LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Inammissibilità ricorso usura: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 39003/2024, ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso per usura. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove e i fatti, ma di controllare la corretta applicazione della legge. Il ricorso, che contestava la valutazione delle prove (perizie, testimonianze e documenti) effettuata dalla Corte d’Appello, è stato rigettato in quanto rappresentava un tentativo di ottenere un nuovo giudizio di merito, non consentito in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata confermata l’inammissibilità del ricorso usura e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un’ammenda.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 12 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39003 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 39003/2024)

Inammissibilità Ricorso Usura: Quando la Cassazione non Riesamina i Fatti

Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cardine del nostro sistema processuale: il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito. La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso per usura, poiché i motivi presentati miravano a una nuova valutazione delle prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici dei gradi precedenti. Questa decisione offre spunti importanti sui limiti del ricorso in Cassazione.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna per il reato di usura, confermata dalla Corte d’Appello di L’Aquila. La condanna si basava su un solido impianto probatorio che includeva una perizia tecnica, le dichiarazioni concordanti delle persone offese e numerosi documenti, tra cui atti di trasferimento immobiliare effettuati per saldare i debiti. Insoddisfatto della decisione, l’imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la motivazione della sentenza d’appello.

Analisi sull’Inammissibilità del Ricorso per Usura

Il ricorrente ha sollevato due principali motivi di doglianza, entrambi respinti dalla Suprema Corte.

Il primo motivo contestava la violazione della legge penale e il difetto di motivazione riguardo all’affermazione di responsabilità. In sostanza, si criticava il modo in cui i giudici di merito avevano interpretato le prove a disposizione, in particolare l’attendibilità della perizia.

Il secondo motivo, invece, è stato giudicato come una semplice riproposizione di argomentazioni già presentate e respinte in sede di appello, risolvendosi in un tentativo di ottenere una lettura alternativa degli elementi di prova.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile con una motivazione chiara e lineare. I giudici hanno ribadito che il loro compito non è quello di sovrapporre la propria valutazione a quella dei tribunali di merito. Non è consentito, in sede di legittimità, ‘saggiare la tenuta logica della pronuncia’ confrontando la sua motivazione con ‘altri modelli di ragionamento mutuati dall’esterno’.

La Corte ha sottolineato come la sentenza d’appello fosse fondata su una motivazione logica e coerente, basata sulla ‘combinazione di differenti elementi probatori’. Non solo la perizia, ma anche le testimonianze delle vittime e le prove documentali (come le cessioni di immobili) concorrevano a formare un quadro probatorio robusto. Tentare di scardinare questo quadro contestando un singolo elemento è un’operazione tipica del giudizio di merito, preclusa in Cassazione.

Inoltre, la riproposizione di doglianze già esaminate e respinte è stata considerata un’operazione meramente reiterativa e, come tale, inammissibile. Il ricorso sconfinava in una richiesta di riesame dei fatti, mascherata da denuncia di vizi di legittimità, senza evidenziare alcuna ‘illogicità manifesta’ nella sentenza impugnata.

Conclusioni: L’Insegnamento della Suprema Corte

La decisione in esame consolida un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione deve concentrarsi su questioni di diritto (violazione di legge) o su vizi logici evidenti e macroscopici della motivazione. Non può diventare un pretesto per rimettere in discussione l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove compiuti nei primi due gradi di giudizio. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso per usura e la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un’ammenda di 3.000 euro alla Cassa delle ammende serve da monito: l’accesso alla Suprema Corte è riservato a censure specifiche e non può essere utilizzato come un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda.

È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove, come una perizia o le testimonianze?
No. L’ordinanza chiarisce che la Corte di Cassazione non può sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella compiuta nei gradi precedenti di giudizio. Il suo ruolo è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, non riesaminare i fatti.

Cosa succede se un motivo di ricorso in Cassazione è solo una ripetizione di quanto già discusso in Appello?
Viene considerato inammissibile. L’ordinanza stabilisce che la mera riproposizione di doglianze già dedotte e correttamente respinte dal giudice di secondo grado, specialmente se riguardano questioni di puro fatto, non è consentita nella fase di legittimità.

Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
In base a questa ordinanza, la dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

travisamento della prova
Vizio della motivazione che si verifica quando il giudice di merito ha fondato la sua decisione su una prova che non esiste o che ha un contenuto palesemente diverso da quello reale.
giudizio di legittimità
Il tipo di giudizio svolto dalla Corte di Cassazione, che non riesamina i fatti della causa, ma controlla che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge e motivato logicamente la loro decisione.
doglianze
Le lamentele, i motivi di critica o i punti di contestazione sollevati in un atto di appello o ricorso contro una decisione giudiziaria.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico finanziato con le somme derivanti dalle sanzioni pecuniarie e dalle condanne al pagamento di ammende in procedimenti penali, destinato a finanziare progetti di reinserimento sociale dei detenuti e di miglioramento delle carceri.
Inammissibilità
Una pronuncia con cui il giudice dichiara che un ricorso non può essere esaminato nel merito perché privo dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)