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Ricorso generico: inammissibilità e condanna alle spese

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per violazione del Codice della Strada. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano del tutto generici, in quanto non affrontavano specificamente le argomentazioni della sentenza d’appello. Questa decisione sottolinea l’importanza di formulare impugnazioni precise, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 19454 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 19454/2024)

Ricorso Generico in Cassazione: Quando l’Impugnazione si Scontra con l’Inammissibilità

Presentare un ricorso in Corte di Cassazione richiede precisione, specificità e un confronto diretto con le motivazioni della sentenza che si intende contestare. Un’impugnazione che si limita a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza una critica puntuale, rischia di essere qualificata come ricorso generico e, di conseguenza, dichiarata inammissibile. Una recente ordinanza della Suprema Corte offre un chiaro esempio di questa dinamica processuale, con importanti implicazioni per l’imputato.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna per il reato previsto dall’articolo 186, comma 7, del Codice della Strada (rifiuto di sottoporsi all’accertamento del tasso alcolemico), confermata sia in primo grado che dalla Corte d’Appello di Bolzano. L’imputato, non rassegnandosi alla decisione, ha proposto ricorso per Cassazione tramite il proprio difensore, articolando due principali motivi di contestazione.

I Motivi del Ricorso e il Vizio del Ricorso Generico

Il ricorrente lamentava, in sintesi, due vizi della sentenza d’appello:

  1. Erronea applicazione della legge e motivazione omessa riguardo alle specifiche doglianze formulate nell’atto di appello.
  2. Mancanza di motivazione, contraddittorietà e illogicità manifesta in relazione alla fattispecie di reato contestata.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha stroncato tali censure, definendole ‘del tutto generiche’. Secondo gli Ermellini, il ricorso era privo di un reale confronto con le argomentazioni sviluppate nella sentenza impugnata, la quale aveva invece fornito una risposta puntuale e logica alle questioni sollevate. In pratica, l’imputato si era limitato a reiterare le proprie tesi difensive senza spiegare perché la motivazione della Corte d’Appello fosse errata. Questo comportamento configura un classico esempio di ricorso generico.

I Limiti del Giudizio di Legittimità

La Corte ha colto l’occasione per ribadire un principio cardine del nostro ordinamento: il giudizio di Cassazione è un giudizio ‘di legittimità’, non ‘di merito’. Ciò significa che la Suprema Corte non può riesaminare i fatti o fornire una nuova interpretazione delle prove. Il suo unico compito è verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione dei giudici dei gradi precedenti.

I motivi presentati dall’imputato, secondo l’ordinanza, si risolvevano proprio in una richiesta inammissibile di ‘rilettura degli elementi di fatto’, proponendo una diversa valutazione delle emergenze processuali. Tale prospettazione esula completamente dal perimetro valutativo della Corte di Cassazione.

Le Motivazioni della Decisione

La decisione della Suprema Corte si fonda su una logica stringente. Il discorso giustificativo della Corte d’Appello è stato ritenuto esente da vizi logici, basato su corretti criteri di inferenza e su massime di esperienza condivisibili. Di fronte a una motivazione così solida, il ricorso si è rivelato sterile, incapace di scalfirne la coerenza. La Corte ha citato un proprio precedente (Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020) per rafforzare il principio secondo cui sono precluse al giudice di legittimità la rilettura dei fatti e l’adozione di nuovi e diversi parametri di valutazione.

Conclusioni

L’esito è stato inevitabile: il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Le conseguenze per il ricorrente non sono state lievi. Oltre alla conferma definitiva della condanna, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa vicenda serve da monito: un ricorso per Cassazione deve essere un atto tecnicamente raffinato, che attacca con precisione chirurgica i vizi di legittimità della sentenza impugnata, evitando di trasformarsi in un generico e infruttuoso terzo grado di giudizio.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto ‘del tutto generico’. I motivi presentati non si confrontavano specificamente con le argomentazioni della sentenza d’appello, ma si limitavano a riproporre le stesse doglianze, senza evidenziare vizi di legittimità.

Quali sono le conseguenze economiche per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La Corte di Cassazione può riesaminare i fatti di un processo?
No. L’ordinanza ribadisce che la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, il cui compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, non quello di effettuare una nuova valutazione dei fatti o delle prove.

Termini giuridici

Inammissibile
Atto giuridico (come un ricorso) che viene respinto da un giudice senza esaminarne il contenuto, perché privo dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
Giudice di legittimità
Riferito alla Corte di Cassazione, il cui compito non è riesaminare i fatti di una causa, ma verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge.
Doglianze
Nel linguaggio giuridico, sono le lamentele, le critiche o i motivi di contestazione sollevati in un atto di impugnazione contro una decisione giudiziaria.
Cassa delle ammende
Un ente statale che gestisce i proventi delle multe e delle ammende penali, destinandoli a finanziare progetti per il miglioramento del sistema carcerario e la rieducazione dei condannati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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