atto è stato notificato al consorzio committente, il quale, a sua volta, ha notificato un atto di accettazione della rinuncia.

Cruciale è il fatto che le parti si sono accordate anche sulla gestione dei costi del processo, pattuendo la completa compensazione delle spese di lite. Ciò significa che ogni parte ha accettato di sostenere i costi dei propri avvocati, senza pretendere alcun rimborso dall’altra.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’estinzione del giudizio

Preso atto della rinuncia della ricorrente e della conseguente accettazione da parte delle resistenti, la Corte di Cassazione ha applicato l’articolo 390 del codice di procedura civile. Questa norma prevede che la parte possa rinunciare al ricorso e che, in seguito alla rinuncia, il processo si estingua. La Corte ha quindi formalmente dichiarato l’estinzione del giudizio, ponendo fine alla controversia legale in modo definitivo.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte è lineare e si basa su due pilastri procedurali. In primo luogo, la rinuncia al ricorso, seguita dall’accettazione della controparte, è una causa tipica di estinzione del processo, come previsto dalla legge. Il ruolo della Corte, in questo scenario, è meramente dichiarativo: non entra nel merito della questione, ma si limita a prendere atto della volontà delle parti di chiudere il contenzioso.

In secondo luogo, per quanto riguarda le spese legali, la Corte ha dato seguito all’accordo raggiunto dalle parti, disponendone l’integrale compensazione. Infine, la Suprema Corte ha affrontato un importante aspetto di natura fiscale. Ha chiarito che la declaratoria di estinzione del giudizio esclude l’applicazione dell’articolo 13, comma 1 quater, del d.P.R. 115/2002. Questa norma prevede il pagamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato (il cosiddetto ‘doppio contributo’) a carico della parte che ha perso l’impugnazione. Poiché il giudizio si è estinto senza un vincitore o un perdente, tale sanzione non è dovuta, come confermato da precedente giurisprudenza.

Conclusioni

Questa ordinanza evidenzia l’importanza degli strumenti deflattivi del contenzioso. La rinuncia al ricorso, spesso frutto di un accordo transattivo, permette alle parti di uscire da una lunga e costosa battaglia legale in modo controllato. La decisione della Cassazione conferma che, in caso di estinzione per rinuncia accettata, non solo le spese possono essere regolate consensualmente, ma si evita anche il pagamento della sanzione del doppio contributo unificato. Una lezione di pragmatismo processuale che mostra come, a volte, la migliore vittoria sia porre fine alla guerra.

Cosa succede se una parte rinuncia al ricorso in Cassazione e l’altra accetta?
In base all’art. 390 c.p.c., la Corte dichiara l’estinzione del giudizio. Il processo si chiude definitivamente senza una decisione sul merito della controversia.

Chi paga le spese legali in caso di estinzione del giudizio per rinuncia?
Nel caso specifico, le parti si sono accordate per la compensazione integrale delle spese, quindi ogni parte ha sostenuto i propri costi. La Corte ha recepito e formalizzato tale accordo nella sua ordinanza.

La rinuncia al ricorso accettata comporta il pagamento del doppio contributo unificato?
No. La Corte di Cassazione ha specificato che la declaratoria di estinzione del giudizio esclude l’applicazione della sanzione del versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, come previsto dalla giurisprudenza consolidata.

Termini giuridici

Estinzione del giudizio
La chiusura di un processo per motivi procedurali, come la rinuncia agli atti o l'accordo tra le parti, senza che venga emessa una decisione finale sul merito della questione.
Ricorrente
La parte che avvia un giudizio o propone un'impugnazione (come un ricorso per cassazione) contro una decisione a sé sfavorevole.
Compensazione delle spese
Decisione del giudice (o accordo tra le parti) secondo cui ciascuna parte si fa carico delle proprie spese legali, senza che una debba rimborsare l'altra.
Decreto ingiuntivo
Un ordine di pagamento emesso da un giudice in modo rapido e senza un processo completo, basato sulla prova scritta del credito fornita da chi lo richiede.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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