L’ordinanza in esame affronta un’importante questione procedurale relativa al difetto assoluto di giurisdizione, chiarendo i confini tra le questioni di giurisdizione e quelle di merito, specialmente nel contesto degli appalti pubblici. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che sostenere l’impossibilità per qualsiasi giudice di decidere una controversia non configura una questione di giurisdizione, bensì una difesa nel merito. Vediamo nel dettaglio la vicenda e i principi affermati.
I Fatti di Causa
La controversia nasce da un contratto d’appalto stipulato nel 1998 tra un Ente Sanitario Locale e un’impresa edile per la costruzione di una nuova residenza sanitaria. A seguito di un andamento anomalo dei lavori, le parti ricorrevano a un collegio arbitrale. Con lodo del 2009, gli arbitri condannavano l’Ente Sanitario al pagamento di diverse somme, inclusa una penale giornaliera per ogni giorno di ritardo nell’effettuare il collaudo definitivo dell’opera, che, sebbene funzionante dal 2003, non era stata formalmente collaudata.
Nel 2022, la società appaltatrice notificava un atto di precetto per il pagamento delle penali maturate. L’Ente Sanitario si opponeva, citando la società dinanzi al Tribunale per far accertare che i lavori dovevano considerarsi di fatto collaudati e che, di conseguenza, nessun indennizzo fosse più dovuto. In risposta, la società di costruzioni eccepiva il difetto assoluto di giurisdizione del giudice ordinario, proponendo ricorso per regolamento di giurisdizione alla Corte di Cassazione.
La Tesi sul Difetto Assoluto di Giurisdizione
La tesi della società ricorrente era netta: il collaudo di un’opera pubblica è un’attività di natura amministrativa, caratterizzata da ampie discrezionalità tecniche e contabili, riservata in via esclusiva alla stazione appaltante. Secondo questa prospettiva, nessun giudice, né ordinario né amministrativo, potrebbe sostituirsi alla Pubblica Amministrazione per compiere o ordinare tale attività. Di conseguenza, l’azione intentata dall’Ente Sanitario sarebbe inammissibile per un difetto assoluto di giurisdizione, in quanto chiedeva al giudice un’attività che non gli compete.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile, smontando la tesi della società appaltatrice con argomentazioni precise.
In primo luogo, la Corte ha richiamato la sua costante giurisprudenza secondo cui il regolamento preventivo di giurisdizione è uno strumento per stabilire quale giudice sia competente (ordinario o amministrativo), non per decidere se esista un giudice competente. Affermare che una pretesa non sia affatto ‘giustiziabile’, ovvero che nessun organo giurisdizionale possa esaminarla, costituisce una questione di merito e non di giurisdizione. Il ricorso che sostiene un vuoto giurisdizionale è, pertanto, intrinsecamente inammissibile.
In secondo luogo, la Corte ha chiarito la natura della controversia. Una volta superata la fase di aggiudicazione, il rapporto contrattuale tra la stazione appaltante e l’appaltatore è disciplinato interamente dal diritto privato. Le controversie che sorgono in questa fase, inclusa quella relativa al collaudo e alle sue conseguenze economiche, riguardano diritti soggettivi e non interessi legittimi. Di conseguenza, la giurisdizione non può che appartenere al giudice ordinario.
L’attività di collaudo, pur avendo una connotazione tecnica, è un’obbligazione che scaturisce dal contratto. La sua mancata esecuzione e le relative pretese economiche (come il pagamento di penali) rientrano pienamente nell’ambito di un rapporto paritetico tra le parti, sul quale il giudice ordinario ha piena cognizione.
Conclusioni
Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale: la tesi del difetto assoluto di giurisdizione non può essere utilizzata per sostenere che una pretesa sia insindacabile da qualsiasi giudice. Tale argomentazione attiene al merito della domanda, ovvero alla sua fondatezza, e non alla giurisdizione. Viene inoltre confermato che le liti relative alla fase esecutiva degli appalti pubblici, compreso il collaudo, sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario, in quanto vertono su diritti soggettivi nascenti dal contratto. La causa, pertanto, proseguirà il suo corso dinanzi al tribunale originariamente adito.
Quando un ricorso per regolamento di giurisdizione è inammissibile?
Secondo la Corte, il ricorso è inammissibile quando una parte lo utilizza per sostenere che nessuna autorità giudiziaria (né ordinaria, né amministrativa) abbia il potere di decidere la controversia. Questa argomentazione non riguarda la ripartizione della giurisdizione, ma la stessa esistenza del diritto di agire in giudizio, che è una questione di merito.
A quale giudice spetta la giurisdizione sulle controversie relative al collaudo di un’opera pubblica?
La giurisdizione spetta al giudice ordinario. La Corte chiarisce che la controversia, essendo inerente alla fase di esecuzione di un contratto d’appalto, è disciplinata dal diritto privato e riguarda diritti soggettivi, rientrando quindi pienamente nella competenza del giudice ordinario.
Il collaudo è un’attività talmente riservata alla Pubblica Amministrazione da escludere l’intervento di un giudice?
No. Sebbene il collaudo sia un’attività tecnica che compete alla stazione appaltante, le conseguenze giuridiche ed economiche derivanti dalla sua mancata o ritardata esecuzione (come il diritto a una penale o l’adempimento contrattuale) generano una controversia su diritti soggettivi che il giudice ordinario ha il potere e il dovere di decidere.