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Determinazione della pena: i limiti del ricorso

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 25139/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso che contestava la determinazione della pena. La Corte ha ribadito che non può rivalutare la congruità della sanzione se la motivazione del giudice di merito è sufficiente, logica e non frutto di arbitrio, basandosi su elementi concreti come la gravità del reato.

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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25139 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 25139/2024)

Determinazione della Pena: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile

La corretta determinazione della pena è uno dei momenti più delicati del processo penale. Ma quali sono i limiti entro cui un imputato può contestare la decisione del giudice in Corte di Cassazione? Con una recente ordinanza, la Suprema Corte ha tracciato una linea netta, dichiarando inammissibile un ricorso che mirava a una nuova valutazione sulla congruità della sanzione inflitta. Questo caso offre spunti cruciali per comprendere il ruolo e i confini del giudizio di legittimità.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una sentenza della Corte di Appello di Napoli, che aveva condannato un individuo a una pena leggermente superiore al minimo previsto dalla legge per il reato contestato. L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione proprio in relazione alla determinazione della pena. Secondo la difesa, i giudici di merito non avrebbero adeguatamente giustificato la scelta di discostarsi dal minimo edittale.

La Decisione della Corte di Appello

La Corte territoriale aveva fondato la sua decisione su due elementi specifici: la gravità del reato, desunta dal significativo quantitativo di dosi detenute, e il possesso ingiustificato di una rilevante somma di denaro contante. Questi fattori, secondo i giudici, giustificavano una pena più severa rispetto al minimo previsto dalla norma.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che il motivo di ricorso sollevato non era ammissibile in sede di legittimità. L’obiettivo dell’imputato, infatti, era quello di ottenere una nuova valutazione nel merito sulla congruità della pena, un’attività preclusa alla Cassazione, il cui compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, non di sostituire il proprio giudizio a quello dei tribunali di grado inferiore.

Le Motivazioni: i Limiti del Giudizio sulla Determinazione della Pena

La Corte ha spiegato che la determinazione della pena da parte del giudice di merito è insindacabile in Cassazione se è sorretta da una motivazione sufficiente e non manifestamente illogica o contraddittoria. Nel caso specifico, la Corte di Appello aveva fornito una giustificazione coerente e immune da vizi logici, ancorando la sua decisione a elementi concreti emersi dal processo.

I giudici hanno sottolineato come la pena inflitta fosse solo “di poco superiore al minimo edittale” e che tale scostamento fosse ampiamente giustificato dalla gravità del fatto. Il ricorrente, nel suo atto, aveva omesso di confrontarsi adeguatamente con questi elementi specifici (quantità delle dosi e possesso di denaro), limitandosi a una critica generica della decisione. Di conseguenza, la scelta del giudice di merito non poteva essere considerata frutto di “mero arbitrio o di ragionamento illogico”.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza riafferma un principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità: per contestare con successo la determinazione della pena in Cassazione, non è sufficiente sostenere che la sanzione sia eccessiva. È necessario dimostrare che la motivazione del giudice di merito sia palesemente illogica, contraddittoria o basata su elementi inesistenti. Un ricorso che si limita a proporre una diversa valutazione della congruità della pena, senza individuare vizi specifici nel ragionamento del giudice, è destinato a essere dichiarato inammissibile. La conseguenza per il ricorrente non è solo la conferma della condanna, ma anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

È possibile contestare in Cassazione la misura di una pena ritenuta troppo alta?
No, non è possibile chiedere alla Corte di Cassazione una nuova valutazione sulla congruità (cioè l’adeguatezza) della pena. Il suo ruolo è limitato a verificare che la decisione del giudice precedente sia basata su una motivazione logica, sufficiente e non arbitraria.

Quali elementi possono giustificare una pena superiore al minimo edittale?
Nel caso specifico, la Corte ha ritenuto giustificata una pena superiore al minimo in base alla gravità del reato, desumibile da elementi concreti come il quantitativo significativo di dosi detenute e il possesso ingiustificato di una rilevante somma di denaro contante.

Cosa succede se un ricorso viene dichiarato inammissibile dalla Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la decisione impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso, 3.000 euro) a favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso
Atto con cui una parte si rivolge a un giudice superiore per chiedere la revisione o l'annullamento di una decisione presa da un giudice di grado inferiore.
Minimo edittale
La sanzione minima prevista dalla legge per un determinato tipo di reato.
Sede di legittimità
Si riferisce al ruolo della Corte di Cassazione, che non riesamina i fatti del caso, ma controlla solo che la legge sia stata applicata correttamente dai giudici precedenti.
Inammissibile
Un atto processuale (come un ricorso) che non può essere esaminato dal giudice perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Congruità della pena
L'adeguatezza e la proporzionalità della sanzione inflitta rispetto alla gravità del reato commesso e alla colpevolezza dell'imputato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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