Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 42506/2024) offre un importante chiarimento sugli effetti della remissione di querela presentata durante il giudizio di legittimità. Questo istituto procedurale si rivela uno strumento decisivo, capace di determinare l’estinzione del reato e l’annullamento della sentenza di condanna, prevalendo anche su eventuali cause di inammissibilità del ricorso. Il caso analizzato riguarda tre persone condannate per truffa continuata, la cui vicenda processuale ha subito una svolta proprio grazie a questo strumento.
I Fatti del Processo
Il procedimento nasce da una condanna per più episodi di truffa in concorso, confermata dalla Corte di Appello di Brescia. Gli imputati presentano ricorso in Cassazione, deducendo l’estinzione di due capi di imputazione (n. 4 e n. 19) per intervenuta remissione di querela da parte delle persone offese.
In una prima fase, la Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso, annullando la sentenza solo per il capo n. 19, la cui remissione era stata correttamente rilevata. Tuttavia, la Corte commette un errore di fatto, non accorgendosi che agli atti era stata depositata anche la remissione relativa al capo n. 4. Gli imputati, quindi, propongono un ricorso straordinario per far valere questo errore. La Cassazione, riconosciuto il proprio sbaglio, revoca la precedente decisione e procede a un nuovo esame della questione.
La Decisione della Corte sulla remissione di querela
Nel giudizio finale, la Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione di querela, ritualmente accettata, determina l’estinzione del reato. Questo principio si applica anche quando il ricorso è pendente in Cassazione e prevale su eventuali altre cause di inammissibilità, a condizione che l’impugnazione sia stata presentata tempestivamente.
Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna nei confronti di tutti gli imputati per il capo d’imputazione n. 4. L’esito finale, però, è stato diverso per i singoli ricorrenti:
- Per l’imputato condannato solo per i reati estinti (capi 4 e 19), la Corte ha disposto il proscioglimento totale.
- Per gli altri due imputati, condannati anche per un ulteriore reato (capo n. 23), la Corte ha annullato la sentenza limitatamente al capo n. 4 e ha rinviato il caso ad un’altra sezione della Corte d’Appello per la rideterminazione della pena.
Le Motivazioni della Sentenza
La motivazione della Corte si fonda su due pilastri fondamentali. Il primo è il principio consolidato secondo cui la causa di estinzione del reato, come la remissione di querela, deve essere dichiarata prioritariamente. La sua esistenza rende superfluo l’esame di altri motivi di ricorso. L’errore di fatto iniziale, consistito nel non aver visto un documento ritualmente depositato, ha giustificato l’uso del ricorso straordinario e la successiva correzione.
Il secondo pilastro riguarda la distinzione tra giudizio di legittimità e giudizio di merito. La Cassazione ha annullato la condanna per il capo n. 4, che era stato considerato il reato più grave su cui calcolare la pena base per tutti gli altri reati contestati in continuazione. Sciolto il vincolo della continuazione per il venir meno del reato più grave, la rideterminazione della sanzione per i reati residui richiede una nuova valutazione di merito (quale reato considerare ora come il più grave, come ricalcolare gli aumenti di pena, etc.). Questa operazione è preclusa al giudice di legittimità e spetta inderogabilmente al giudice di merito, motivo per cui è stato disposto il rinvio alla Corte d’Appello.
Conclusioni
Questa sentenza ribadisce la potenza dell’istituto della remissione di querela come causa estintiva del reato, efficace fino all’ultimo grado di giudizio. Dimostra inoltre come un errore di fatto, anche da parte della Suprema Corte, possa essere corretto attraverso gli strumenti procedurali appositi. Infine, traccia una linea netta sulle competenze: alla Cassazione spetta l’annullamento per violazione di legge, mentre alla Corte d’Appello, in caso di rinvio, spetta il compito di ricalibrare la pena con una valutazione che entra nel merito della gravità dei fatti residui.
Una remissione di querela presentata in Cassazione può estinguere il reato anche se il ricorso ha altri profili di inammissibilità?
Sì, la sentenza conferma che la remissione di querela, se ritualmente accettata in pendenza del ricorso, determina l’estinzione del reato. Questa pronuncia prevale su eventuali cause di inammissibilità del ricorso, a patto che questo sia stato proposto tempestivamente.
Cosa succede se la Corte di Cassazione annulla la condanna per il reato più grave in un caso di continuazione tra reati?
Quando viene annullata la condanna per il reato considerato più grave, che era servito come base per il calcolo della pena complessiva, la Corte di Cassazione non può rideterminare autonomamente la pena. Tale operazione richiede una valutazione di merito, pertanto la Corte deve annullare la sentenza con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Appello, che dovrà procedere a un nuovo calcolo.
A chi spetta pagare le spese processuali in caso di estinzione del reato per remissione di querela?
La sentenza specifica che, in caso di annullamento per estinzione del reato dovuta a remissione di querela, le spese processuali sono poste a carico dei querelati (gli imputati), come previsto dalla legge (art. 340, comma 4, cod. proc. pen.).