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Ricorso inammissibile: come si determina la pena?

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato contro la rideterminazione della pena per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha ritenuto l’appello manifestamente infondato, confermando che la Corte d’Appello aveva correttamente applicato i criteri legali e fornito una motivazione adeguata e logica per la quantificazione della condanna, in linea con i principi delle Sezioni Unite. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 37808 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 37808/2024)

Ricorso Inammissibile: la Cassazione sulla Corretta Determinazione della Pena

Quando un giudice determina una pena, deve seguire un percorso logico e giuridico ben preciso. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione chiarisce i confini del controllo di legittimità su tale decisione, dichiarando un ricorso inammissibile perché basato su doglianze manifestamente infondate. Analizziamo questa ordinanza per comprendere i criteri che rendono una sentenza sulla pena incensurabile.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine da una condanna per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti, previsti dagli articoli 73 e 74 del D.P.R. 309/1990. Inizialmente, la Corte di Cassazione aveva annullato una precedente sentenza, ma solo limitatamente alla determinazione dei singoli aumenti di pena. Il caso era stato quindi rinviato alla Corte d’Appello di Venezia per una nuova valutazione su questo specifico punto.

La Corte d’Appello, seguendo le indicazioni della Cassazione e i principi enunciati dalle Sezioni Unite (sentenza “Pizzone”), ha rideterminato la pena finale in nove anni, tre mesi e dieci giorni di reclusione.

Contro questa nuova sentenza, l’imputato ha proposto un ulteriore ricorso in Cassazione, lamentando una violazione di legge (artt. 132 e 133 del codice penale) e un vizio di motivazione.

I Motivi del Ricorso Inammissibile

L’imputato, tramite il suo difensore, ha sostenuto che la Corte d’Appello avesse errato nel quantificare la pena, non motivando adeguatamente la sua decisione. Secondo la difesa, la sentenza impugnata non avrebbe rispettato i criteri legali per la commisurazione della pena.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha rigettato completamente questa tesi. Ha stabilito che il ricorso inammissibile era basato su una doglianza “manifestamente infondata”. I giudici di legittimità hanno riscontrato che la Corte d’Appello aveva, al contrario, seguito un procedimento corretto e rispettoso dei criteri di legge.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha spiegato in modo chiaro perché la motivazione della Corte d’Appello fosse corretta e non censurabile. In primo luogo, la decisione era stata presa in piena osservanza dei principi stabiliti dalle Sezioni Unite, che rappresentano il più alto orientamento interpretativo della giurisprudenza.

In secondo luogo, la Corte d’Appello aveva indicato in modo specifico la misura degli aumenti di pena per i vari capi di imputazione, giustificandoli sulla base della pari gravità dei fatti. Aveva, inoltre, argomentato la scelta in ragione della gravità dei singoli addebiti. Questo dimostra un’applicazione attenta e puntuale dell’articolo 133 del codice penale, che elenca i parametri per la commisurazione della pena (gravità del danno, intensità del dolo, ecc.).

La Cassazione ha definito la motivazione della Corte territoriale “incensurabile e corretta in diritto”, escludendo qualsiasi vizio che potesse giustificare un annullamento. Il ricorso si limitava a contestare nel merito una valutazione che rientra nella discrezionalità del giudice, senza individuare un reale errore di diritto.

Le Conclusioni: Conseguenze del Ricorso Inammissibile

La dichiarazione di inammissibilità del ricorso ha comportato conseguenze economiche per il ricorrente. Ai sensi dell’articolo 616 del codice di procedura penale, quando un ricorso è inammissibile e non vi sono elementi per ritenere che sia stato proposto senza colpa, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento.

In aggiunta, la Corte ha disposto il versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione ha lo scopo di scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati, che sovraccaricano il sistema giudiziario. La decisione si basa anche su un consolidato orientamento della Corte Costituzionale (sentenza n. 186/2000), che legittima tale sanzione in assenza di una scusabile ignoranza sulla causa di inammissibilità.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando è manifestamente infondato, ossia quando le argomentazioni proposte sono palesemente prive di pregio giuridico. Nel caso specifico, la Corte d’appello aveva correttamente e congruamente motivato la determinazione della pena, rendendo la doglianza del ricorrente infondata.

Cosa succede se un ricorso penale viene dichiarato inammissibile?
La parte che ha proposto il ricorso viene condannata al pagamento delle spese processuali e, inoltre, al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, a meno che non dimostri di aver agito senza colpa nel determinare la causa di inammissibilità.

Quali criteri deve seguire il giudice per determinare la pena?
Il giudice deve seguire i criteri stabiliti dall’art. 133 del codice penale, che includono la gravità del reato e la capacità a delinquere del reo. La sua decisione deve essere supportata da una motivazione logica e corretta, come avvenuto nella sentenza della Corte d’Appello che ha resistito al vaglio della Cassazione.

Termini giuridici

inammissibile
Un atto, come un ricorso, che non può essere esaminato dal giudice perché privo dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.
commisurazione della pena
Il processo attraverso il quale il giudice determina la quantità e il tipo di pena da applicare a un condannato, tenendo conto della gravità del reato e della capacità a delinquere del colpevole.
dictum
Il principio di diritto o la regola enunciata da una corte, in particolare da una corte superiore, che deve essere seguito dai giudici inferiori.
giudizio di rinvio
La fase processuale che si svolge davanti a un giudice diverso dopo che la Corte di Cassazione ha annullato una precedente decisione, indicando i principi da seguire.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che gestisce i fondi derivanti da sanzioni pecuniarie e li utilizza per finanziare programmi di reinserimento dei detenuti e per il miglioramento delle strutture carcerarie.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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