La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 29746/2024 offre un’importante delucidazione sulla tutela del possesso, in particolare sull’azione di manutenzione bene demaniale tra privati. La Suprema Corte ha stabilito che un privato può agire per la manutenzione del possesso su un’area pubblica contro un altro privato, anche in assenza di una concessione formale, a patto che il potere esercitato sul bene sia suscettibile di essere concesso dall’amministrazione pubblica. Vediamo nel dettaglio la vicenda e i principi di diritto affermati.
I fatti di causa
La controversia nasce tra due coppie di proprietari di immobili confinanti. Una coppia, ritenendosi possessore di una porzione di terreno antistante la propria abitazione e il proprio garage, citava in giudizio i vicini. L’atto di turbativa contestato consisteva nella modifica dello scarico di un pluviale, che, attraverso un nuovo terminale, riversava l’acqua piovana in un’aiuola che i ricorrenti affermavano di aver realizzato sul terreno in questione. Chiedevano quindi al Tribunale di ordinare la cessazione della turbativa, la rimozione del pluviale e il risarcimento dei danni.
I vicini si difendevano sostenendo che l’area controversa non fosse di proprietà privata, ma costituisse una strada pubblica, e che di conseguenza i ricorrenti non avessero la legittimazione per agire a tutela del possesso.
L’iter giudiziario nei gradi di merito
Inizialmente, il Tribunale accoglieva la domanda dei ricorrenti, concedendo l’interdetto possessorio e ordinando ai vicini di astenersi da ulteriori atti di turbativa.
Tuttavia, la Corte d’Appello ribaltava la decisione. I giudici di secondo grado dichiaravano la domanda inammissibile, accogliendo la tesi dei vicini. La Corte territoriale riteneva che lo spazio oggetto della controversia fosse una strada pubblica e che, pertanto, non potesse essere oggetto di possesso tutelabile da parte dei privati.
L’azione di manutenzione bene demaniale secondo la Cassazione
Contro la sentenza d’appello, i proprietari originari proponevano ricorso in Cassazione, basandolo su tre motivi. Il motivo decisivo, accolto dalla Suprema Corte, riguardava la violazione e falsa applicazione dell’articolo 1145 del codice civile.
I ricorrenti sostenevano che la Corte d’Appello avesse errato nell’escludere la loro legittimazione ad agire, non considerando che anche i beni demaniali possono essere oggetto di un’azione di manutenzione tra privati. Secondo la loro tesi, per la tutela possessoria è sufficiente esercitare sul bene poteri di fatto che potrebbero essere oggetto di una concessione amministrativa, senza che sia necessario che tale concessione sia già stata rilasciata.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato questo motivo, accogliendolo e cassando la sentenza impugnata. Gli Ermellini hanno richiamato un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui l’articolo 1145, terzo comma, del codice civile, consente l’azione di manutenzione nei rapporti tra privati anche su beni demaniali.
Il principio chiave è il seguente: non è necessario essere titolari di una concessione amministrativa per poter agire. È sufficiente che il “possesso” esercitato corrisponda all’esercizio di facoltà che “possono” formare oggetto di una concessione. Un privato che esercita di fatto una signoria su un bene demaniale, suscettibile di essere attribuita in concessione, è considerato possessore a tutti gli effetti nei confronti di altri privati e, come tale, è legittimato a esperire l’azione di manutenzione per difendersi da eventuali turbative.
La Corte d’Appello, secondo la Cassazione, ha commesso un errore nel dichiarare l’inammissibilità della domanda basandosi unicamente sulla natura demaniale del bene, senza indagare il contenuto specifico del possesso esercitato dai ricorrenti e senza valutare se tale possesso corrispondesse a facoltà concedibili dalla pubblica amministrazione.
Conclusioni
La decisione in commento ribadisce un principio fondamentale a tutela delle situazioni di fatto che si instaurano anche su beni pubblici. L’ordinanza chiarisce che la natura demaniale di un’area non preclude in assoluto la tutela possessoria tra privati. La vera discriminante è la “concedibilità” del diritto esercitato. Se un privato utilizza un bene pubblico in un modo che l’amministrazione potrebbe autorizzare tramite una concessione, il suo possesso merita tutela contro le molestie di altri privati. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d’Appello, che dovrà riesaminare il caso attenendosi a questo principio di diritto.
È possibile agire in giudizio per proteggere il possesso di un bene pubblico come una strada?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che, nei rapporti tra privati, è possibile esercitare l’azione di manutenzione del possesso anche su un bene appartenente al demanio pubblico, come una strada.
Cosa serve per poter esercitare un’azione di manutenzione su un bene demaniale contro un altro privato?
Non è necessario avere una concessione amministrativa già rilasciata. È sufficiente che il potere di fatto esercitato sul bene (il “possesso”) corrisponda a facoltà che la pubblica amministrazione potrebbe concedere. Ad esempio, l’uso esclusivo di una piccola area per un’aiuola potrebbe essere una facoltà concedibile.
Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d’Appello?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza perché la Corte d’Appello ha erroneamente dichiarato inammissibile la domanda basandosi solo sulla natura pubblica del bene, senza verificare se il possesso esercitato dai ricorrenti fosse relativo a facoltà che potevano essere oggetto di concessione amministrativa, come richiesto dall’art. 1145 del codice civile.