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Ricorso inammissibile: no a rivalutazione dei fatti

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per appropriazione indebita. I motivi, volti a una rivalutazione delle prove, sono stati ritenuti generici e non consentiti nel giudizio di legittimità, confermando la decisione della Corte d’Appello.

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Pubblicato il 14 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 31901 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 31901/2024)

Ricorso Inammissibile: la Cassazione ribadisce i limiti del proprio giudizio

Con l’ordinanza n. 31901 del 2024, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi sui confini del giudizio di legittimità, dichiarando un ricorso inammissibile perché volto a ottenere una nuova valutazione dei fatti, non consentita in tale sede. Questa decisione offre un importante chiarimento sul ruolo della Suprema Corte e sulle corrette modalità di impugnazione di una sentenza.

I Fatti di Causa

Il caso trae origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Firenze per il reato di appropriazione indebita. L’imputato, ritenendo ingiusta la decisione, decideva di presentare ricorso per Cassazione, affidando la sua difesa a due specifici motivi di impugnazione.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato ha contestato la sentenza di secondo grado sotto un duplice profilo:

  1. Vizio di motivazione: Secondo il ricorrente, la Corte d’Appello non avrebbe adeguatamente motivato la sua affermazione di responsabilità penale, basandosi su una valutazione delle prove non convincente.
  2. Violazione di legge: Si contestava inoltre l’errata qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che la condotta non integrasse gli estremi del reato di appropriazione indebita.

Entrambi i motivi, sebbene formalmente diversi, miravano allo stesso obiettivo: ottenere dalla Corte di Cassazione una riconsiderazione complessiva delle prove e una diversa ricostruzione dei fatti, proponendo una lettura alternativa del merito della vicenda.

La Decisione della Corte: il Ricorso Inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rigettato completamente le argomentazioni del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che le censure sollevate erano del tutto generiche e finalizzate a provocare un riesame del merito, attività che esula completamente dalle competenze del giudice di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione su un principio consolidato della procedura penale: il giudizio di Cassazione è un giudizio di legittimità, non di merito. Questo significa che la Corte non può sostituire la propria valutazione dei fatti a quella dei giudici dei gradi precedenti (Tribunale e Corte d’Appello). Il suo compito è limitato a verificare:

  • La corretta applicazione della legge (errori di diritto).
  • La logicità e coerenza della motivazione della sentenza impugnata (vizi logici).

Nel caso di specie, i giudici hanno osservato che i motivi del ricorso si traducevano in “doglianze in punto di fatto”, tentando di ottenere una “rivalutazione delle risultanze probatorie”. Il ricorrente, infatti, non aveva individuato specifici “travisamenti” delle prove (ovvero errori palesi nella lettura di un atto processuale), ma si era limitato a proporre una propria versione dei fatti, senza confrontarsi criticamente con la motivazione, logica e giuridicamente corretta, della Corte d’Appello.

Conclusioni: Limiti del Giudizio di Legittimità

Questa ordinanza ribadisce un concetto fondamentale per chiunque intenda impugnare una sentenza penale. Un ricorso inammissibile è la conseguenza inevitabile quando si tenta di trasformare la Corte di Cassazione in un terzo grado di giudizio di merito. Per avere successo, il ricorso deve concentrarsi su precise violazioni di legge o su vizi logici manifesti della motivazione, senza chiedere ai giudici di rivedere le prove e decidere nuovamente chi ha torto e chi ha ragione nel merito dei fatti.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando è generico, non si confronta adeguatamente con le motivazioni della sentenza impugnata, oppure quando, invece di sollevare questioni di diritto o vizi logici, chiede alla Corte di rivalutare le prove e i fatti del caso, compito che non le spetta.

Cosa significa che la Corte di Cassazione svolge un ‘sindacato di legittimità’?
Significa che la Corte non è un ‘terzo grado di giudizio’ dove si riesaminano le prove come testimonianze o documenti. Il suo compito è solo quello di controllare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge e abbiano motivato la loro decisione in modo logico e senza contraddizioni.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria (in questo specifico caso, 3.000 euro) da versare alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Un'impugnazione che non può essere esaminata nel merito dal giudice perché priva dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge.
Doglianze in punto di fatto
Lamentele o critiche sollevate in un ricorso che riguardano la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti, anziché questioni di diritto.
Sindacato di legittimità
Il controllo che la Corte di Cassazione esercita sulle sentenze, verificando la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti.
Cassa delle ammende
Un ente statale a cui vengono versate le somme derivanti da sanzioni pecuniarie, come quelle imposte in caso di ricorso inammissibile, per finanziare progetti di miglioramento del sistema carcerario.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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