La Riforma Cartabia ha profondamente inciso sul sistema penale, estendendo il regime di procedibilità a querela a numerosi reati. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 41175 del 2024, affronta una questione cruciale: cosa accade se, scaduto il termine per proporre la querela, il Pubblico Ministero si accorge di poter effettuare una contestazione suppletiva aggiungendo un’aggravante che rende il reato procedibile d’ufficio? La risposta degli Ermellini chiarisce i poteri dell’accusa e i limiti della declaratoria di improcedibilità.
I Fatti del Caso
Il procedimento nasce da un’accusa per furto aggravato. A seguito dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022), la specifica fattispecie di reato contestata è divenuta procedibile solo a querela di parte. In base alla normativa transitoria, la persona offesa avrebbe avuto un termine per presentare la querela, ma ciò non è avvenuto.
Di fronte alla probabile archiviazione del caso, il Pubblico Ministero, in udienza, ha tentato di modificare l’imputazione attraverso una contestazione suppletiva, aggiungendo un’ulteriore aggravante (il furto di cose destinate a pubblico servizio) che avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio, superando così l’ostacolo della querela mancante.
La Decisione del Tribunale
Il Tribunale di Siracusa ha respinto la richiesta del PM. Secondo il giudice di primo grado, una volta decorso inutilmente il termine per la presentazione della querela, si era verificata una condizione di improcedibilità insuperabile. La modifica dell’imputazione era considerata tardiva, in quanto operata in un momento in cui l’azione penale era di fatto già preclusa. Di conseguenza, il Tribunale ha emesso una sentenza di non doversi procedere per mancanza della condizione di procedibilità.
Il Ricorso in Cassazione e la questione sulla contestazione suppletiva
La Procura Generale ha impugnato la decisione direttamente in Cassazione, sostenendo la violazione della legge processuale. Il fulcro del ricorso era la tesi secondo cui il potere del PM di modificare l’imputazione, previsto dall’art. 517 del codice di procedura penale, non viene meno per il solo decorso del termine per la querela. La Procura ha sostenuto che il giudice avrebbe dovuto ammettere la contestazione suppletiva e solo dopo valutare la fondatezza della nuova accusa nel merito, anziché dichiarare preventivamente l’improcedibilità.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza del Tribunale. La motivazione si basa su una distinzione fondamentale tra l’estinzione del reato (ad esempio per prescrizione) e l’improcedibilità per mancanza di querela.
La Corte ha chiarito che l’estinzione del reato è un evento sostanziale che fa cessare la pretesa punitiva dello Stato con effetto retroattivo (ex tunc, “ora per allora”). Una volta maturata la prescrizione, il reato è estinto e nessuna attività processuale successiva può farlo “rivivere”.
Al contrario, la mancanza di una condizione di procedibilità come la querela è un ostacolo processuale. Il giudice è tenuto a verificare la sua sussistenza al momento della decisione. Se, prima di tale momento, l’accusa viene legittimamente modificata con una contestazione suppletiva che introduce un’aggravante che rende il reato procedibile d’ufficio, l’ostacolo processuale viene rimosso. Il thema decidendi (l’oggetto della decisione) si amplia per includere la nuova circostanza, e il processo deve proseguire.
Secondo la Cassazione, negare al PM questa facoltà significherebbe limitare indebitamente il suo potere-dovere di esercitare l’azione penale in conformità con quanto emerge dagli atti processuali. La Corte ha inoltre sottolineato come le recenti modifiche normative (art. 554-bis c.p.p.) spingano verso una sempre maggiore aderenza tra l’imputazione e i fatti concreti emersi nel processo.
Conclusioni
La sentenza stabilisce un principio di diritto di notevole importanza pratica: il potere del Pubblico Ministero di effettuare una contestazione suppletiva non è paralizzato dalla sopravvenuta mancanza di querela per effetto della Riforma Cartabia. Finché non viene pronunciata una sentenza definitiva di improcedibilità, il PM può modificare l’imputazione in udienza per adeguarla alle risultanze processuali, anche se tale modifica ha l’effetto di superare la mancanza della querela. Questa decisione garantisce la prosecuzione dei processi in cui, pur mancando la querela, emergono elementi di fatto (aggravanti) che giustificano la procedibilità d’ufficio, assicurando che l’azione penale possa essere esercitata in tutta la sua pienezza.
Cosa accade se non viene presentata la querela per un reato reso procedibile a querela dalla Riforma Cartabia?
In linea di principio, il procedimento penale non può proseguire e il giudice deve emettere una sentenza di improcedibilità. Tuttavia, la situazione può cambiare se l’accusa viene modificata.
Il Pubblico Ministero può modificare l’accusa per superare la mancanza di querela?
Sì. Secondo la sentenza, il Pubblico Ministero può, mediante contestazione suppletiva in udienza, aggiungere una circostanza aggravante che renda il reato procedibile d’ufficio. Se tale contestazione viene formulata prima della sentenza di improcedibilità, l’ostacolo processuale è rimosso e il processo può continuare.
Perché la mancanza di querela è diversa dalla prescrizione del reato?
La prescrizione estingue il reato in modo definitivo e sostanziale, con effetto retroattivo, impedendo qualsiasi successiva contestazione. La mancanza di querela, invece, è un ostacolo procedurale che deve essere valutato al momento della decisione; se l’ostacolo viene rimosso prima di quel momento (ad esempio, con una contestazione suppletiva), il processo può proseguire.